Barbara Durand Psicologa

Barbara Durand Psicologa psicologa perinatale. Sostegno al ruolo genitoriale dalla gravidanza all’adolescenza.

Sempre connessi terribilmente soliSocial media e solitudine negli adolescenti Puoi ricevere cinquanta notifiche e non av...
26/09/2026

Sempre connessi terribilmente soli

Social media e solitudine negli adolescenti Puoi ricevere cinquanta notifiche e non avere nessuno a cui dire: «Oggi non sto bene». Puoi essere dentro sette gruppi WhatsApp, avere una streak che dura da centottantadue giorni, conoscere in tempo reale chi si è lasciato, chi è uscito senza di te e chi ha visualizzato senza rispondere. E sentirti sola. La connessione si misura contando i contatti. La vicinanza, purtroppo per gli algoritmi, no. La solitudine ha due volti Durante il convegno di Suicidologia a Roma, un intervento dedicato al rapporto tra solitudine e depressione ha proposto una distinzione importante: «La solitudine ha due volti»....

Social media e solitudine negli adolescenti: essere sempre connessi non significa sentirsi accompagnati. Come comprendere quando il digitale diventa un rifugio.

Non voglio piu sopportare questo doloreIl dolore che non si vede merita ascolto «Ma cosa ti manca?» A volte comincia cos...
24/09/2026

Non voglio piu sopportare questo dolore

Il dolore che non si vede merita ascolto «Ma cosa ti manca?» A volte comincia così. Tu provi a dire che stai male e qualcuno ti fa l’inventario delle cose per cui dovresti stare bene. Hai amici. Un lavoro. Sei in salute. hai tempo davanti a te. E tu, che magari quell’elenco lo conosci a memoria, ti ritrovi con una fatica in più: spiegare perché, nonostante tutto, non ce la fai. Al convegno di suicidologia è tornata al centro una domanda che rischiamo di dimenticare proprio mentre cerchiamo spiegazioni: che cosa sta vivendo questa persona?...

ll dolore psicologico può restare invisibile. Scopri il ruolo di attaccamento, ascolto e sostegno nella cura e nella prevenzione del suicidio.

IA e relazioniQuando una chat ci sembra più sicura di una persona Intelligenza artificiale solitudine e teoria dell’atta...
22/09/2026

IA e relazioni

Quando una chat ci sembra più sicura di una persona Intelligenza artificiale solitudine e teoria dell’attaccamento Dott.ssa Barbara Durand · www.basisicure.com «Almeno lui mi risponde.» Lui, questa volta, non è un compagno, un’amica o un genitore. È una chat. Sono le due e diciassette. Hai già riletto quattro volte lo stesso messaggio. Scrivi: «Secondo te mi sta lasciando?». La risposta arriva subito. È ordinata, gentile, non ti dice che è tardi. Non sbuffa. Non prova a cambiare argomento. Se torni sul punto per la quinta volta, riparte con te dalla prima riga....

http://basisicure.com/2026/09/22/ia-e-relazioni/

Perché una chat può sembrarci più sicura di una persona? IA, solitudine, fiducia e teoria dell’attaccamento spiegate dalla psicologia.

Solitudine e depressione quando stare soli smette di farci bene«Sto meglio da solo». A volte è vero. Altre volte signifi...
20/09/2026

Solitudine e depressione quando stare soli smette di farci bene

«Sto meglio da solo». A volte è vero. Altre volte significa che stare con gli altri è diventato troppo faticoso. Non hai voglia di spiegare come stai. Di rispondere «tutto bene» quando bene non va. Di partecipare a una cena e tornare a casa sentendoti ancora più lontano da tutti. Così rinunci. Una volta, poi un’altra. Sul momento provi sollievo: per questa sera nessuno ti chiederà niente. Il problema arriva quando quel sollievo diventa l’unico modo che hai trovato per stare un po’ meglio, e intanto la tua vita si restringe....

