Ce famo quattro passi?

Ce famo quattro passi? Mi propongo di suggerire itinerari e passeggiate romane

01/10/2025

PASSEGGIATE ROMANE -AVENTINO
L’Aventino è uno dei mitici sette colli di Roma ma non è un rione. Di fatto si divide tra il Rione XII Ripa , ed il rione XXI San Saba. E’ sicuramente un luogo di straordinario valore storico, artistico e paesistico. L'itinerario parte del monumento di Giuseppe Mazzini , nel piazzale intitolato ad Ugo La Malfa e mi permetto di riflettere sulla portata dei politici del passato, confrontata con la pochezza dei politici attuali. Il monumento è relativamente recente (inaugurato nel 1949) e si affaccia sull’imponente Circo Massimo del quale abbiamo parlato più volte. A brevissima distanza c’è il roseto comunale la cui vista aerea rivela la sua antica funzione , quella di cimitero ebraico. Infatti i vialetti interni nel loro complesso riproducono il famoso candelabro a sette bracci.
Sicuramente l’Aventino è tra i luoghi di più antica frequentazione urbana per la sua posizione elevata e quindi per la difendibilità militare del suo territorio alto sul Tevere. Nella mia infinita bontà ,conoscendo l’età media dei partecipanti ,vi ho risparmiato la più spettacolare salita al colle che è quella, spettacolare, che si ha salendo il Clivo di Rocca Savella che porta proprio alle fortificazioni medioevali dei Savelli . La via parte dalla Bocca della Verità e conduce al Giardino degli Aranci ,luogo con un panorama mozzafiato. Da notare la scala riaperta da poco tempo che dal colle porta al sottostante Lungotevere Aventino. Il colle risultava già interno alle Mura Serviane e successivamente a quelle Aureliane. Ma per la conformazione dei luoghi la salita non si può proprio evitare . Perciò ci arrampichiamo proprio verso il Giardino degli Aranci legato alla memoria del santo Fondatore dei Domenicani, Domenico che portò dalla Spagna a Roma nel 1220 la pianta dell’arancio amaro e tutti gli aranci del colle , intorno alla Basilica di Santa Sabina, sono discendenti della pianta originaria.
Dopo esserci affacciati verso la zona dell’antico Porto di Ripa Grande con l’imponente complesso del San Michele con Trastevere alla spalle, ecco la severa basilica paleocristiana di Santa Sabina , mirabile costruzione paleocristiana del V secolo d.C, costruita da Pietro d’Illiria sulla casa della matrona Sabina. Santa Sabina è uno di quei luoghi in cui bisognerebbe fermarci a lungo e noi che previlegiamo il percorso al singolo monumento, passiamo oltre non senza avere ammirato il mosaico della controfacciata , l’affresco di Taddeo Zuccari nel catino absidale e la porta lignea intagliata del V sec. d.C. ed avere apprezzato la serena bellezza dell’interno a tre navate divise da bellissime colonne di spoglio. Nel luogo sorgeva il Tempio di Giunone Regina. Attorno alla chiesa sorge il Convento, sede della Casa Generalizia dei Padri Predicatori . La chiesa come detto è paleocristiana , inglobata nel IX secolo nei bastioni difensivi del colle. Importanti restauri furono condotti da Domenico Fontana nel XVI secolo e da Borromini nel XVII. Nel 1870 con l’abolizine dei monasteri tuto il complesso fu adibito a lazzaretto. L’ultimo restauro della basilica è stato ultimato nel 1937 ad opera di Antonio Munoz. Tale restauro ha eliminato tutte le superfetazioni aggiunte nei secoli.
A chi ricorda la storia italiana del XX secolo l’Aventino dovrebbe avere un significato. Infatti, nel 1924 ci fu il delitto Matteotti e 123 deputati antifascisti sospesero i lavori parlamentari fino a che non fosse fatta giustizia e si dichiararono “aventiniani”, cosa che ovviamente non si verificò. Anzi! Dopo due anni questi parlamentari furono dichiarati decaduti dal loro mandato. E che c’entra l’Aventino? L’Aventino era il luogo in cui la plebe romana si radunava quando i contrasti con i patrizi si facevano più forti! Conosceranno i politici attuali il significato del termine “aventiniano”?
