Alan Michael Music

Chiama Indicazioni Contatta l'azienda

Alan Michael Music 🎵 Musicista • Polistrumentista • Insegnante • DJ
🥁 Lezioni di musica | 🎤 Concerti & Live
🎼 Produzioni • Band • Progetti musicali
La musica si impara.
(1)

La musica si vive.

Anticipazioni di Ottobre!Venerdì 16 Daveede R&B-Soul-Neo Soul per un aperitivo speciale a Il Calice Vicenza ore 19.00Ven...
05/10/2026

Anticipazioni di Ottobre!

Venerdì 16 Daveede R&B-Soul-Neo Soul per un aperitivo speciale a Il Calice Vicenza ore 19.00

Venerdì 23 LBC Country Band live per una serata più country che mai al Bierkrug dalle ore 21.00.

Anticipo i prossimi live da non perdere! Il Calice Vicenza Davide Ghiotto Daveede
03/10/2026

Anticipo i prossimi live da non perdere! Il Calice Vicenza Davide Ghiotto Daveede

🎹 I MUSICISTI CHE MI HANNO FORMATO  #7 — ELTON JOHNElton John è uno dei pochi artisti che ho voluto vedere più volte dal...
22/09/2026

🎹 I MUSICISTI CHE MI HANNO FORMATO #7 — ELTON JOHN

Elton John è uno dei pochi artisti che ho voluto vedere più volte dal vivo.
E il motivo, in realtà, non è così facile da spiegare.
Ogni volta è riuscito a trasmettermi emozioni fortissime, spesso senza un motivo evidente. A volte bastava un accordo, il modo in cui entrava il pianoforte, una frase cantata con una certa intenzione.
E qualcosa arrivava.
Forse è proprio questa una delle cose che amo di più della musica: quando ti colpisce prima ancora che tu riesca a capire perché.
Con Elton John mi è successo tante volte.

Mi ha sempre affascinato il suo modo di creare e accompagnare al pianoforte. Non il piano semplicemente come strumento solista, ma come motore della canzone: armonia, ritmo, dinamica, sostegno alla voce.
E poi quella voce.
Con gli anni è cambiata, è diventata più matura, più profonda. Forse meno agile rispetto agli inizi, ma per me sempre più capace di trasmettere qualcosa.
Più maturava, più mi arrivava.
La prima volta che ascoltai Candle in the Wind fu quasi straziante.
Non capivo l’inglese. Non conoscevo davvero il significato delle parole.
Eppure quella canzone mi trafisse.
Ed è una cosa che ancora oggi mi fa dire in modo sempre più convinto che prima ancora del testo c’è la melodia, l’armonia, il pianoforte, la voce, il respiro della canzone.
La musica stava già raccontando tutto.

In Elton John ho sempre ritrovato anche un miscuglio di tanti generi che adoro.
Ha saputo essere rock, e ha vissuto anche in modo rock. Ha attraversato pop, soul, gospel, blues, ballad, grandi aperture orchestrali e momenti quasi teatrali.
Mille vite musicali.
E anche mille vite fuori dalla musica.
Ha contribuito a definire una parte enorme del pop moderno, scrivendo canzoni che sono diventate pagine della vita di moltissime persone.
E tutto questo dentro un uomo dall’aspetto a volte quasi buffo, con quelle mani tozze sul pianoforte e una mente musicale raffinatissima.
È un contrasto che mi ha sempre affascinato. Perché dietro una melodia apparentemente semplice possono esserci armonie, passaggi, accompagnamenti e soluzioni di una raffinatezza incredibile.
Ed è proprio qui che arriva una cosa che devo ammettere:
la sua scrittura gliela invidio alla follia.
Quella capacità di trovare melodie che sembrano inevitabili, come se fossero sempre esistite. Di costruire canzoni sofisticate senza farle mai sembrare complicate.

Da musicista ci sono momenti in cui ascolto certe sue soluzioni e penso semplicemente:
“Ma come ha fatto a trovarla?”
Forse è anche per questo che sono tornato a vederlo dal vivo più volte.
Non per cercare di rivivere lo stesso concerto.
Ma per ritrovare quella sensazione.
Quella capacità di prenderti alla sprovvista e farti arrivare qualcosa addosso senza chiederti il permesso e perchè no "carpire e rubare qualche segreto", che poi tanto segreto non è.
Senza dimenticare che dopo che hai visto il cartone centinaia di volte scopri la sua versione originale di "The Circle of Life", o di "Can you Feel the love tonight", non hai via di scampo, lo devi amare per forza.

Per me Elton John è questo:
pianoforte, voce, scrittura, eclettismo e una sensibilità musicale capace di attraversare generi, generazioni e persino la barriera della lingua.

