19/04/2026
In questo appuntamento di “Ricordi nel corsetto”, celebriamo la donna che ha trasformato il “minimalismo” degli anni ‘30 in un mito immortale”
Dita Von Teese ne fa omaggio nel suo nome d’arte, Madonna se ne attribuisce Alter ego nell’album Eroica degli anni 90, il fotografo Helmet Newton la celebra nei suoi ritratti al femminile …
Stiamo parlando di Dita Parlo, attrice tedesca degli anni ‘30
In questo appuntamento di “Ricordi nel corsetto”, celebriamo la donna che ha trasformato il “minimalismo” degli anni ‘30 in un mito immortale.
Nata Grethe Gerda Kornstädt (1908–1971) in Germania, Dita Parlo fu una delle attrici più amate del cinema d’autore pre-bellico. Diversamente dalla tipica “femme fatale” hollywoodiana; era dotata di una grazia naturale, quasi infantile, ma venata di una profonda tristezza.
Fu scoperta dal produttore Erich Pommer (lo stesso di Metropolis) che vide in lei il volto perfetto per la UFA, la grande casa di produzione tedesca. Nonostante fosse tedesca, divenne l’icona del cinema francese degli anni ‘30.
La sua capacità di recitare in un francese leggermente imperfetto le donava un’aura di “straniera misteriosa” che affascinava i registi del Realismo Poetico.
Durante le riprese de L’Atalante, uno dei due film che la rese famosa, il regista Jean Vigo era gravemente malato di tubercolosi (morì poco dopo l’uscita del film).
Si dice che Dita Parlo, nella celebre scena in cui cammina sul barcone con l’abito da sposa, sembrasse una visione onirica. Quell’abito bianco, povero ma etereo, è diventato uno dei look più imitati della storia del cinema.
Parlo rappresentava un tipo di sensualità sussurrata e visiva, basata su sguardi e atmosfere, molto vicina alla narrazione del burlesque classico che privilegia il “mostrare senza mostrare”.
La sua “triste” eleganza, resta scolpita, nel tempo.