Solitudine e depressione possono alimentarsi a vicenda. Scopri quando stare soli fa bene e quando l’isolamento comincia a restringere la vita.

L’11 settembre e quella torreche avevamo capito maleVenticinque anni dopo dalla mia vita da assistente di volo al lavoro...
11/09/2026

L’11 settembre e quella torre
che avevamo capito male

Venticinque anni dopo dalla mia vita da assistente di volo al lavoro di psicologa Dott.ssa Barbara Durand | 11 settembre 2026 Pensammo alla torre di controllo. A bordo ci avevano appena detto che a New York un aereo aveva «colpito la torre», e noi avevamo capito così. Ero un’assistente di volo e stavo rientrando da Casablanca. Ogni volta che ripenso a quel momento mi colpisce la distanza fra quelle poche parole e tutto ciò che ancora non sapevamo. Noi provavamo a capire una notizia. Oggi chi legge sa già come sarebbe continuata....

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A volte non guardiamo davvero nostro figlio. Guardiamo cosa la sua vita sembra dire di noi.Se è sereno, educato, autonom...
08/09/2026

A volte non guardiamo davvero nostro figlio. Guardiamo cosa la sua vita sembra dire di noi.

Se è sereno, educato, autonomo e va bene a scuola, ci sentiamo rassicurati: forse, tutto sommato, abbiamo fatto un buon lavoro. Se soffre, sbaglia o prende una strada diversa da quella che avevamo immaginato, arriva invece la domanda che punge: «Dove ho fallito?».

È una domanda comprensibile. Ma rischia di trasformare la vita di un figlio nella pagella della nostra genitorialità. E i figli, che del clima emotivo familiare sono osservatori piuttosto raffinati, imparano presto quali parti di sé ci fanno stare tranquilli e quali ci mettono in difficoltà.

Così possono diventare brillanti, autonomi, accomodanti. Oppure possono evitare di mostrarci rabbia, fragilità, desideri e scelte che temono possano deluderci. Non perché ci manipolino, ma perché proteggere il legame viene prima di quasi tutto.

Il punto non è diventare genitori senza aspettative: sarebbe un obiettivo piuttosto fantasioso. Il punto è permettere a un figlio di non coincidere con quelle aspettative senza fargli temere di perdere vicinanza, approvazione o amore.

Vedere davvero un figlio significa domandarsi, ogni tanto: sto reagendo a ciò che sta vivendo lui oppure a ciò che questa situazione risveglia in me?

È una domanda scomoda, certo. Ma spesso le domande utili hanno poca attitudine a metterci comodi.

Se riconosci che le tue paure o aspettative stanno rendendo difficile il rapporto con tuo figlio, parlarne in uno spazio psicologico o in un percorso di sostegno alla genitorialità può aiutare a separare la sua storia dalla tua. Non per diventare il genitore perfetto — figura mitologica parecchio sopravvalutata — ma per tornare a incontrarvi davvero.

Salva il carosello se vuoi riprendere questa domanda con calma e condividilo con chi potrebbe averne bisogno.
Dott.ssa Barbara Durand Psicologa
Torino e Online

07/09/2026



Dott.ssa Barbara Durand
Torino e Online

È difficile prestare calma a un bambino quando, dentro di noi, è già scoppiato un incendio.La rabbia dei figli può tocca...
07/09/2026

È difficile prestare calma a un bambino quando, dentro di noi, è già scoppiato un incendio.

La rabbia dei figli può toccare punti molto sensibili: il sentirsi ignorati, sfidati, impotenti o inadeguati. Può riattivare il modo in cui siamo stati trattati quando eravamo noi quelli arrabbiati: sgridati, umiliati, ignorati oppure costretti a smettere in fretta, possibilmente senza disturbare.

E così, mentre vorremmo aiutare nostro figlio a regolarsi, può accadere che il suo sistema nervoso incontri il nostro. Due allarmi accesi contemporaneamente, com’è intuibile, non producono esattamente una sinfonia.

