30/03/2026
Quello avvenuto nella notte potrebbe essere uno degli ultimi passaggi stagionali dell’ora. Alla Camera è stato infatti avviato l’iter per valutare l’introduzione dell’ora legale permanente. L’iniziativa parte dalla X Commissione (Attività produttive), che ha dato il via libera a un’indagine conoscitiva sugli effetti della misura. L’obiettivo è raccogliere dati aggiornati e verificabili sull’impatto di un eventuale superamento dell’alternanza tra ora solare e legale, con particolare attenzione ai riflessi su consumi energetici, sistema produttivo e ambiente.
Il percorso parlamentare prevede un ciclo di audizioni con istituzioni, esperti e rappresentanti delle categorie economiche, per arrivare a un quadro complessivo di benefici e criticità. Tra i nodi da sciogliere anche la valutazione di possibili fasi sperimentali e il confronto con il modello attuale basato sul doppio cambio annuale. Il tema si inserisce in un dibattito aperto da anni anche a livello europeo. Nel 2018 una consultazione pubblica promossa dalla Commissione Ue raccolse milioni di risposte, con una larga maggioranza favorevole all’abolizione del cambio d’ora. Nel 2019 il Parlamento europeo si espresse per lasciare agli Stati membri la scelta tra ora legale o solare permanente, ma il processo si è poi arrestato, complice la pandemia e la mancanza di un accordo condiviso tra i Paesi.
La questione resta delicata sul piano del coordinamento: decisioni autonome rischierebbero di creare differenze tra fusi orari all’interno del mercato unico, con possibili ripercussioni su trasporti e scambi economici. Lo scorso autunno il premier spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato l’intenzione di riportare il tema all’attenzione dell’Unione europea, sostenendo che il cambio semestrale avrebbe effetti limitati sul risparmio energetico e impatti negativi sulla qualità della vita.
Secondo le analisi condotte a livello europeo, il superamento del cambio stagionale a favore di un unico orario annuale potrebbe produrre effetti positivi sia sul fronte energetico sia sul funzionamento del mercato interno. In Italia, le stime di Terna indicano che tra il 2004 e il 2025 l’ora legale ha contribuito a ridurre i consumi elettrici per oltre 12 miliardi di chilowattora, con un risparmio complessivo per i cittadini nell’ordine di 2,3 miliardi di euro. Sul piano ambientale, la Società italiana di medicina ambientale segnala inoltre una diminuzione annua delle emissioni di CO2 compresa tra 160mila e 200mila tonnellate.
In Italia, l’indagine parlamentare dovrà ora stabilire se esistono le condizioni per una scelta strutturale. I risultati sono attesi entro l’estate, mentre sullo sfondo resta la necessità di un coordinamento europeo per evitare soluzioni frammentate.