Andiamo avanti che è meglio. L’Aventino è un colle di chiese ed ecco subito la chiesa di Sant’Alessio, dedicata anche a San Bonifacio, edificata nel IV-V secolo d.C. ed oggi dall’aspetto barocco, con quadriportico esterno e campanile romanico. Al suo interno la “scala di Sant’Alessio” che secondo la tradizione avrebbe protetto dalle intemperie il giovane Alessio destinato poi a diventare santo.
Andando ancora più avanti ecco Santa Maria del Priorato che, con tutta la sistemazione della piazza dei Cavalieri di Malta, rappresenta quasi l’unica opera di architettura del grande incisore veneto G.B. Piranesi. Oggi la chiesa con l’annesso complesso è la sede del Sovrano Militare dell’ Ordine di Malta, ente che gode della dignità di uno stato sovrano ed è l’ultimo erede degli ordini cavallereschi cattolici. Molte persone questo non lo sanno ma tutti sanno che dal buco della serratura che dà accesso alla proprietà si vede proprio il Cupolone. Mettersi in fila per vedere. Sappiamo che Alberico II, signore di Roma, qui realizzò un convento per i monaci benedettini, poi fu la volta dei Cavalieri Templari e dei Cavalieri Gerosolimitani, A metà settecento circa, l’intervento neoclassico di G. B. Piranesi che ha compreso anche la sistemazione della piazza antistante decorata con stemmi dell’Ordine di Malta e armi. Procedendo ancora ecco la massa neoromanica di Sant’Anselmo. E’ un complesso che imita appunto il romanico, sede di una prestigiosa università ma è stata costruita alla fine dell’Ottocento da Francesco Vespignani e gestita dall’Ordine Benedettino.
Siamo sulla sommità del monte e la sagoma imponente di Sant’Anselmo si vede bene da Porta San Paolo.
Un itinerario va sempre adattato , difficile non dover ritornare sui propri passi. Per questo torniamo indietro, ripassiamo davanti a Sant’Alessio e a Santa Sabina, giriamo alle spalle del Roseto Comunale in una via , Clivo de Publiciis che ignobilmente da cinquanta anni, o giù di lì, presenta un ingombrante puntellamento . Tutto per raggiungere , almeno all’esterno la chiesa di Santa Prisca. Chiesa del IV-V secolo, probabilmente la più antica dell’Aventino, costruita sopra una domus del I-II secolo d.C. e sopra un mitreo scoperto solo nel 1934. Passò nelle mani di molti ordini religiosi: Basiliani, Benedettini, Domenicani, Francescani e Agostiniani. Fu danneggiata dai Normanni nel 1084 , e dire che erano stati chiamati per cacciare da Roma gli imperiali di Enrico IV , quello di Canossa. Era la lotta delle Investiture, papa Gregorio VII contro Enrico IV di Franconia imperatore del Sacro Romano Impero , che aveva conquistato Roma. Il papa rinchiuso in Castel Sant’Angelo, pensò bene di chiamare in soccorso il normanno Roberto il Guiscardo che in effetti arrivò e cacciò gli imperiali ma poi i Normanni misero a ferro e fuoco la città. Una vero e proprio “sacco”, un’autorete.
Con un percorso attraverso splendidi villini ritorniamo a via di Sant’Anselmo che dalla chiesa porta fino a Piazza Albania.
Sulla via e sulla piazza troviamo tre cospicui avanzi delle Mura Serviane che sono quelle dell’epoca regia di Servio Tullio del VI sec. a.C poi modificate in epoca repubblicana nel IV sec. a. C.
Un grande tratto di mura realizzate con tufo di Grotta Oscura si trova lungo la via di Sant’Anselmo piuttosto in basso,. Un altro tratto si trova dove la via sfocia su piazza Albania dove si trova un arco che alloggiava una camera balistica cioè destinata ad una “balista”, arma da lancio dei romani, una specie di grande balestra.
L’ultimo tratto si trova in piazza Albania 12 , all’altezza del monumento a Scanderbeg, in parte sotto ad una moderna palazzina ma ben visibile.
Finisce qui la passeggiata, a due passi da Porta San Paolo e dalla stazione Ostiense dove passa la metropolitana B. Una passeggiata non lunga e poco impegnativa.

