05/06/2026
Uscì di casa scalza, in abito da sera e con un arco tra le mani. Dall'altra parte della strada c'erano i fotografi che la seguivano da ore.
Era il 1960 e Anita Ekberg era una delle donne più famose del pianeta. Il successo de La Dolce Vita l'aveva trasformata in un'icona internazionale. La scena nella Fontana di Trevi era ormai entrata nella storia del cinema e il suo volto compariva sui giornali di mezzo mondo.
Ma la fama aveva un prezzo.
In quegli anni Roma stava diventando la capitale di un nuovo fenomeno: i paparazzi. Decine di fotografi inseguivano attori, registi e celebrità giorno e notte alla ricerca di immagini esclusive da vendere ai giornali.
Tra i più noti c'era Felice Quinto, uno dei fotografi simbolo di quell'epoca.
La notte del 20 ottobre 1960, Anita Ekberg stava trascorrendo la serata in città insieme a un produttore italiano. Ovunque andasse, i fotografi continuavano a seguirla. Da un locale all'altro, da una strada all'altra, senza lasciarle un momento di tranquillità.
Quando finalmente rientrò nella sua villa, pensò che fosse finita.
Non lo era.
I fotografi erano ancora lì.
E a quel punto p***e la pazienza.
Secondo i racconti dell'epoca, Anita uscì improvvisamente dall'abitazione armata di arco e frecce. La scena sembrava irreale. Una diva del cinema, nel cuore della Roma della Dolce Vita, pronta a fronteggiare chi l'aveva inseguita per tutta la notte.
Chiese che le venissero consegnati i rullini fotografici.
La sua richiesta fu ignorata.
Allora tese la corda dell'arco.
Una freccia colpì Felice Quinto a un braccio. Un altro fotografo riportò una lieve ferita. Nessuno subì conseguenze gravi, ma l'episodio fece immediatamente il giro del mondo.
Da quel momento cambiò tutto.
Quella notte non raccontava soltanto la rabbia di una celebrità esasperata. Raccontava anche il rapporto sempre più aggressivo tra fama e privacy.
I paparazzi stavano trasformando ogni momento della vita privata delle star in un possibile titolo di giornale. Per molti personaggi pubblici non esistevano più confini tra lavoro e vita personale.
Anita Ekberg divenne il simbolo di quella tensione.
La donna che sullo schermo era osservata da milioni di persone mostrò che esisteva un limite anche per chi viveva sotto i riflettori.
Ancora oggi quella fotografia è considerata una delle immagini più famose della Roma degli anni Sessanta.
Non perché racconti un gesto elegante.
Ma perché mostra il momento in cui una delle donne più fotografate del mondo decise di non voler essere fotografata più.