🎧 E voi? C’è una canzone di Elton John che vi ha emozionato profondamente prima ancora di capirne davvero le parole?

Aperitivo con i Madlei Crazy Duo, dove ogni brano sarà una sorpresa al “Il Calice”. Un locale elegante e con una atmosfe...
17/09/2026

Aperitivo con i Madlei Crazy Duo, dove ogni brano sarà una sorpresa al “Il Calice”. Un locale elegante e con una atmosfera intima e gioviale per una serata NO STRESS dalle ore 19.00. Vi aspettiamo! Alan Michael Music Alan Michael Giacomelli Diana Timbur

💩I MUSICISTI CHE MI HANNO FORMATO  #6 - SKIANTOSA un certo punto della mia formazione musicale ho iniziato ad ascoltare ...
16/09/2026

💩I MUSICISTI CHE MI HANNO FORMATO #6 - SKIANTOS

A un certo punto della mia formazione musicale ho iniziato ad ascoltare qualcosa di completamente diverso.

La cosiddetta musica demenziale.

Un’etichetta che può far pensare a qualcosa di leggero, assurdo o semplicemente comico.
Per me, invece, non è mai stata soltanto questo.

Quella musica è diventata parte della mia formazione e, in qualche modo, continua a esserlo ancora oggi.

Mi ha sempre affascinato il fatto di non prendersi mai troppo sul serio. Fondamentale in ogni ambito.

Perché a volte proprio attraverso il ridicolo, il paradosso, l’eccesso e l’ironia si riescono a dire cose interessanti in modo molto più diretto di quanto si farebbe con un linguaggio serio e convenzionale.

E la cosa affascinante è che, dietro un’apparente semplicità, tutto questo può essere in realtà molto complesso.

Bisogna sapere dove esagerare.
Quando rompere una frase.
Quanto spingersi nel nonsense.
Come usare l’ironia senza svuotare quello che si vuole dire.

Gli Skiantos per me hanno rappresentato proprio questo.

Una musica dissacrante, alternativa, volutamente assurda, ma capace anche di diventare provocazione, ribellione, critica e protesta.

Mi hanno fatto capire che si può dire qualcosa di serio anche facendo ridere.

E forse, a volte, proprio il fatto di far ridere permette di arrivare ancora più in profondità.

E poi ci sono quelle frasi che, a distanza di anni, continuano a tornarmi in testa.

“Largo all’avanguardia, pubblico di m***a, tu gli dai la stessa storia tanto lui non c’ha memoria.”

Quanto è vera. Quanto è autentica. Ieri come oggi.

Dietro il linguaggio volutamente provocatorio, sguaiato e apparentemente assurdo, c’è una lucidità che continuo a trovare impressionante: la capacità di raccontare quanto sia facile riproporre sempre le stesse cose, confidando nel fatto che il pubblico dimentichi.

Ed è proprio questo che continuo ad amare degli Skiantos: riuscire a sembrare ridicoli mentre, sotto, stanno dicendo qualcosa di tremendamente serio.

Negli anni ho ascoltato anche altri gruppi demenziali, compresi progetti più recenti, ma nessuno mi ha colpito allo stesso modo, né musicalmente né emotivamente.

E credo sia normale.

Come per molte esperienze culturali, conta moltissimo il momento della vita in cui le incontri.

Io gli Skiantos li ho incontrati nel momento giusto.

E quella voglia di giocare con la musica, con le parole e con l’assurdo è diventata anche qualcosa di mio.

Da ragazzo, insieme all’amico Esse Erre, abbiamo creato il duo demenziale STAL. È stato il nostro piccolo momento creativo, surreale e completamente fuori dagli schemi.
Ancora oggi mi capita di riguardare e riascoltare quello che facevamo allora con una certa nostalgia.

Non tanto perché fosse perfetto. Anzi.

Ma perché era libero.

Libero di essere assurdo.
Libero di essere ridicolo.
Libero di sperimentare.
Libero di non dover dimostrare niente a nessuno.

(Non si esclude un ritorno discografico)

E forse è proprio questa la cosa più importante che mi è rimasta di quel periodo e, tornando agli Skiantos, di quel modo di fare musica.

La libertà di non prendersi sempre sul serio.

Per me la musica demenziale continua ad avere questo valore:

sembra semplice, ma può essere molto complessa.
Sembra ridicola, ma può essere lucidissima.
Sembra soltanto divertimento, ma può diventare provocazione, memoria e soprattutto libertà.

🎧 E voi? Avete avuto un artista, un gruppo o magari un vostro progetto che vi ha fatto sentire musicalmente liberi?

