18/05/2026
Negli ultimi anni FARM ha cambiato forma più volte, ma non lo ha mai fatto per inseguire una tendenza o per darsi un tema a tavolino. Ogni passaggio è nato da un’esigenza reale, da qualcosa che stavamo vivendo noi per primi e che in qualche modo riguardava anche il tempo intorno a noi.
Quando abbiamo scelto di essere 𝗟𝗜𝗧𝗧𝗟𝗘, non stavamo semplicemente dicendo “facciamo più piccolo”. Stavamo cercando una misura più giusta, più sostenibile e più vera. Un modo per non inseguire per forza l’idea che tutto debba crescere sempre, che ogni cosa debba diventare più grande e più rumorosa.
Poi è arrivata la 𝗦𝗖𝗢𝗣𝗘𝗥𝗧𝗔, e con quella scelta abbiamo provato a rimettere al centro un termine molto semplice: l’ascolto. Il piacere di non sapere già tutto prima, la possibilità di arrivare a un concerto senza averlo già consumato in anticipo e la curiosità di lasciarsi sorprendere davvero.
L’anno scorso, invece, ci siamo ritrovati dentro la 𝗥𝗘𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗡𝗭𝗔. Come necessità e non come slogan. Perché il tempo che stiamo attraversando, dentro e fuori dal mondo culturale, è sempre più instabile, più duro e più frammentato. E allora continuare a costruire spazi di relazione, di attenzione e di presenza ci è sembrato già un modo per opporci a tutto quello che ci vuole distratti, veloci e superficiali.
Quest’anno il punto di partenza è una domanda.
Una domanda che ci è rimasta addosso dopo "La grazia" di Paolo Sorrentino, e che più ci pensavamo più ci sembrava parlare anche di noi, del festival, del presente e di come stiamo dentro a ciò che stiamo vivendo.
𝗗𝗶 𝗰𝗵𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶?
È una domanda che per noi ha a che fare anche con la 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮', ma non nel senso più rigido o morale del termine. Piuttosto con il modo in cui scegliamo di stare dentro al tempo che viviamo. Perché non ti dice cosa devi pensare, ma ti mette davanti a qualcosa che riguarda tutti: il tempo che abitiamo, il modo in cui lo lasciamo occupare e attraversare; le cose che scegliamo davvero e quelle che invece subiamo, rimandiamo o lasciamo scorrere; la fatica di restare presenti e di tenere insieme attenzione, desiderio, cura e continuità.
Per noi 𝗙𝗔𝗥𝗠 𝟮𝟬𝟮𝟲 parte da qui.
Dal provare a fermarci un attimo e a guardare meglio il tempo che condividiamo. Dal chiederci come vogliamo abitarlo. Dal desiderio di continuare a costruire un festival che non sia solo qualcosa da vedere o da spuntare, ma un’esperienza da vivere davvero, con più presenza, più ascolto e più consapevolezza.
Da qui ripartiamo.
Anche il visual di quest’anno nasce da questa traiettoria. Mai solo come semplice veste grafica, ma come un modo per stare dentro al concept del festival: una forma minima e una domanda grande. Un rettangolo che contiene, orienta, a volte disturba, e intanto ci rimette davanti a quello che stiamo attraversando.
Il progetto visivo e la ricerca sono a cura di Martina Rubini, Rosy Balena e Alessia Sibilano, con le animazioni di Gianpiero D'Onghia 💚
𝟭𝟲, 𝟭𝟳, 𝟭𝟴 𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 - 𝗣𝘂𝘁𝗶𝗴𝗻𝗮𝗻𝗼
𝟮𝟯, 𝟮𝟵, 𝟯𝟬 𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 - 𝗔𝗹𝗯𝗲𝗿𝗼𝗯𝗲𝗹𝗹𝗼
Il resto arriverà presto.
Ma intanto il primo passo è questo.
𝗙𝗔𝗥𝗠 𝟮𝟬𝟮𝟲
𝗗𝗶 𝗰𝗵𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶?