06/08/2026
Ti ho amato, Francesco. E oggi ti piango.
Con te, insieme a Fabrizio De André, scompare uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi. Due giganti che hanno cambiato per sempre il modo di scrivere e raccontare la realtà attraverso la musica.
Sei stato e resterai per sempre il punto di riferimento di tanti artisti, di tanti cantautori e di un’intera generazione di ribelli che ha creduto nella cultura, nella libertà e nella forza delle parole.
Ti conobbi per la prima volta negli anni Ottanta, alla Festa dell’Unità di Bormio. Mio fratello ne era il direttore artistico. Dopo il concerto rimanesti a cena con noi e, come fanno solo i grandi, riprendesti la chitarra in mano. Per oltre un’ora cantasti canzoni popolari, ironiche, antiche, senza palco e senza distanza. In quel momento capii davvero chi eri.
Negli anni ho cantato spesso le tue canzoni nei recital che ti ho dedicato durante l’inverno. Ho sempre amato la tua scrittura, la tua capacità di raccontare gli ultimi, i dubbi, la libertà, la dignità umana. E ho sempre amato quello spirito del Sessantotto che attraversava le tue parole: uno spirito che oggi, davanti al ritorno dell’oscurantismo, dell’intolleranza e di una politica che troppo spesso protegge i potenti e dimentica i più fragili, sarebbe più necessario che mai.
Le tue canzoni resteranno un simbolo di poesia, di rivoluzione culturale e di una delle scritture più alte della canzone italiana. Hai saputo unire la tradizione di Woody Guthrie con i miti e le storie dell’Appennino tosco-emiliano, trasformandoli in patrimonio universale.
Ciao Francesco. Continueremo a cantarti. Perché finché le tue canzoni verranno suonate, una parte della tua voce continuerà a camminare insieme a noi.
— Enrico Capuano