02/02/2017
Appunti di Ristorazione : la forma
Ho sempre amato le geometrie. La mia professoressa delle medie, la Abrugiado, docente di Educazione Tecnica ci stremava ogni settimana con ore di disegno tecnico. Piramidi proiettate nello spazio, sugli assi cartesiani, immaginando mondi e misure intangibili, nonostante fossero tremendamente reali.
Da questo mondo nasce la passione per gli spazi neutri, i fogli bianchi. L'amore per la libertà di riempirle a modo mio, a modo nostro. Cercare nelle similitudini le differenze; nella diversità i punti in comune.
Negli ultimi tre anni, con lo chef Francesco D'angelo , abbiamo lavorato a lungo sulle forme. Abbiamo costruito le ricette sui piatti, le linee sui cerchi, le altezze sui piani e le profondità sui fondi. E presentiamo piatti ricchi di forme nuove. Di costruzioni e relazioni.
E alla fine di questo lavoro, di questa continua ricerca sulla forma del piatto, costruiremo insieme a voi un mondo nuovo, fatto di piatti che parlano di ordine e di disordine. Proiettando nello spazio, sugli assi cartesiani, quello che normalmente non potremmo proiettare.
Abbiamo standardizzato i nostri piatti, come nelle grandi cucine, per avere la certezza di portare in tavola il piatto come è stato pensato, sempre uguale a se stesso, per mettere la qualità al centro del nostro servizio.
Come lo vedete in foto, così in tavola, tutti i giorni.
Come scrive l'Architetto Mario Piazza, nell'introduzione di "La Fiera di Milano, la pubblicità dell’industria italiana 1920-1940"
al centro del racconto d’impresa c’è una corporate, intesa come «sistema coordinato di segni e segnali, che infondono personalità e identità a ogni azione aziendale»
Parliamo al futuro, attraverso segni nel piatto. Parliamo d'amore per questa arte chiamata ristorazione.
[Filippo de Sanctis]