12/06/2020
-Ebbè Simò... Ma cosa femmu
-E cosa vuoi fare Alessà...
-Z'innaffuttimmu?
-eh..i conti sono quelli che sono, la situazione d'è quella che d'è...
-vabbè apri il cofano ajò... però...
-mi non mi nominare la resilienza che devo mantecare il gelato...
-ma gosa resilienza... music & gourmet ...
fino a un certo punto..
Amici e soci,
carissimi...
qualcuno l'avrà intuito, a qualcun altro l'abbiamo detto di persona, con questa vogliamo comunicarlo a tutti.
Anche l' Embargo Beat ha dovuto adeguarsi alla situazione e, a malincuore, chiudere.
Vogliamo salutarvi con una riflessione, come nel nostro spirito.
Oltre alle domande che ci siamo fatti per cercare di resistere ci siamo chiesti cosa sia stato l'Embargo per la nostra città.
Siamo stati un circolo culturale, abbiamo provato a farlo aggregando giovani e meno giovani in una fase in cui l'idea di circolo culturale non è certo più quella degli anni novanta.
Ci piaceva l'idea di rivivere quel modo di stare insieme e di far sapere ai più giovani che è possibile coniugare svago e impegno, allegria e attenzione, leggerezza e profondità in tanti modi.
Che i prodotti del territorio sono una ricchezza culturale e si possono mangiare, assaggiare, degustare insieme, intorno al tavolo di un circolo giocando a Jenga.
Che la musica più importante non è quella che si fa per intrattenere i clienti ma quella che gli artisti producono incontrandosi e lanciando la propria anima su un pubblico disposto a sapere cosa abbiano da dire.
Avevamo appena iniziato a seminare, stavamo vedendo crescere l'interesse e la condivisione intorno a questa visione, con l'idea e il progetto di riuscire a realizzarla passo passo, ma completamente.
Sapevamo che sarebbe stato difficile per tanti motivi, non ultimo il fatto che conosciamo la nostra città e le sue potenzialità, ma anche le sue crisi.
L'abbiamo vista cambiare, smarrire l'idea del cenacolo di elaborazione, l'idea che il confronto nella politica, nella cultura, nell'arte, nella produzione viva delle cose, abbia bisogno di luoghi che uniscano realtà diverse e le mettano in relazione, che uniscano i corpi alle anime.
Per questo abbiamo dato il nostro piccolo contributo “nonostante tutto”.
Perché conosciamo Sassari e la sua storia.
L'abbiamo vissuta nell'underground e portata alla luce,
nelle università e portata nelle piazze,
nelle greffe e portata nelle case a contaminare babbo e mamma.
Quello spirito e quella forza che oscilla sempre tra il non è giusto e l'affuttiddinni, tra il mi interessa e il non ho tempo da perdere per noi ha significato una ricchezza da coltivare.
Noi vi ringraziamo tutti, dal primo all'ultimo, per l'allegria che avete portato tra di noi, per il rispetto e l'amicizia che ci avete dimostrato, per aver partecipato con consapevolezza a questi due anni di esperimenti e speriamo che qualcosa di quanto abbiamo scritto qui vi sia arrivato concretamente.
Ora che i corpi sono costretti a stare lontani per legge e viene meno la vocazione principale dell'Embargo, chissà che tipo di società ci aspetta, quali forme di socialità ci sapremo inventare.
L'importante sarà sapere chi siamo e difendere con visione il nostro diritto alla condivisione dei corpi e delle anime, delle menti e della loro capacità di vicinanza sociale, dunque avanti, in un altro modo ma come sempre...
NONOSTANTE TUTTO.
Un abbraccio
Simone e Alessandro