09/05/2026
48 anni fa, la notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978, Giuseppe (Peppino) Impastato veniva brutalmente ucciso da Cosa Nostra.
La storia la conosciamo, fu l'opera di denuncia sua e dell3 compagn3 di Radio Aut, contro la mafia e la politica tra Cinisi e Terrasini, la militanza nelle organizzazioni di sinistra, la canditatura con Democrazia Proletaria, che fecero paura. Fece paura un giovane che rinnegó la mafia in casa propria e lottó contro di essa, con intelligenza e ironia.
Oggi è sempre piu chiaro il lascito di Peppino: l'antimafia è anticapitalismo. Non si puó davvero combattere la mafia senza mettere in discussione il sistema economico che la alimenta e da cui trae forza. Peppino lo aveva capito: militava in Democrazia Proletaria, scelse di stare dalla parte della lotta di classe, che è lotta contro il sistema in cui la mafia sguazza e ingrassa.
Ogni giorno viviamo una sempre più forte marginalizzazione, vengono lasciate case vuote e costruiti centri commerciali: spazi inaccessibili per lavoratrici e lavoratori, luoghi utili solo ad arricchire chi è già ricchissimo.
Si costruiscono spazi inaccessibili a lavoratrici e lavoratori, spazi che arricchiscono chi già è ricco e allontanano tutt3 l3 altr3. E scavando in ognuno di questi progetti di becera speculazione, si trovano sempre soggetti indagati per reati di tipo mafioso.
Turbative d'asta, falsità ideologica, finanziamento illecito ai partiti, uso del segreto d'ufficio: sono le armi con cui la mafia si inserisce nel mercato edilizio per trarne profitto.
Lo aveva già capito Peppino a Cinisi con la lotta contro la terza pista dell'aeroporto di Palermo-Punta Raisi negli anni 60. Il metodo rimane lo stesso: cacciare chi vive in quei posti, costruire e creare profitto. Dove c'è la possibilità per i privati di speculare e guadagnare si infiltra lo spettro mafioso. Mafiopoli è dappertutto, un modello esportabile ed esportato.
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