26/05/2026
DANTE, LA BELLEZZA E LA SPERANZA -
- È tutta una questione di sguardi.
- Il Cristianesimo non può essere ridotto ad un insieme di norme e dottrina; è anzitutto un esperienza di Bellezza, capace di attrarre il cuore, di accendere il desiderio ( M.Recalcati ) e di sospingere la persona ad un Elevazione Divina.
È una Relazione autentica, profonda e intensa con la Persona di Gesù. La Divina Commedia è infatti uno dei più grandi viaggi Spirituali di tutta la Letteratura e della cultura occidentale: un itinerario affascinante e sostanziale che attraversa l' Inferno, Il Purgatorio e il Paradiso per raccontare l' uomo nella sua ricerca della Felicità. " Il Paradiso infatti, non è un immagine stereotipata o plastica di nuvole e angioli.
Non e' affatto un luogo irreale o statico. È piuttosto una Scelta, una promessa di Pienezza, che comincia già qui - hic et nunc - nella vita di ogni giorno, nelle piccole e grandi scelte quotidiane...Il prof.Franco Nembrini nell' inaugurazione della Mostra su Dante a Loreto : " Il Mio Paradiso, Dante profeta di Speranza ", ha raccontato la sua esperienza personale con la lettura di Dante ad una sala gremita di giovani e adulti.
Da ragazzo, in momento difficilissimo per lui, lontano da casa, incolto e con gravi difficoltà economiche, la Divina Commedia divenne per lui un opera viva. Opera che dialoga ancora oggi in profondità, perché descrive l' esperienza universale dell' uomo, di ogni uomo toccando verità universali quali il desiderio di Felicità, la paura, la speranza, l' amore. Uno dei passi preferiti dal professor Nembrini è il secondo canto dell' Inferno, in cui Virgilio spiega a Dante il motivo per cui è venuto a salvarlo. Beatrice, simbolo dell' amore puro e della grazia, è scesa dal Paradiso per chiedere aiuto e Salvare l' uomo che ama. Nembrini ha raccontato questo episodio collegandolo alla sua esperienza personale, al rapporto con la moglie e alla gratitudine per l' amore ricevuto nella vita. Ed è proprio questo il segreto e il punto della Commedia: non è semplicemente il racconto di un viaggio nell' Aldilà, ma la storia di un uomo Salvato dall' Amore. Durante la presentazione è emerso con evidenza un concetto semplice ma potente: La Bellezza salva il mondo solo quando diventa amore, quando si fa ca**tà concreta, vicina ai bisogni dell' altro. Dante lo aveva compreso sette secoli fa. La Commedia narra in forma poetica altissima che la vera felicità nasce quando l' uomo scopre di essere amato e impara a sua volta ad amare. Per questo il Paradiso non è fuga dalla realtà - tutt' altro - ma il compimento che già inizia nella vita quotidiana - li dove Dio ti chiama e ti conduce.
Cosi che, la Mostra itinerante
" Dante profeta di Speranza" è un invito a riscoprire la Divina Commedia come risorsa viva e risposta per il presente in questo tempo. Uno degli aspetti più interessanti della Mostra Lauretana - che verra portata in giro per L' Italia - è infatti proprio il suo carattere spiccatamente educativo... Dante non è quindi solo un grande poeta del passato ma attualissimo e concreto. Secondo Nembrini infatti, il problema dell' uomo moderno è una sorta di "cecità" dello sguardo: spesso viviamo circondati da persone, relazioni e accadimenti senza saper cogliere la loro profondità, il senso e il valore: la " società tecnoliquida", per citare un neologismo coniato dallo psichiatria psichiatra Tonino Cantelmi.
Questa è la vera sfida: iniziare a vedere con occhi nuovi ciò che abbiamo davanti, scoprendone la verità, la bellezza e il Senso. Per spiegare questa idea Nembrini racconta un esperienza personale. Un suo caro amico colpito da infarto dopo essersi risvegliato per un istante in ospedale, si è trovato davanti la moglie, e le ha detto:
Questa frase colpisce profondamente Nembrini e diventa una domanda decisiva: perché bisogna aspettare una tragedia per accorgersi della bellezza delle persone che Dio ci mette accanto? Perché non impariamo a guardarci così sin da ora, nella ferialita' della vita?
