Insegnanti e Tutors dei processi di Apprendimento

Insegnanti e Tutors dei processi di Apprendimento Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Insegnanti e Tutors dei processi di Apprendimento, Milan.

28/05/2026
26/05/2026

Tutta colpa di Freud verrebbe da dire. Per l’influenza enorme che il padre della psicoanalisi ha avuto sulla psicologia moderna, allergica da sempre al pensiero religioso. Ma anche per il fascino subìto da tanti studiosi credenti, vittime di un lungo ostracismo culturale e qualche volta complici di un vero complesso d’inferiorità. Come se prima del lettino dello psicanalista non fossero mai esistiti formidabili conoscitori dell’animo umano: da Agostino a Tommaso d’Aquino, dai Padri del deserto a Ignazio di Loyola è lunga la lista dei giganti della cristianità che hanno messo a n**o il cuore e la mente dell’uomo. E dire che più volte si è fatta sentire anche la voce dei pontefici. Già Pio XII aveva apertamente confutato la psicoanalisi che riduceva l’uomo a livello dell’animale, a un essere tutto pulsione e immaginazione. E Giovanni Paolo II aveva ripreso e argomentato la definizione del filosofo Ricoeur a proposito di Freud, Marx e Nietzsche come i tre “maestri del sospetto”.

Continua a leggere https://buff.ly/tLKeF0i

26/05/2026

Avanza il Centrodestra, la Lega conferma e conquista sindaci in tutta Italia! Grazie per la fiducia 💪🇮🇹

