03/04/2026
Solo degli ingenui — o di chi ha bisogno di crederci — può prendere sul serio il racconto della commissione presieduta da Rosy Bindi.
A Palermo, quella vera, non quella da verbale istituzionale, il boss non è un notaio distratto: è un sistema nervoso. Vede tutto, sa tutto, autorizza tutto. Anche ciò che sembra sfuggire… in realtà è già passato sotto il suo sguardo.
Un furto non autorizzato nel suo mandamento? Già questo, da solo, suona come una favola raccontata male. Ma il capolavoro arriva dopo: rintracci i ladri, li definisci “scassa pagliai” — quindi inutili, fuori controllo, pericolosi per l’equilibrio — e invece di ristabilire l’ordine con una punizione esemplare, ti metti a fare l’acquirente e sborsi cinque milioni per la tela?
Non è solo poco credibile. È un rovesciamento totale delle regole non scritte su cui si regge quel sistema: controllo, reputazione, deterrenza.
Ma certo, raccontiamocela così. Fa meno paura. Fa sembrare tutto più casuale, più umano, quasi goffo.
Peccato che a Palermo, quando qualcosa “sfugge”, di solito è perché qualcuno ha deciso che doveva sfuggire. 😏
Chi non ha rubato la Natività? La mafia…
La mafia non rubò il Caravaggio per tenerlo: lo usò come una partita di cocaina.
E dopo 55 anni, il quadro non è ancora tornato.
Palermo, notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969. Qualcuno entra nell'Oratorio di San Lorenzo, nel quartiere Kalsa. Non forza niente di importante. Taglia la tela dal telaio, la arrotola come se fosse un tappeto, e sparisce nel buio.
L'opera è la Natività con i santi Lorenzo e Francesco di Caravaggio. 268 per 197 centimetri. L'unico Caravaggio di Palermo. Scoperta mancante il pomeriggio del 18 ottobre dalle custodi, Emilia e Maria Gelfo.
In 5 giorni, Cosa Nostra la riacquista dai ladri — dei ragazzi, nessun professionista — per 4-5 milioni di lire. A ordinare l'operazione è Gaetano Badalamenti, boss di Cinisi. Non perché ami Caravaggio. Perché ne capisce il valore economico.
E qui arriva la parte che cambia tutto.
Il dipinto non finisce in una villa privata. Non viene nascosto in una cassaforte blindata. Viene usato come valuta nel traffico internazionale di droga. Lo confermano le rivelazioni dei pentiti alla Commissione Antimafia, nella relazione firmata da Rosi Bindi: la Natività servì a saldare debiti con contatti svizzeri, probabilmente ceduta pezzo per pezzo a un mercante d'arte in Svizzera.
Un Caravaggio smembrato. Come una spedizione di merce.
Le indagini coinvolsero Carabinieri, FBI e persino i servizi segreti vaticani. Nessuno trovò nulla. Nel 2009, il pentito Gaspare Spatuzza dichiarò — riportando le parole di Filippo Graviano, che nel 1969 aveva 8 anni — che la tela fu nascosta in una stalla, rovinata da topi e maiali, poi bruciata. Una versione non verificata. Contraddetta da altre piste.
Il quadro vale oggi oltre 20 milioni di euro. Forse è distrutto. Forse è in una collezione privata inaccessibile. Forse è diviso in frammenti sparsi in mezz'Europa.
Non lo sa nessuno. O meglio: qualcuno lo sa, e non parla.
Un capolavoro del XVII secolo è stato trattato come una partita di droga. E il caso è ancora aperto.
In breve:
Notte del 17 ottobre 1969: la Natività di Caravaggio viene tagliata dal telaio e rubata dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo.
Gaetano Badalamenti la riacquista per 4-5 milioni di lire e la usa come valuta nel traffico di droga con contatti svizzeri.
Dopo 55 anni, nessuna traccia. Distrutta, smembrata o nascosta: il mistero è ancora aperto.