14/11/2020
E tu, Come vivi o vivevi il confronto?
DEL MIO VALORE. Un Altro passaggio.
Ricordo i primi anni di lavoro, avevo un’incredibile ansia da prestazione ogni volta che mi accingevo a condurre un gruppo. Negli anni a seguire non è certo scomparsa l’emozione ma è diventata più simile a quella dell’innamoramento, un misto di entusiasmo, eccitazione, premura e apertura allo stupore. Queste emozioni precedenti l’incontro sono diventate il mio motore, le ho accolte, abbracciate e spero mi accompagnino sempre in questo cammino.
Ma ora cosa succede?! Una scossa, un tuono.
Succede che nell’entusiasmo della condivisione vengo accolta in una conferenza tra danza terapeuti e,quando arriva il programma, leggo il mio nome in mezzo a quello di di alcuni big della DanzaMovimentoTerapia, persone più adulte anagraficamente ma soprattutto con molta più esperienza alle spalle. Eccomi in un lampo tornare a 10 anni fa. E’ bastato un attimo e sono scivolata nel dubbio, nel timore, nell’inadeguatezza, con una danza della demolizione uscivano dalla valigia tutti i metri di giudizio nascosti nell’ombra. E la mente sproloquiava: io cosa ci faccio lì, tra quelli? Cosa penseranno di me?
E potrei andare avanti così a lungo perché quando si è acceso quel motore è andato molto velocemente...
Qualcuno di voi conosce ciò di cui sto parlando? Il confronto, il paragone. Attenzione, non sto nominando il riconoscere le differenze ammirando il valore altrui e riconoscendo le proprie capacità, sto proprio parlando di quel paragone che porta alla svalutazione di se, che porta a sminuire le proprie capacità, a vanificare il proprio impegno, a considerarsi improvvisamente non più capaci, non più degne di fare una cosa anche se magari fino a quel momento l’hai fatta come se fosse la cosa più naturale per te. Per cinque minuti ho vissuto pienamente dentro questa sensazione di spaesamento, dove non mi era più chiaro chi fossi, che cosa fossi capace di fare, perché guardavo solo gli altri, perché l’ambire a chissà quale perfezionismo e la conseguente paura del giudizio si erano impossessati di tutto. Fortunatamente il lavoro fatto su di me mi ha portato a riconoscere quello che stava accadendo e a cominciare a ridisegnare i giusti confini di questo scenario.
Ma quanto è facile cadere in queste trappole? Quanto è importante in queste situazioni fermare il pensiero?
🌺Potremmo ascoltare cosa c’è dietro, approcciarci a noi stesse/i come faremmo davvero con l’amica più cara, magari prima accogliendoci, confortandoci per quello che abbiamo provato (anziché infierire)e poi tornando alla centratura, riconoscendo quello che siamo e il valore che abbiamo, innanzitutto come umani e poi anche come professioniste.
Respiro profondamente, riconosco la lunga strada che ho percorso per arrivare qui, riconosco quello che sono e mi porto con semplicità, senza voler essere niente di diverso da me, una persona in cammino, felice di poter portare qualcosa nel mondo♥️🙏
Qualcun altro conosce questa strada?