18/06/2026
𝑳𝒂 𝑷𝒆𝒔𝒄𝒉𝒊𝒆𝒓𝒂 𝒅𝒊 𝑭𝒆𝒅𝒆𝒓𝒊𝒄𝒐 𝑰𝑰
Ci credereste se vi dicessero che lo Stupor Mundi in persona, proprio il Puer Apuliae, insomma il grande Federico II di Svevia abbia lasciato il suo zampino a Minervino di Lecce?
Ci troviamo nel XIII secolo, quando fu emanata una legislazione in Puglia dall'imperatore Federico Ruggero di Hohenstaufen, meglio conosciuto come Federico II o Stupor Mundi o Puer Apuliae. Lo Stupor Mundi fissò per la prima volta nella nostra regione regole per la conciatura delle pelli, la sepoltura, la macellazione degli animali e la macerazione dei vegetali che precedentemente venivano svolte in luoghi umidi con acque stagnanti nelle quali pullulava la malaria. Visualizzate le pozze d'acqua che potreste trovare in qualche sito abbandonato: queste sono un habitat ideale per organismi dannosi all'uomo, come l'ameba mangia-cervello (immagino che non ci sia bisogno di spiegarvi perché rappresenta un pericolo) perché stagnanti. Ora immaginate indossare le pelli lavorate attorno a quell'acqua o mangiare le carni macellate fra le suddette amebe, Infine, pensate a Federico II che, grazie a questa notevole legislazione, salvaguarda la nostra salute: mamma che vagnone! II Puer Apuliae introdusse infatti fauna ittica in questi maceratoi che diventarono quindi peschiere! Fra queste troviamo quella di Minervino di Lecce, scoperta da poco. Vi si accede attraversando un portale in pietra leccese sormontato da uno stemma. raffigurante un agnello con il vessillo, un emblema araldico simile a quello del palazzo baronale di Specchia Gallone, costruito per volontà del nobile Gian Battista Gallone. Il sito ha una superficie di circa 2500 metri quadrati ed è composto da un lungo viale con un canale che conduce alla grande vasca della peschiera.
Il canale serviva a convogliare l'acqua piovana, un compito favorito dalla pendenza del territorio. La strada é chiamata Pozzelle, che erano delle cisterne per la raccolta e per il filtraggio dell'acqua piovana, Ma vi dirò di più: è da questa zona che partivano diversi canali idrici per la bonifica delle campagne. In caso di carenza di acqua piovana le cisterne e le vasche della peschiera erano usate per soddisfare il fabbisogno idrico. Troviamo infatti alcune grandi vasche nella depressione della roccia di calcarenite contornate da muretti a secco che fungono da protezione contro l'erosione del terreno.
Queste vasche erano adibite a diversi scopi che abbiamo già in parte menzionato, dunque li riprenderemo brevemente:
- maceratoio per la canapa, che all'epoca era una risorsa insostituibile per la realizzazione di corde, sacchi e indumenti;
- allevamento di pesci, in particolare di carpe e anguille particolarmente amate da Federico II;
- conceria per la lavorazione delle pelli, esercizio condotto con l'ausilio di queste vasche d'acqua, appunto.
*𝘈𝘳𝘵𝘪𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘢 𝘍𝘳𝘢𝘯𝘤𝘦𝘴𝘤𝘰 𝘈𝘤𝘤𝘰𝘵𝘰, 𝘵𝘳𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘢 '𝘖𝘵𝘪𝘶𝘮', 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘢𝘭𝘪𝘯𝘰 𝘴𝘤𝘰𝘭𝘢𝘴𝘵𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘓𝘪𝘤𝘦𝘰 𝘊𝘢𝘱𝘦𝘤𝘦, 𝘥𝘢 𝘭𝘶𝘪 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘥𝘪𝘳𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘢𝘴𝘴𝘪𝘦𝘮𝘦 𝘢 𝘊𝘩𝘪𝘢𝘳𝘢 𝘓𝘶𝘤𝘪𝘢𝘯𝘰.
→ 𝘤𝘰𝘱𝘪𝘦 𝘥𝘪𝘴𝘱𝘰𝘯𝘪𝘣𝘪𝘭𝘪 𝘪𝘯 𝘴𝘦𝘥𝘦