25/09/2026
Educazione, sensibilizzazione e prevenzione: tre parole che hanno caratterizzato queste due giornate e che raccontano bene la direzione nella quale, come mondo dello sport, dobbiamo continuare a lavorare.
Ieri, nella Sala del Carroccio del Palazzo Senatorio in Campidoglio, ho partecipato all’incontro “Le parole e il campo: informazione e sport alleati contro il bullismo”. Un confronto che mi ha dato l’opportunità di tornare su un tema che considero prioritario: il disagio giovanile e la necessità di mettere in campo risposte concrete, costruendo intorno ai nostri ragazzi una rete capace di ascoltarli, accompagnarli e offrire loro punti di riferimento.
Lo sport, in questo senso, ha una responsabilità importante. Non può limitarsi a essere pratica e competizione, ma deve essere anche un luogo nel quale imparare il rispetto, vivere relazioni positive, trovare ascolto e sviluppare consapevolezza. Per questo, come OPES, negli anni abbiamo investito nella formazione di dirigenti e tecnici e nella realizzazione di progetti dedicati alle nuove generazioni, come Bulli Free Club e il cortometraggio “Bob and Weave”, nato proprio per raccontare attraverso il linguaggio dello sport e del cinema il contrasto al bullismo.
Oggi, invece, sempre in Campidoglio, ho partecipato alla conferenza stampa della decima edizione della Cardio Race, Corri per il Cuore, organizzata da Dreamcom e OPES sotto l’egida dell’INRC. Un evento che ci porta ad affrontare un’altra grande sfida: quella della prevenzione e della promozione della salute. Anche qui lo sport può fare la differenza. Può avvicinare le persone a corretti stili di vita, aumentare la consapevolezza e trasformare la prevenzione in un’abitudine concreta, accessibile e condivisa. La Cardio Race nasce proprio con questo obiettivo, mettendo insieme attività sportiva, screening, informazione e sensibilizzazione e rivolgendosi a cittadini di età e condizioni diverse.
Bullismo, disagio giovanile, prevenzione e salute sembrano temi differenti, ma hanno un punto di incontro molto preciso: la persona. Ed è intorno alla persona che dobbiamo costruire il nostro modo di intendere lo sport.
Per farlo servono competenze, progettualità e soprattutto collaborazione. Istituzioni, sport, Terzo Settore, mondo della salute e informazione devono continuare a lavorare insieme, perché solo attraverso una responsabilità condivisa possiamo trasformare lo sport in uno strumento ancora più efficace di educazione, prevenzione e benessere.
È questo il senso del lavoro che portiamo avanti ogni giorno in OPES: mettere le nostre risorse a disposizione delle comunità perché possano generare valore concreto.