Venerdì e domenica con ilcuore con Tribute Band Antonello Venditti "In Questa Banda di Ladri"
11/09/2026

Venerdì e domenica con il
cuore con Tribute Band Antonello Venditti "In Questa Banda di Ladri"

🎵 I MUSICISTI CHE MI HANNO FORMATO  #5 PRINCE ROGERS NELSONDopo Stevie Wonder, per me arrivare a Prince è quasi naturale...
09/09/2026

🎵 I MUSICISTI CHE MI HANNO FORMATO #5
PRINCE ROGERS NELSON

Dopo Stevie Wonder, per me arrivare a Prince è quasi naturale.
Ma con Prince c’è qualcosa in più.
Se penso al polistrumentista completo, al musicista capace di attraversare generi diversi senza perdere mai la propria identità, per me lui rimane ancora oggi un numero uno assoluto.
Non mi ha mai affascinato semplicemente perché sapeva suonare tanti strumenti. Mi ha affascinato perché riusciva a essere musicista, autore, arrangiatore, produttore e performer a 360 gradi, facendo sembrare tutto parte dello stesso pensiero.
Prince poteva passare dal funk al rock, dal soul al pop, dall’R&B alla sperimentazione senza mai dare l’impressione di stare “provando” un genere.
Quel genere, in quel momento, diventava suo.
E poi c’è la chitarra, che per me merita un discorso a parte.
Prince era un chitarrista fenomenale, con un suono immediatamente riconoscibile e un groove a dir poco unico.
Poteva essere feroce, sporco, elegante, funk, rock, essenziale o esplosivo. Ma aveva quella cosa difficilissima da spiegare: bastavano poche note per capire che era lui.
E anche quando partiva con assoli tecnicamente impressionanti, non perdeva mai il senso del ritmo.
La sua chitarra non era mai separata dal groove. Era dentro il groove. (Quante volte ho detto voglio quella chitarra viola!!)
Poi il basso, le tastiere, la batteria, la voce capace di cambiare continuamente colore, registro e intenzione.
Eppure riconoscevi sempre Prince.
Da polistrumentista questa cosa mi ha sempre affascinato profondamente: non usare strumenti diversi per dimostrare di saperli suonare, ma usarli tutti per costruire un unico linguaggio musicale.
Ma Prince per me non è stato soltanto musica.
Mi ha sempre colpito anche il suo rapporto con l’industria discografica, la libertà artistica e il controllo della propria musica.
La sua lotta contro certi meccanismi delle major, il coraggio di cambiare strategie, cercare nuove forme di distribuzione e mettere in discussione un sistema che sembrava intoccabile.
È stato anche tra i grandi artisti che hanno intuito molto presto le possibilità di Internet e del rapporto diretto con il pubblico.
E, quasi paradossalmente, è stato capace anche di fare un passo indietro quando ha sentito che il mezzo rischiava di diventare più importante dell’arte.
Questa cosa mi ha sempre fatto riflettere.
Perché innovare non significa necessariamente dire sì a ogni novità.
A volte significa anche avere il coraggio di chiedersi:
questa tecnologia sta aiutando la musica o sta iniziando a sostituirla?
Una domanda che, forse oggi ancora più di allora, continua ad avere senso.
E Prince cercava continuamente strade alternative: nuove modalità di vendita, distribuzioni non convenzionali, album associati ai concerti, pubblicazioni attraverso giornali e riviste.
Anche questo per me era essere avanti: non accettare automaticamente il sistema solo perché “si è sempre fatto così”.
C’è poi un disco a cui sono particolarmente legato: Musicology.
Per me è un grande Prince.
Un Prince forse conosciuto meno dal grande pubblico rispetto a quello dei gloriosi anni ’80, ormai un po’ fuori dai radar dell’enorme esposizione di quel periodo, ma ancora capace di ricordare cosa significassero per lui groove, funk, scrittura, musicisti veri e suono.
Mi piace proprio per questo.
Perché Prince non finisce con Purple Rain.
E poi arriva uno dei ricordi più importanti.
3 novembre 2010. Prince dal vivo.
Per me, da pelle d’oca.
La presenza sul palco, il controllo della band, il groove, la capacità di passare da uno strumento all’altro. Spettacolare, sì, ma senza mettere mai lo spettacolo davanti alla musica.
A un certo punto smetti anche di analizzare quello che sta succedendo.
Ti lasci semplicemente travolgere.
Per uno come me, sempre affascinato dal polistrumentismo e dalla possibilità di attraversare linguaggi musicali diversi, vederlo fare tutto questo dal vivo è stato qualcosa di enorme.
Prince per me rappresenta ancora oggi l’eclettismo vero.
Non quello del “so fare un po’ di tutto”.
Quello di chi conosce linguaggi differenti abbastanza profondamente da poterli mescolare, trasformare e farli diventare propri.
Musicista. Autore. Produttore. Performer. Polistrumentista.
Ma anche un artista abbastanza coraggioso da mettere in discussione il sistema che avrebbe dovuto gestire la sua musica.
Forse è proprio questa la parola che più associo a Prince:
libertà.
Libertà di cambiare genere.
Di cambiare strumento.
Di cambiare strategia.
Di andare controcorrente.
E anche di cambiare idea.
Per me Prince rimane il riferimento assoluto di cosa significhi essere liberi musicalmente senza diventare mai generici.
🎧 E voi, qual è il vostro Prince?
Quello degli anni ’80? Musicology? Il chitarrista? Il funk? Le ballad? Il produttore? L’artista che sfidava l’industria?
E soprattutto: secondo voi oggi un artista può essere davvero libero dal sistema, o il sistema ha semplicemente cambiato forma?