Giampiero

02/08/2025

"Vacanze italiane"

01/08/2025

RIONE CELIO - PASSEGGIATE ROMANE

Il Celio è uno dei mitici sette colli della fondazione di Roma , trae il nome da un condottiero etrusco del VI secolo avanti Cristo, Celio Vibenna , che conquistò Roma col fratello Aulo Vibenna tirando la volata al futuro re (etrusco) Servio Tullio ,ed in questa zona abitò. E’ anche il Rione XIX della suddivisione toponomastica romana ma non uno dei quattordici rioni storici , un rione istituito nel 1921 per scissione dal rione X Campitelli. Si tratta di un rione che da solo, per l’importanza dei monumenti contenuti , sarebbe il vanto di qualunque città del mondo, ma che nell’incredibile contesto di Roma rappresenta uno dei tanti siti di interesse storico-artistico-archeologico. E’ da sempre una zona con una bassissima densità abitativa dove quasi tutti i fabbricati e gli spazi liberi rivestono una grande importanza storica. La visita parte dalla stazione della Metro B Circo Massimo , con il Circo che si trova davanti ai nostri occhi. Con il complesso della Fao alle nostre spalle ci dirigiamo verso destra e prima di arrampicarci sul pendio del colle troviamo un piccolo edificio a due piani ,più volte ristrutturato attribuito erroneamente al Vignola, ovvero la Casina Boccapaduli in cui forse in alcune modanature architettoniche è Sul fianco destro del piano terreno una iscrizione ricorda che quello era il luogo in cui sgorgava la Sorgente di Mercurio. Lasciamo sulla nostra sinistra la Casina e cominciamo la salita al colle.
Attraversiamo una zona già adibita ad antiquarium comunale e troviamo l’antica chiesa a pianta basilicale di Sam Gregorio al Celio , segnalata fin dall’VIII secolo ma l’aspetto attuale è sei/settecentesco. La chiesa è raggiungibile da una scalinata in travertino , dopo la regolare facciata di G.B. Soria c’è un portico poi l’interno a tre navate con pianta basilicale. E’ rimasto in opera un bel pavimento cosmatesco del XIII secolo. A fianco della chiesa ci sono tre distinti oratori dell’inizio del XVII secolo dedicati a S. Andrea, Santa Silvia e Santa Barbara. Famoso il detto: “so’ finite le messe a San Gregorio” per dire di una situazione ormai non più trasformabile. Le messe infatti erano tutte celebrate nei festivi la mattina , fino a mezzogiorno. Solo la chiesa di San Gregorio aveva il privilegio di celebrare fino all’una. Ma chi perdeva anche quella messa non aveva più modo di riparare. E andare a messa era importante perché purtroppo venivi controllato e potevi avere un danno dalla mancata partecipazione.
Riprendendo la salita c’è modo di entrare in un’area sistemata , ottimamente, solo quest’anno. Dove troviamo, presentati in maniera didattica , marmi, iscrizioni, trabeazioni, colonne di epoca romana, e la cosiddetta Palazzina del Salvi del 1835 destinata a spazio di uso libero per lo studio. Nell’area anche una vecchia palestra della GIL che ospita i resti della famosissima Forma Urbis di epoca severiana. Invito i partecipanti alla passeggiata a munirsi della Carta MIC per entrare ad ammirare la mappa gratuitamente.La Forma Urbis è la mappa scolpita su lastre di marmo della città di Roma , all’inizio del III secolo d.C sotto l’imperatore Settimio Severo. Era stata installata ,divisa in 150 lastre, su una parete del Tempio della Pace , zona poi inglobata nel complesso dei SS Cosma e Damiano. Ritrovata nel 1562 ha subito certamente molte spoliazioni ma oggi è stata montata , nelle parti residue, alla stessa scala, su una base assai precisa ed attendibile e cioè la grande Pianta di G.B. Nolli del 1748 . E’ così possibile ammirare la collocazione originaria di quanto rimasto. Dopo la visita lasciamo il grande spazio aperto da cui si gode una visione ravvicinata del Colosseo e dirigiamoci verso via del Clivo di Scauro , scenografica salita con archi di sostegno.
