01/06/2026
Commento al Vangelo del giorno (Mc 12,1-12)
Spesso leggo questa parabola con il peso del senso di colpa, eppure tutto inizia con un atto di immensa libertà . Dio recinta la vigna, la protegge, e poi si allontana. Non è un abbandono, ma il gesto più alto dell'amore: la fiducia cieca. Egli non mi controlla, non esige prestazioni; mi affida la sua terra perché crede in me. La mia violenza, i miei rifiuti quotidiani nascono dalla paura profonda di non essere abbastanza, dal bisogno malato di possedere per esistere, fino a scartare il Figlio. Ma la logica del Regno mi spiazza.
Davanti al mio tradimento, il Padrone non chiude la vigna, non alza barriere di giudizio. Semplicemente, ricomincia. Offre la stessa fiducia "ad altri", a quella parte di me ancora capace di accogliere. La pietra scartata diventa testata d'angolo. Diventare partecipi della natura divina significa proprio questo: non essere perfetti, ma accogliere la Grazia di poter amare ancora, anche dopo aver fallito. Il necessario per vivere santamente non è l'assenza del male, ma l'ostinazione di un Dio che, di fronte alle mie mani vuote e violente, risponde offrendomi di nuovo il Suo abbraccio.