31/03/2026
Ci sono storie che non iniziano con un punto preciso, ma con una sensazione.
È sempre da lì che parto. Da ciò che si percepisce prima ancora di capire. Dai luoghi, soprattutto: mi parlano, mi suggeriscono, mi guidano. E io ho imparato ad ascoltarli, a rispettarli, a non forzarli mai.
La mia forse nasce lì, tra le mani che scorrono su un ricamo antico, nel gesto lento di accarezzare qualcosa che ha già vissuto, che ha già raccontato, ma che ancora sa parlare. Ho una laurea in psicologia: per me è uno sguardo in più, la capacità di leggere le persone, di cogliere ciò che non viene detto, di dare spazio alle emozioni senza sovrapporle.
Mi piace sperimentare, cercare, perdermi per poi ritrovarmi negli oggetti del passato. Non mi interessa ciò che è standard, ciò che è già visto, già detto. Cerco ciò che vibra, ciò che ha una voce.
Forse è per questo che i cigni mi accompagnano da sempre. Molto prima che diventassero un trend. Per me non sono solo forme eleganti: sono presenza, misura, relazione. Stanno lì, silenziosi, ma raccontano.
Ecco, io cerco questo: una narrativa. Un dialogo tra le cose. Emozioni che si intrecciano come fili su un tessuto. Perché troppo spesso vedo oggetti accostati senza anima, senza relazione, senza storia.
Mi piace costruire piccoli mondi. Dove ogni elemento si guarda, si risponde, si riconosce.
Un po’ come questi due cigni: vicini, diversi, immersi nella stessa luce. Non perfetti, ma veri. E forse è proprio lì che inizia ogni racconto.