🎵 I MUSICISTI CHE MI HANNO FORMATO  #4 — STEVIE WONDERLa prima volta che ho ascoltato Stevie Wonder è stato attraverso u...
01/09/2026

🎵 I MUSICISTI CHE MI HANNO FORMATO #4 — STEVIE WONDER

La prima volta che ho ascoltato Stevie Wonder è stato attraverso un disco di mio papà, come sempre questo ha il suo peso.
Ci sono musiche che scopri perché le cerchi e poi ce ne sono altre che arrivano prima, quasi per caso, entrando in casa attraverso i dischi di qualcuno che c’era prima di te.
Stevie Wonder per me è stato così.
Fin da subito mi ha affascinato il suo essere polistrumentista. L’idea di un musicista capace di muoversi tra strumenti diversi, di pensare la musica da più punti di vista, è sempre stata qualcosa che ho sentito molto vicino.
E non è un caso che, nelle prossime settimane, torneranno altri musicisti fondamentali per la mia crescita con questa stessa caratteristica.
Ma con Stevie Wonder, al di là della voce, quello che mi ha sempre colpito più di tutto è la combinazione tra profondità emotiva e senso del ritmo.
La sua musica può essere sofisticata, armonicamente complessa, costruita con una cura incredibile, eppure riesce ad arrivare in modo diretto.
Poi nel 2008 ho avuto la fortuna di ascoltarlo dal vivo nel tour Live at Last, con me anche il tastierista Bluemama Esse Erre
Ed è stato devastante, nel senso più positivo possibile.
Oltre due ore di energia, di quella energia che non ha bisogno di essere aggressiva per travolgerti. Positiva, contagiosa, piena di musica.
Quello che mi colpiva era il suo linguaggio: viscerale e sofisticato allo stesso tempo. Strutture e armonie anche molto complesse, ma capaci di arrivarti dritte, quasi come un pugno nello stomaco.
Prima le senti.
Poi, eventualmente, provi a capire come sono costruite.
E dal vivo c’è stato uno strumento che mi ha sorpreso più di tutti: l’armonica.
Sentirla suonare da Stevie Wonder, con quella espressività e quella naturalezza, mi ha colpito al punto che proprio lì ho deciso di comprare la mia prima armonica, con cui poi ho iniziato a dilettarmi.
Ed è una delle cose che amo di più dei musicisti che mi hanno formato: non ti lasciano soltanto qualcosa da ascoltare.
Ti fanno ve**re voglia di fare qualcosa. Di provare. Di prendere in mano uno strumento nuovo. Di cercare un suono.
Da un disco di mio papà, a quelle oltre due ore di musica nel 2008, fino alla mia prima armonica.
Stevie Wonder per me è ancora questo:
profondità emotiva, groove, complessità e immediatezza. Una musica sofisticata che non dimentica mai il corpo e, soprattutto, non perde mai l’anima.

🎧 E voi? Qual è il brano di Stevie Wonder che vi è rimasto più dentro? O cosa apprezzate della sua espressione musicale?

🥁 BATTERIA & PERCUSSIONINon solo imparare un ritmo, ma imparare a suonare davvero.Percorsi di batteria e percussioni per...
31/08/2026

🥁 BATTERIA & PERCUSSIONI
Non solo imparare un ritmo, ma imparare a suonare davvero.
Percorsi di batteria e percussioni per bambini, ragazzi e adulti, dal primo approccio fino al perfezionamento:
Principiante • Intermedio • Avanzato
Tecnica, coordinazione, groove, lettura, ascolto e studio dei diversi stili musicali, con un obiettivo fondamentale: portare quello che si studia sullo strumento dentro la musica. 🎶
🥁 Percorsi personalizzati in base al livello e agli obiettivi dell'allievo.
📍 Vicenza e provincia
📲 Info e disponibilità: 348 054 2965

Indirizzo

Vicenza
36100

Telefono

+393480542965

Sito Web

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Alan Michael Music pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Alan Michael Music:

Scelte rapide

Condividi