Per co-regolare un bambino non dobbiamo essere sempre calmi, sorridenti e illuminati. Dobbiamo però riuscire, almeno abbastanza, a riconoscere ciò che sta succedendo dentro di noi, fermarci prima di reagire e recuperare una posizione adulta. E quando non ci riusciamo, possiamo riparare: tornare, nominare ciò che è accaduto e assumerci la responsabilità della nostra reazione.

A volte la psicoterapia può aiutarci a comprendere perché alcune situazioni ci attivino così intensamente. Altre volte può essere utile un percorso di parent training, come il Circolo della Sicurezza, per leggere meglio i bisogni che si nascondono dietro i comportamenti e trovare strumenti concreti per restare presenti senza rinunciare ai limiti.

Perché un bambino impara a regolare la rabbia facendo esperienza, molte volte, di un adulto che sa dirgli: «Quello che senti può stare qui. Quello che fa male, invece, lo fermiamo».

E no, non serve essere genitori perfetti. Per fortuna: sarebbero piuttosto inquietanti. Servono adulti disposti a conoscersi, a riparare e, quando occorre, a chiedere aiuto.

Se la rabbia di tuo figlio accende anche la tua, può essere un buon punto da cui cominciare a guardare insieme.

Dott.ssa Barbara Durand
Psicologa Torino e Online

Quando tuo figlio ti manda fuori di testaNon c’è solo quello che sta facendo lui. C’è anche quello che succede dentro di...
05/09/2026

Quando tuo figlio ti manda fuori di testa
Non c’è solo quello che sta facendo lui. C’è anche quello che succede dentro di noi mentre lo fa: irritazione, paura, impotenza, bisogno di controllare, voglia di allontanarci. Il Circolo della Sicurezza parte anche da qui: non dal giudicare la nostra reazione, ma dal provare a comprenderla.

“Faccio da solo!”
Crescere significa allontanarsi. Esplorare, sperimentare, avere sempre meno bisogno di noi — almeno apparentemente. Ma l’autonomia non nasce dal non avere bisogno di nessuno. Nasce dall’aver sperimentato abbastanza volte che posso andare perché so che qualcuno resta

Il comportamento si vede. Il bisogno molto meno.
Una porta sbattuta, un “lasciami stare”, una crisi, un silenzio ostinato, una richiesta continua di attenzione. Il rischio è fermarsi a ciò che vediamo. La domanda interessante è: che cosa sta cercando di comunicare, in questo momento, questo comportamento?

Due mani
È una delle immagini che amo di più del Circolo della Sicurezza: l’adulto come due mani capaci di sostenere sia l’andare sia il tornare. Non trattenere per paura che si allontanino. Non spingere verso un’autonomia per cui non sono ancora pronti. Accompagnare.

E poi ci siamo noi
Forse è la parte più delicata. Perché i bisogni dei nostri figli incontrano inevitabilmente la nostra storia. Ci sono richieste che sappiamo accogliere facilmente e altre che ci mettono profondamente in difficoltà. Diventarne consapevoli non significa colpevolizzarsi. Significa avere più possibilità di scegliere come rispondere, invece di reagire automaticamente.

Il Circolo della Sicurezza Parenting – COS-P®
È un percorso basato sulla teoria dell’attaccamento che aiuta a osservare la relazione da una prospettiva diversa: comprendere meglio ciò che bambini e ragazzi ci comunicano, riconoscere ciò che accade dentro di noi e trovare modi nuovi di stare nella relazione.

Lo propongo come percorso individuale o di coppia, dai primi mesi di vita fino all’adolescenza.

Non per imparare a essere genitori perfetti.
Ma per diventare un po’ più capaci di vedere ciò che, nei momenti difficili, è molto facile perdere di vista.

Il bisogno dietro il comportamento.

Se vuoi saper

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Turin
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