Palloncinotruccato

Palloncinotruccato Specializzati in feste ed eventi dove anche i grandi ritornano ad essere piccini. Organizzazione eventi e feste per grandi e piccini

30/05/2026

A scuola Joe Whale era “quello che non sta attento”. Invece di seguire la lezione, riempiva i quaderni di scarabocchi: omini, mostriciattoli, faccine. I maestri lo rimproveravano di continuo. Una scena che molti genitori conoscono bene.

I suoi, però, hanno fatto una scelta diversa. Invece di vedere un problema, hanno visto un talento. Hanno cominciato a fotografare i disegni del figlio e a pubblicarli sui social. Joe disegna in questo stile da quando aveva sei anni: un tratto rapido, pieno di personaggi buffi.

I disegni sono diventati virali in tutto il mondo. A nove anni, un ristorante di Shrewsbury gli ha chiesto di decorare un’intera parete. Da lì le richieste non si sono più fermate.

Il vero salto arriva nel 2022. A soli 12 anni Joe firma un contratto ufficiale con Nike, che utilizza i suoi disegni. Un accordo da grandi per un ragazzo delle medie. Da allora ha lavorato anche con Disney e con la federazione calcistica inglese.

Oggi Joe ha 15 anni e tutti lo conoscono come “The Doodle Boy”, il ragazzo degli scarabocchi. Quegli stessi disegni per cui a scuola veniva messo in punizione sono diventati il suo lavoro.

Fonte: CNN

24/05/2026

In quasi dieci anni i ricoveri psichiatrici di bambini e adolescenti in Toscana sono quasi raddoppiati. Nel 2025 il tasso dei minori con almeno un ricovero per cause psichiatriche ha raggiunto 73,4 ogni 10 mila abitanti, contro i 37,5 del 2016.

Tra i maschi il dato è salito fino a 92,8 ricoveri ogni 10 mila abitanti, mentre tra le femmine ha raggiunto quota 52,9.In crescita anche gli accessi al pronto soccorso per motivi psichiatrici: il tasso regionale è passato da 43,8 accessi ogni 10 mila abitanti nel 2016 a 50,9 nel 2025. Inoltre, il 18,8% delle ragazze e il 7,2% dei ragazzi ammette atti di autolesionismo almeno una volta nella vita.In totale è il 12,7% degli adolescenti.

Sono i numeri di un rapporto dell’Agenzia regionale di sanità, emersi ieri  23 maggio al convegno «Salute mentale negli adolescenti: dal territorio all’ospedale, ruolo dei Medici di medicina generale e pediatri», promosso dall’Ordine dei Medici di Firenze. I numeri sono esplosi in particolare dopo la pandemia.

🖊️ L’articolo di continua sul sito

26/04/2026
25/03/2026

In Giappone, il modello educativo si distingue per l’attenzione a un aspetto fondamentale: la formazione del carattere prima del rendimento scolastico.

Nei primi anni di scuola, i bambini non sono sottoposti a una pressione legata a verifiche formali. L’obiettivo principale è invece lo sviluppo di valori come rispetto, empatia, disciplina e senso di responsabilità, competenze considerate essenziali per la vita in società.

Durante questa fase, gli studenti imparano la convivenza e la collaborazione, partecipando anche ad attività quotidiane come la pulizia degli spazi scolastici, rafforzando così il senso di comunità e la cura dell’ambiente.

Solo intorno ai 10 anni le valutazioni più strutturate entrano a far parte del percorso scolastico. Fino a quel momento, il sistema mira a preparare gli alunni sul piano emotivo e sociale, costruendo basi solide per l’apprendimento accademico.

https://www.facebook.com/quel.che.non.sapevi/posts/pfbid0XBq8JVmnx7ziawBXW26MPfXexKTU31BELZbwVs5WZ1f3Auaebeb83j31M1y8xwY...
24/03/2026

https://www.facebook.com/quel.che.non.sapevi/posts/pfbid0XBq8JVmnx7ziawBXW26MPfXexKTU31BELZbwVs5WZ1f3Auaebeb83j31M1y8xwYgl

Era il Carnevale del 1876 e dalla finestra di un appartamento in Piazza della Borsa, a Trieste, stava per succedere qualcosa che avrebbe cambiato le feste di mezzo mondo.

Ettore Fenderl aveva 14 anni e zero soldi in tasca.

La parata passava sotto casa sua. La tradizione voleva che si lanciassero confetti — i veri, quelli di zucchero — oppure petali di rosa. Roba che costava. Roba che lui non poteva permettersi.

Quindi prese quello che aveva: carta colorata, forbici, pazienza.

Ritagliò decine di pezzettini triangolari e li buttò giù dalla finestra sulle maschere che sfilavano.

E qui arriva il bello.

L'effetto fu immediato. Chi era in strada cominciò a imitarlo. Nel giro di poco, l'idea rimbalzò fino a Vienna — Trieste era ancora nell'Impero Asburgico — poi raggiunse Venezia, poi il resto d'Europa, poi il mondo.

Fenderl non brevettò niente. Non guadagnò un centesimo da quell'invenzione.

Lo stesso Fenderl raccontò tutto in prima persona durante un'intervista RAI degli anni '50, ricordando anche un dettaglio preciso: una guardia gli sequestrò i coriandoli durante la festa. Probabilmente qualcuno non aveva ancora capito che stava assistendo a qualcosa di storico.

Spoiler: Fenderl non rimase un ragazzo povero.

