11/02/2026
𝐕𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝’𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨
È bello ricordare l'estate nel cuore dell’inverno. Era la stagione del paradiso anche quando il caldo era d'inferno. L'estate, magia del tempo e della luce. D'estate anima e corpo andavano a spasso insieme, godevano la luce e cercavano l'ombra, si stendevano al mare e si trastullavano nel vento. L'estate era la festa del corpo, della frutta, della vita. Tutto si rendeva visibile. Era il ritorno alla leggerezza, poco o niente addosso, adesione perfetta ai ritmi del giorno, confidenza con la notte, amicizia con la luna e con le stelle, amore con il mare... Feriva dell'estate la fuga dei giorni, che inciampavano uno nell'altro e precipitavano nell'abisso del tempo e ti pareva di vivere l'emorragia della beatitudine. E mentre assaporavi i suoi incanti avvertivi la nostalgia di quelle ore già in loro presenza. Le lucciole miracolavano le sere puerili d'estate; ricordi come in un sogno una passeggiata serale ai primi di giugno, voi bambini avanti e i grandi dietro, e quelle infime stelle a vostra altezza che balenavano tra le siepi - vedetele ma non cercate di afferrarle perché si spengono, dicevano le mamme -e poi l'odore intenso di quei campi, l'incanto del cielo stellato e il canto dei grilli che riempiva il buio. L'animale sacro dell'estate era la cicala. Unico a prodigarsi freneticamente nella calura, predicatore inarrestabile, generoso nel suo canto fino a scoppiare. Il suo frinire non sembrava mai finire, si ripeteva uguale in eterno. Eppure il suo canto era breve, durava una giornata. Dopo aver dato l'anima per cantare l'estate, la cicala si faceva esplodere cantando, creatura tragica e giocosa. Quell'attimo lungo in cui visse, quell'istante durato un giorno intero, era la sua eternità.
(M.Veneziani, da Anima e corpo, Mondadori, 2014)