24/04/2022
Mi son svegliato tipo come uno della Rivoluzione Francese e lancio uno sciopero o quantomeno, come fossi la tua amica su Onlyfans: “la butto lí”. Cioè invece di cercare il colpevole, individuiamo una soluzione.
Spiego meglio: ogni settimana escono singoli o album sulle varie piattaforme di distribuzione. Un buon 80% di questa musica non se la incula nessuno. Nel 19% c’è qualcosa che per delle incontrollate logiche di bravura-culo-algoritmi gira per qualche giorno, se va bene girerà fino alla settimana successiva in cui viene sparata nuova panna sulla torta. L’1% sono i rari casi, cioè dischi che durano per più tempo ma in un anno saranno massimo 5-6, non di più, non fatevi il film.
Ora, amici miei del feed di Instagram che - anche lui - non vale quasi più niente: che senso ha tutto questo? Si lamentano tutti. Esce musica bellissima e bruttissima ma si perde, si vendono i parenti per la top50 di o per la classifica e poi sprofondano nel buio della salute mentale. Non fate il paragone con l’America perchè è una storia di fantascienza tutta diversa rispetto alla nostra telenovelas da televisione locale. E’ frustrante per gli artisti e per i loro fan.
Ma non vi scende la lacrimuccia quando vedete dischi, importanti o meno, che passano inossevati? Piani di comunicazione disperati, magazine spesati per tentare una qualche visibilità garantita che tanto “se paghi non funziona mai”, intervistine pagate come se si potesse comprare la curiosità, doping di bot come in quelle antiche Olimpiadi in cui ci si poteva dopare, tik toker sottopagate dalle agenzie per far volare la canzone che anche quando vola: non vola.
Quindi: SCIOPERO DELLA MUSICA.
1 settimana al mese NON si pubblica musica.
Le strade per farlo sono 2: voi artisti rifiutate di pubblicare musica in quella settimana e/o voi ascoltatori rifiutate di ascoltarla. Alle discografiche l’idea non piacerà, e infatti se non ci sarà alcun tipo di sciopero è perché guida il sistema mica tu.
Prendete questa settecentesca proposta come un modesto input che lancio con molta umiltà nonostante io parli a nome della storia contemporanea, anzi mi sa che proprio che mi manda il futuro.