Divenne uno scienziato di fama internazionale nel campo della fisica nucleare e fu cofondatore del primo laboratorio per le ricerche radioattive a Roma, inaugurato nel 1926. L'uomo che aveva inventato un giocattolo di carta a 14 anni finì a lavorare con gli atomi.

E il nome "coriandoli"?

Viene dal Medioevo, quando ai Carnevali si lanciavano semi di coriandolo ricoperti di zucchero — quelli che oggi chiameresti confetti. Quando i semi sparirono e al loro posto arrivò la carta, il nome restò. È rimasto così per secoli, senza che quasi nessuno si chiedesse perché.

Oggi quei pezzettini di carta colorata finiscono in ogni angolo del pianeta ogni febbraio.

Nati da un adolescente senza soldi, su un balcone a Trieste, con un paio di forbici e troppo tempo libero.

In breve:
Nel 1876 un quattordicenne triestino senza soldi ritagliò carta colorata e inventò i coriandoli durante una parata di Carnevale
L'usanza si diffuse da Trieste a Vienna, poi a Venezia e infine nel mondo — senza che Fenderl brevettasse nulla
Il nome viene dai semi di coriandolo zuccherati medievali: la parola sopravvisse alla materia

07/03/2026

Negli anni Cinquanta e Sessanta l’asilo in Italia era un posto semplice, pensato davvero per i bambini. Le giornate avevano un ritmo tranquillo e rassicurante. Si iniziava con i canti insieme, poi si giocava con le costruzioni di legno e si disegnava con i pastelli a cera. Dopo arrivava la merenda, quasi sempre una fetta di pane con la marmellata oppure un biscotto secco e un bicchiere di latte tiepido.

A quel punto l’insegnante, che per molti bambini era come una seconda mamma, dolce ma anche autorevole, abbassava le tapparelle. La stanza si faceva più silenziosa, le voci si spegnevano piano e i movimenti diventavano leggeri. I bambini si stendevano sui piccoli lettini pieghevoli portati da casa oppure su teli appoggiati a terra. Ognuno aveva la sua copertina, messa con cura nello zainetto dalla mamma.

C’era chi si addormentava subito, stanco per il caos della mattina. Altri restavano svegli, ma in silenzio, guardando le ombre sul soffitto o lasciando correre la fantasia senza fretta. Era un momento speciale, rispettato da tutti. Non era solo riposo. Era una pausa di pace, un tempo lento che insegnava qualcosa di importante. Le maestre camminavano piano tra i bambini, sistemavano una coperta, sussurravano una parola gentile. Quell’ora di calma era preziosa.

Con il tempo però le cose sono cambiate. Dalla fine degli anni Settanta anche l’asilo ha iniziato a trasformarsi. Sono aumentate le richieste educative e le aspettative dei genitori. Le giornate si sono riempite di attività organizzate, sempre più simili a quelle della scuola. Lo spazio per il silenzio si è ridotto e il momento del riposo è quasi sparito.

Oggi molti bambini passano tante ore tra schede da compilare, esercizi e lavoretti. Nessuno si sdraia più con una copertina mentre qualcuno racconta una storia a bassa voce. E poi ci chiediamo perché i bambini siano spesso agitati, stanchi e nervosi.

Una volta però lo sapevamo. Fermarsi era importante. L’ora del pisolino insegnava che rallentare non significa perdere tempo. Vuol dire ritrovare sé stessi e ricaricare la mente e il cuore. Era una lezione silenziosa ma fortissima. Il riposo ha valore. Il silenzio ha un senso. Non serve essere sempre in movimento per imparare davvero.

Forse è il momento di riscoprire quella saggezza semplice di una volta. Di ricordare che anche crescere ha bisogno di calma. Di tornare ad ascoltare il respiro lento di un bambino sotto una coperta, mentre per un attimo il mondo si ferma insieme a lui.

04/03/2026

A Firenze come in un borgo, in un castello ma anche in campagna: sposarsi in Toscana non è mai stato così trendy. Soprattutto per chi arriva dall’estero. E il wedding tourism, il turismo matrimoniale, si traduce in soggiorni più lunghi e destagionalizzazione dei flussi, con risvolti positivi per diverse aree della regione. Il momento felice del settore è stato fotografato ieri dai dati forniti da Fondazione Destination Florence e Centro studi turistici di Firenze.

L'articolo completo di Antonino Palumbo su Repubblica Firenze

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24/02/2026

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1994 vs 2024 📅📱⚽
Questa immagine mette a confronto due epoche diverse. Nel 1994 un bambino tiene in mano un pallone, mentre nel 2024 tiene uno smartphone. La scena è simile, ma il dettaglio cambia tutto.
Il messaggio è chiaro: il tempo passa, le abitudini cambiano e anche l’infanzia si trasforma.
⚽ Nel 1994 il gioco era all’aria aperta.
📵 Meno tecnologia, più movimento.
👩‍👦 Le regole erano semplici e dirette.
📱 Nel 2024 lo smartphone è sempre presente.
🏠 Più tempo in casa, meno attività fisica.
🧠 Più stimoli digitali, meno contatto reale.
Non si tratta di dire che prima fosse meglio. Si tratta di osservare come la tecnologia abbia cambiato il modo di crescere.
Ogni generazione ha le sue sfide e le sue opportunità. L’importante è trovare equilibrio tra innovazione e valori, tra schermo e realtà, tra progresso e semplicità 🌱✨

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Pisa

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