01/04/2018
Parlare di Progressive é difficile. E' difficile perchè la parola stessa che definisce il genere incute timore: tempi dispari, architetture sonore complesse e non di facile ascolto e comprensione...
..no.
In questo caso parlare di progressive è molto semplice. Perchè il Prog presentato dagli Overture ieri sera al The Hor - Music Club, a cui ho avuto il piacere di essere presente, va oltre ogni facile catalogazione. Si tratta di una proposta musicale che fa dell'emozione un punto focale, emozione che nasce dagli artisti sul palco e si trasmette diretta a chi ascolta, facendo del virtuosismo e dei canoni base del genere non un sfoggio puramente tecnico, bensì creando un percoso sensoriale che prende per mano lo spettatore/ascoltatore e lo guida in un viaggo onirico fatto di "storie" (come le ama definire la band) che non possono lasciare indifferenti.
La voce di Luigi é magica, seducente, perfetta nel ruolo del "cantastorie" che indica il cammino da seguire, permettendo all'ascoltatore di addentrarsi nelle trame tessute dalla band senza però smarrirsi, fornendo un solido punto di riferimento.
Le tastiere di Simone hanno il compito di dare sostanza e concretezza al sound, compito che svolgono in maniera egregia, creando quello che ti fatto è il "sentiero" che la band traccia per poter percorrere, ma soprattutto VIVERE il viaggio che propone. La solida base ritmica proposta da Simone e Stefano é forse quella che potrebbe screditare quanto detto finora, proprio per via della precisione quasi "svizzera" del loro lavoro. Invece conferma quanto detto nelle prime righe: l'emozione che trascende la didattica, una concretizzazione di tecnica vestita di passione contribuisce a rendere più vivo e vero il suono, pur non perdendo la magia. Magia che viene sottolineata dai suoni a dir poco splendidi della chitarra di Samuele, una facilità di esecuzione e un tocco vibrante che sottolineano l'ottimo lavoro in fase di arrangiamento e (soprattutto, nota tecnica post live, di mixaggio del disco, interamente curato dalla band). Ultime, ma non certo per importanza, le melodie proposte dal flauto di Fiorella (che non riesco a taggare), meravigliosa presenza sul palco e che fanno da seducente guida insieme alla voce principale.
Personalità artistiche straordinarie che hanno dato vita ad una prova di debutto (discografico) eccelso, mai banale e soprattutto personale, capaci di dare un'interpretazione propria anche di capolavori immortali come 21st Century Schizoid man dei King Crimson. A breve trasmetterà la lunga intervista che ho realizzato con la band, ma la serata non meritava di aspettare i tempi tecnici necessari al montaggio, perchè la pelle d'oca che ho avuto per tutta la durata del concerto reclamava anche qualche riga scritta, seppur le stesse non riescano a rendere giustizia.
Non posso far altro che ringraziare la band per avermi ospitato e sopportato, Daniele di Beltain Aps per avermi invitato e avermi permesso di essere presente all'ennesima dimostrazione che le realtà musicali sarde sono di un livello che rasenta l'eccellenza
Riccardo o, se preferite, il vostro DispariRhaxs