10/04/2026
Il progetto è nato dai colori: lilla e verde. Non scelti per seguire una palette di tendenza, ma per quello che sapevano dire insieme. Il lilla ha quella qualità di sospensione, di passaggio delicato tra uno stato e un altro. Il verde, invece, è una dichiarazione più netta: crescita, radice, continuità. Non decoravano, raccontavano.
La scelta delle kokedama è arrivata quasi come una conseguenza inevitabile. Non composizioni perfette da ammirare e basta, ma elementi vivi, con radici invisibili che continuano il loro lavoro anche quando nessuno le guarda. C’era qualcosa di profondamente coerente in questo: portare al centro non ciò che si mostra, ma ciò che sostiene.
Ogni kokedama era un piccolo atto di fiducia. Niente vasi a contenere, niente strutture rigide. Solo equilibrio, costruito con attenzione e lasciato respirare. Un modo diverso di pensare il decoro: meno controllo, più ascolto.
La location
ha fatto il resto. O forse, ha fatto la prima cosa: accogliere. Ci sono luoghi che non hanno bisogno di essere trasformati, perché possiedono già un’energia che ti precede e ti accompagna. Qui era così. L’allestimento non ha dovuto imporsi, ma inserirsi, come se fosse sempre stato previsto.
Il risultato non era scenografico nel senso più ovvio del termine. Era armonico. Tutto sembrava stare esattamente dove doveva stare, senza sforzo apparente. E in quell’equilibrio, tra colori che dialogavano e radici che non si vedevano, il progetto ha trovato la sua voce.
Una voce bassa, ma chiarissima.
Fioreria Ilenia
Endless Martina