30/04/2026
La "Scuola siciliana" di fotografia, ufficializzata da Leonardo Sciascia, ha ancora oggi difficoltà a imporsi come realtà culturale esistente, autonoma, storicizzata e attiva nel panorama culturale fotografico italiano e mondiale. Eppure c'è, opera, studia, progredisce, forma fotografi e così via. Perché? Probabilmente perché la si vuole intendere e limitare al fenomeno del reportage di cronaca nera di stampo mafioso che per tristi motivi ha qui formato una straordinaria generazione di fotoreporter, da Nicola Scafidi di a Franco Lannino , da Tony Gentile Letizia Battaglia e moltissimi altri ottimi fotoreporter . Certamente questo è stato un periodo di formazione eccezionale e, speriamo, irripetibile. Ma su questo lavoro altri fotografi hanno studiato, ricercato, si sono evoluti sul piano internazionale ponendo la preparazione professionale dei fotografi siciliani anche su un piano diverso di grande rilevanza: quello artistico e umanista. In particolare la SSF lavora prevalentemente da oltre vent'anni, con alterne fortune, sul piano umanista come ponte tra il reportage di nera e la spinta artistica che oggi indubbiamente la Scuola siciliana ha si massimi livelli. L'universo accademico e formativo comincia a recepire queste istanze ma è riluttante ancora ad accogliere ciò che già Sciascia, Bufalino e Co***lo definivano una letteratura umanista fotografica parallela a quella del linguaggio classico ma dotata di nuove potenzialità straordinarie e già in questo senso scoperta e sviluppata da editori e fotografi del calibro di Enzo Sellerio e Ferdinando Scianna-.
Ci vuole coraggio istituzionale per prendere coscienza della realtà e parlare di Scuola siciliana di fotografia nel mondo
Antonio Saporito Renier
Pres. SSF