A sinistra , rispetto al senso di salita , troviamo l’ingresso a “le Case Romane del Celio” , ambienti tra il II ed il IV secolo d.C. che oggi si trovano di fatto sotto la Chiesa di San Giovanni e Paolo che troveremo più avanti. Consiglio a tutti di effettuare la visita , non compresa per ragioni di tempo nella presente passeggiata.
Al termine della salita del Clivo di Scauro ci troviamo nella Piazza SS Giovanni e Paolo e si tratta di martiri cristiani diversi dall’apostolo evangelista e dall’apostolo delle genti. Siamo di fronte ad un monumento che presenta elementi di varie epoche dal paleocristiano al 1951, quando fu ripristinata appunto la facciata in stile paleocristiano. L’interno però è settecentesco anche se sono riconoscibili contributi molto più antichi. La chiesa è di fatto un libro di storia. Fu abitazione dei due fratelli martiri che danno il nome alla chiesa, poi domus ecclesia . Alarico la danneggiò nel 410 ,poi toccò ai Normanni nel 1084. Papa Pasquale II gran restauratore, all’inizio del XII secolo mise mano all’interno, aggiunse il campanile ed il portico di facciata.
Dalla piazza della Chiesa notiamo l’ingresso a Villa Celimontana e le sostruzioni in blocchi di travertino dell’alto campanile. Questi blocchi sono parte del Tempio del Divo Claudio, una mastodontica struttura di metri 180 x 200 che arrivava a lambire il Colosseo. Il tempio fu fatto edificare da Agrippina Minore, moglie dell’Imperatore Claudio.
A sinistra del basamento in travertino c’è un cancello spesso chiuso ma comunque da una grata è possibile scorgere l’architettura delle sostruzioni con pilastri bugnati e arcate di cosiddetta “opera rustica” ,tipica dell’età di Claudio e poi ripresa nell’architettura del Manierismo.
A questo punto facciamo una puntata a Villa Celimontana o Villa Mattei ,dal nome di una importante famiglia romana. La villa ricopre resti di epoca Flavia e Adrianea ed è cosparsa di frammenti archeologici con elementi di fine ‘800 di stile neogotico. Molti elementi di interesse archeologico da qui furono spostati ai Musei Vaticani. Nella villa si trova il piccolo obelisco egizio di Ramsete II ,detto lo “spiedino” per la sua esile sagoma. Una leggenda narra che nel globo che lo sovrasta ci siano le ceneri di Augusto. I Mattei persero la proprietà della Villa nel 1802 e dal 1926 la villa appartiene al Comune di Roma che ha messo a disposizione il Palazzetto Mattei di Jacopo Del Duca , allievo di Michelangelo, alla Società Geografica Italiana. Seguiamo via San Paolo della Croce, stretta tra antiche mura, ed arriviamo all’Arco di Dolabella e Silano che poi non è altro che l’antica Porta Coelimontana facente parte del recinto della Mura Serviane nella versione del IV secolo a.C , restaurata probabilmente in età augustea.
