10/09/2013
Sull'esame di Stato per Consulenti del Lavoro un nostro associato scrive al Ministro
Alla C.A. del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali
Prof. Enrico Giovannini
Egr. Ministro,
mi chiamo Lorenzo di Roma e sono laureato in Economia alla Sapienza. Durante i miei studi ho svolto la pratica per l'accesso all'Ordine dei Consulenti del lavoro e il 3 e 4 Settembre ho partecipato agli esami per l'abilitazione all'esercizio della professione.
Premettendo l'enorme disagio che vivono i praticanti Cdl in Italia con rimborsi spese che non coprono neanche i costi, Ordini provinciali che offrono zero servizi di formazione e procedure bizzarre per verificare l'effettivo svolgimento della pratica a fronte di costi di iscrizione nei registri dei praticanti che non hanno eguali negli altri ordini professionali che ammontano a Roma a 1.100 euro (sempre a Roma i praticanti commercialisti ne pagano 180 e gli avvocati 328, neanche un terzo).
Il vero problema che le pongo è sull'esame di stato per l'abilitazione all'esercizio della Consulenza del lavoro, le premetto anche che ci si deve preparare sena avere nemmeno un programma d'esame. Alla seconda prova (diritto tributario) di Roma è capitato l'Ires, un'imposta sui redditi delle società. Secondo Lei è normale che per essere abilitati alla professione di Consulente del Lavoro, quindi per essere abilitato a "svolgere per conto di qualsiasi datore tutti gli adempimenti previsti dalle norme vigenti per l'amministrazione del personale dipendente", si debba essere valutati sull'Ires? Le chiedo questo anche alla luce del fatto che la legge 12 del 1979 che detta le norme per l'ordinamento della professione di Consulente del lavoro al Titolo I, Art. 2 dice espressamente che i Consulenti del lavoro svolgono l'assistenza fiscale nei confronti dei contribuenti NON TITOLARI di REDDITO autonomo e DI IMPRESA. C'è stata quindi chiesta una cosa che con la consulenza del lavoro non c'entra nulla.
Le sottopongo questo quesito sperando in un suo intervento. Ritengo infatti ingiusto che dopo due anni di effettiva pratica, che come è noto non tutti svolgono realmente, e dopo due anni di studio approfondito in materia di consulenza, per essere pronti per prestare il proprio lavoro con la massima competenza si venga giudicati su un qualcosa che non c'entra nulla con ciò che si è fatto e con ciò che si andrà a fare.
La ringrazio in anticipo per la sua attenzione e come molti altri ragazzi auspichiamo un suo intervento.
Grazie,