Il punto non è quindi aspettare il dolore per capire o apprezzare la vita, ,ma imparare prima a riconoscerne il valore, vivendo con maggior consapevolezza le relazioni e gli incontri che ci sono donati ogni giorno. Senza cercare chissà dove e chissà che...Dio infatti ci Parla nella quotidianità, nella realtà significata. Qui mi torna in mente quella Parola emblematica della Scrittura : "Signore, fa che io veda."
Vedere non significa scoprire qualcosa di diverso dalla realtà, ma imparare a cogliere nella stessa realtà significata, una verità più profonda.
Conoscere Dio infatti non vuol dire fuggire dal mondo, ma guardare ogni cosa : i figli, gli amici, i colleghi, la persona amata e persino i nemici - con lo sguardo con cui Dio ci guarda: uno sguardo di verità. Qualcuno ha scritto che: " Amare davvero qualcuno è vederlo come Dio lo vede." Niente di più vero!
In questa prospettiva, La Divina Commedia è anche il racconto poetico e struggente di un uomo che impara progressivamente a vedere...Secondo Nembrini, tutta l'Opera di Dante è il Cammino di uno sguardo che si purifica: dalla confusione e dalla paura dell' inizio, fino alla visione Beatifica di Dio. Non a caso una delle parole più ricorrenti della Commedia è proprio " occhi". Il problema fondamentale infatti è dove guardiamo... e come guardiamo. Infatti, Nel Canto finale - il ###III del Paradiso - Dante alla fine del suo Viaggio giunge alla visione di Dio, guardando al Mistero divino, scopre qualcosa di sorprendente sulla realtà che nella nostra limitata esperienza sembra frammentata e piena di contraddizioni, ma in realtà è Unita da un unico Amore. Dante dice di aver visto "Legato con amore in un volume ciò che l' universo si squaderna" cioè: tutto ciò che nella vita sembra sparso e senza senso appare invece raccolto in un Unità profonda. Questa scoperta cambia completamente lo sguardo sull' esistenza. Scoperta confermata in tempi recenti, anche dalla fisica quantistica [ Vedi L' Entanglement quantistico per cui due particelle restano correlate anche a grandi distanze. Fenomeno reale e verificato sperimentalmente.
E la scoperta del Campo quantistico - cfr.Einstein, Bohr, Rovelli, Penrose ]
Dunque la Fede Cristiana non e' semplicemente un mero insieme di regole o sacrifici ma la scoperta che la verità è buona e che la vita è destinata alla felicità. Nembrini sottolinea che il Cristianesimo non è la Negazione del desiderio umano ma proprio il suo piu Alto compimento.
E la vita Cristiana pur attraverso il sacrificio e la fatica è orientata al " sommo bene" alla bellezza e alla pienezza della gioia. In questo senso, questo nostro tempo ultimo, non è semplicemente un tempo di crisi e di forte purificazione... ma soprattutto una grande opportunità per recuperare uno sguardo nuovo sulla realtà. Impare a vedere significa stupirsi di quella scintilla divina, quel Filo d' Oro che unisce ed è presente negli eventi, nella natura, più forte in certe anime, come nello sguardo di un bambino; riconoscendo cosi la grandezza nascosta e le opportunità di elevazione nella nostra vita quotidiana.
L' uomo è creato ontologicamente per vedere la verità delle cose e per gioire della realtà. "Conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi." (Gv.8:32) Afferma con forza Gesù. Chiedere a Dio di aprire gli occhi del cuore significa cosi, entrare in un cammino di conversione dello sguardo, capace di saper riconoscere il bene già presente nella vita, e di vivere tutto ----- anche la fatica è il dolore ---- dentro un orizzonte di Speranza.
Non a caso, nel canto conclusivo del Divina Commedia - il ###III° - Dante affida a San Bernardo di Chiaravalle un Inno alla Vergine perché Maria è, per Dante, la creatura umana che più perfettamente ha accolto e contemplato Dio.
La visione finale della Verità divina, infatti, può essere raggiunta solo attraverso colei che ha unito in sé umiltà, amore e piena adesione alla Luce di Dio. Maria diventa così il tramite tra l’umano e l’Eterno, la figura in cui il cuore illuminato dalla grazia vede più chiaramente il Mistero.
E' Questo è uno dei brani più celebri della poesia italiana, in cui Dante Alighieri affida a San Bernardo di Chiaravalle la preghiera finale alla Vergine prima della visione di Dio.
"Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ’ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.
Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.»
Kat