Usciti dalla porta abbiamo a pochi metri la chiesa di Santo Stefano Rotondo andando quasi diritti ed a destra Santa Maria in Domnica detta “la Navicella”. La prima è una chiesa interessantissima del V secolo d.C. forse ottenuta ristrutturando il “Macellum Magnum” di epoca neroniana. La struttura circolare è composta dal muro perimetrale esterno e da due ordini di colonne concentrici sempre ad andamento circolare con interessantissime coperture a tetto. Un importante restauro fu eseguito nel XV secolo da Bernardo Rossellino , l’autore di Pienza ed allievo di Leon Battista Alberti. La struttura della chiesa ricorda molto la Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Interessanti e spesso molto macabri gli affreschi del 1583 del Pomarancio che illustrano il martirio di molti santi in maniera cruda.
A destra abbiamo la basilica di Santa Maria in Domnica del IX secolo, detta la navicella” , così chiamata per la presenza di una fontana con la riproduzione rinascimentale di una piccola nave romana. Questa chiesa nasce come oratorio nel VII secolo . Incerta l’origine del termine “domnica” probabilmente “appartenente al Signore” . L’aspetto attuale interno è ancora in gran parte quello creato nel IX secolo grazie a papa Pasquale I, con una navata centrale assai larga rispetto agli standard in rapporto alle navate laterali. Bellissimo il soffitto cassettonato del XVI secolo voluto dal cardinale titolare Ferdinando de’ Medici. In precedenza papa Leone X, sempre di casa Medici aveva incaricato Andrea Sansovino di progettare la nuova facciata ed il portico, nonché di creare la antistante fontana.
E che cosa c’entra una navicella con il Celio? Proprio all’inizio del XVI secolo davanti alla chiesa erano stati ritrovati frammenti di una navicella. L’ipotesi aveva portato al collegamento della navicella in marmo, con i marinai della flotta imperiale romana di Capo Miseno, una sorta di ex voto di ringraziamento dedicato alla dea Iside. Ed io mi sono chiesto: “Ma che ci facevano i marinai al Celio?” E qui ho trovato una risposta : erano i marinai della flotta che manovravano le funi per posizionare il velario del Colosseo. Ecco perché lì c’era una loro caserma.
E papa Leone X ordinò al Sansovino di scolpire una nuova navicella e di costruirci intorno una fontana.
A questo punto siamo ben lontani dall’aver visitato tutto il rione , pensate solo che mancano , tra gli altri: il Colosseo, l’Arco di Costantino, SS Quattro Coronati, S.Sisto Vecchio, S.Giovanni a Porta Latina, Porta Metronia, Porta Latina, Porta S. Sebastiano, ecc. ecc.
Sapete che vi dico: studieremo un’altra passeggiata!

Indirizzo

Via Borgatti 11
Rome
00191

Sito Web

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MA CHE COS’E’ QUESTA PAGINA?

Sono un architetto che si avvia (molto lentamente) alla pensione, che certamente ha studiato la storia , la storia dell’architettura e dell’arte. Nella professione mi sono spesso occupato di edifici di importanza storica ma la passione in me c’era da sempre , favorita da mia madre fin dalla più tenera età. Ho lavorato e lavoro nel settore ma con una particolare sete di conoscere. E visto che la voglia di scoprire è sempre tanta e Roma ha sempre qualcosa di nuovo da mostrare (per quanto vecchio) , nel 2009 ho cominciato ad organizzare le “Passeggiate Romane” . Molte persone mi hanno seguito , molte sono scomparse , ma ci sono anche tante persone che vengono sempre , con le quali si è instaurato un bel rapporto di amicizia. Io non cerco niente di particolare , ma appartengo a quella categoria umana , forse rara , che al godimento personale ed egoistico , preferisce la condivisione. E io do quel poco che riesco a dare ricevendo sorrisi e condivisione. Un caro saluto a tutti coloro che parteciperanno e a chi per principio non ha mai voluto partecipare dico tranquillamente che si perde qualcosa. Giampiero