17/06/2025
Sondrio - 14/06/2025
Siamo in piazza per urlare la pace, con tutta l’urgenza che questo momento storico ci impone. La nostra presenza è un gesto politico: vogliamo contrastare populismi e sovranismi che alimentano egoismi e paure. Abbiamo bisogno di una politica radicale per la pace, che rompa il muro dell’indifferenza e ci richiami alla responsabilità.
Condanniamo le stragi del 7 ottobre, ma oggi non possiamo più restare equidistanti: siamo testimoni di una risposta feroce, premeditata, che assume le forme di un genocidio. Condanniamo l’azione militare del governo e dell’esercito israeliano, non il popolo ebraico.
Condanniamo ogni estremismo religioso che usa Dio per giustificare la violenza. Dobbiamo gridarlo: IN NESSUNA RELIGIONE È CONSENTITO UCCIDERE IL FRATELLO. Mai.
Ribadiamo la condanna del governo di Netanyahu che perseguita sistematicamente il popolo palestinese: con diritti calpestati, mancanza d’acqua, violazioni della proprietà privata e con la sistematica uccisione della speranza, specialmente nei più giovani. Gaza è oggi affamata da una violenza disumana, e non possiamo tacere.
Troppi governi, per antichi rapporti politici e relazioni economiche, non hanno il coraggio di esercitare pressioni diplomatiche efficaci o imporre sanzioni mirate. Noi invece abbiamo il coraggio di scendere in piazza, indignarci,far sentire la nostra voce. Per dire BASTA all’invasione di Gaza. E per rafforzare il sostegno alle istituzioni internazionali oggi umiliate: la Corte Penale Internazionale, l’ONU, e l’UNRWA — l’agenzia delle Nazioni Unite creata per fornire assistenza e protezione a milioni di rifugiati palestinesi. Ricordiamolo: a questa agenzia, il governo italiano ha sospeso i finanziamenti.
Oggi tocca all’Europa farsi portavoce di una diplomazia forte, capace di riaffermare la sacralità dei diritti e l’inviolabilità dei popoli. Perché non esiste bene più prezioso, né più indivisibile, della pace. La pace è di tutti, o non è di nessuno.