26/05/2026

DANTE, LA BELLEZZA E LA SPERANZA -
- È tutta una questione di sguardi.
- Il Cristianesimo non può essere ridotto ad un insieme di norme e dottrina; è anzitutto un esperienza di Bellezza, capace di attrarre il cuore, di accendere il desiderio ( M.Recalcati ) e di sospingere la persona ad un Elevazione Divina.
È una Relazione autentica, profonda e intensa con la Persona di Gesù. La Divina Commedia è infatti uno dei più grandi viaggi Spirituali di tutta la Letteratura e della cultura occidentale: un itinerario affascinante e sostanziale che attraversa l' Inferno, Il Purgatorio e il Paradiso per raccontare l' uomo nella sua ricerca della Felicità. " Il Paradiso infatti, non è un immagine stereotipata o plastica di nuvole e angioli.
Non e' affatto un luogo irreale o statico. È piuttosto una Scelta, una promessa di Pienezza, che comincia già qui - hic et nunc - nella vita di ogni giorno, nelle piccole e grandi scelte quotidiane...Il prof.Franco Nembrini nell' inaugurazione della Mostra su Dante a Loreto : " Il Mio Paradiso, Dante profeta di Speranza ", ha raccontato la sua esperienza personale con la lettura di Dante ad una sala gremita di giovani e adulti.
Da ragazzo, in momento difficilissimo per lui, lontano da casa, incolto e con gravi difficoltà economiche, la Divina Commedia divenne per lui un opera viva. Opera che dialoga ancora oggi in profondità, perché descrive l' esperienza universale dell' uomo, di ogni uomo toccando verità universali quali il desiderio di Felicità, la paura, la speranza, l' amore. Uno dei passi preferiti dal professor Nembrini è il secondo canto dell' Inferno, in cui Virgilio spiega a Dante il motivo per cui è venuto a salvarlo. Beatrice, simbolo dell' amore puro e della grazia, è scesa dal Paradiso per chiedere aiuto e Salvare l' uomo che ama. Nembrini ha raccontato questo episodio collegandolo alla sua esperienza personale, al rapporto con la moglie e alla gratitudine per l' amore ricevuto nella vita. Ed è proprio questo il segreto e il punto della Commedia: non è semplicemente il racconto di un viaggio nell' Aldilà, ma la storia di un uomo Salvato dall' Amore. Durante la presentazione è emerso con evidenza un concetto semplice ma potente: La Bellezza salva il mondo solo quando diventa amore, quando si fa ca**tà concreta, vicina ai bisogni dell' altro. Dante lo aveva compreso sette secoli fa. La Commedia narra in forma poetica altissima che la vera felicità nasce quando l' uomo scopre di essere amato e impara a sua volta ad amare. Per questo il Paradiso non è fuga dalla realtà - tutt' altro - ma il compimento che già inizia nella vita quotidiana - li dove Dio ti chiama e ti conduce.
Cosi che, la Mostra itinerante
" Dante profeta di Speranza" è un invito a riscoprire la Divina Commedia come risorsa viva e risposta per il presente in questo tempo. Uno degli aspetti più interessanti della Mostra Lauretana - che verra portata in giro per L' Italia - è infatti proprio il suo carattere spiccatamente educativo... Dante non è quindi solo un grande poeta del passato ma attualissimo e concreto. Secondo Nembrini infatti, il problema dell' uomo moderno è una sorta di "cecità" dello sguardo: spesso viviamo circondati da persone, relazioni e accadimenti senza saper cogliere la loro profondità, il senso e il valore: la " società tecnoliquida", per citare un neologismo coniato dallo psichiatria psichiatra Tonino Cantelmi.
Questa è la vera sfida: iniziare a vedere con occhi nuovi ciò che abbiamo davanti, scoprendone la verità, la bellezza e il Senso. Per spiegare questa idea Nembrini racconta un esperienza personale. Un suo caro amico colpito da infarto dopo essersi risvegliato per un istante in ospedale, si è trovato davanti la moglie, e le ha detto:
Questa frase colpisce profondamente Nembrini e diventa una domanda decisiva: perché bisogna aspettare una tragedia per accorgersi della bellezza delle persone che Dio ci mette accanto? Perché non impariamo a guardarci così sin da ora, nella ferialita' della vita?
Il punto non è quindi aspettare il dolore per capire o apprezzare la vita, ,ma imparare prima a riconoscerne il valore, vivendo con maggior consapevolezza le relazioni e gli incontri che ci sono donati ogni giorno. Senza cercare chissà dove e chissà che...Dio infatti ci Parla nella quotidianità, nella realtà significata. Qui mi torna in mente quella Parola emblematica della Scrittura : "Signore, fa che io veda."
Vedere non significa scoprire qualcosa di diverso dalla realtà, ma imparare a cogliere nella stessa realtà significata, una verità più profonda.
Conoscere Dio infatti non vuol dire fuggire dal mondo, ma guardare ogni cosa : i figli, gli amici, i colleghi, la persona amata e persino i nemici - con lo sguardo con cui Dio ci guarda: uno sguardo di verità. Qualcuno ha scritto che: " Amare davvero qualcuno è vederlo come Dio lo vede." Niente di più vero!
In questa prospettiva, La Divina Commedia è anche il racconto poetico e struggente di un uomo che impara progressivamente a vedere...Secondo Nembrini, tutta l'Opera di Dante è il Cammino di uno sguardo che si purifica: dalla confusione e dalla paura dell' inizio, fino alla visione Beatifica di Dio. Non a caso una delle parole più ricorrenti della Commedia è proprio " occhi". Il problema fondamentale infatti è dove guardiamo... e come guardiamo. Infatti, Nel Canto finale - il ###III del Paradiso - Dante alla fine del suo Viaggio giunge alla visione di Dio, guardando al Mistero divino, scopre qualcosa di sorprendente sulla realtà che nella nostra limitata esperienza sembra frammentata e piena di contraddizioni, ma in realtà è Unita da un unico Amore. Dante dice di aver visto "Legato con amore in un volume ciò che l' universo si squaderna" cioè: tutto ciò che nella vita sembra sparso e senza senso appare invece raccolto in un Unità profonda. Questa scoperta cambia completamente lo sguardo sull' esistenza. Scoperta confermata in tempi recenti, anche dalla fisica quantistica [ Vedi L' Entanglement quantistico per cui due particelle restano correlate anche a grandi distanze. Fenomeno reale e verificato sperimentalmente.
E la scoperta del Campo quantistico - cfr.Einstein, Bohr, Rovelli, Penrose ]
Dunque la Fede Cristiana non e' semplicemente un mero insieme di regole o sacrifici ma la scoperta che la verità è buona e che la vita è destinata alla felicità. Nembrini sottolinea che il Cristianesimo non è la Negazione del desiderio umano ma proprio il suo piu Alto compimento.
E la vita Cristiana pur attraverso il sacrificio e la fatica è orientata al " sommo bene" alla bellezza e alla pienezza della gioia. In questo senso, questo nostro tempo ultimo, non è semplicemente un tempo di crisi e di forte purificazione... ma soprattutto una grande opportunità per recuperare uno sguardo nuovo sulla realtà. Impare a vedere significa stupirsi di quella scintilla divina, quel Filo d' Oro che unisce ed è presente negli eventi, nella natura, più forte in certe anime, come nello sguardo di un bambino; riconoscendo cosi la grandezza nascosta e le opportunità di elevazione nella nostra vita quotidiana.
L' uomo è creato ontologicamente per vedere la verità delle cose e per gioire della realtà. "Conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi." (Gv.8:32) Afferma con forza Gesù. Chiedere a Dio di aprire gli occhi del cuore significa cosi, entrare in un cammino di conversione dello sguardo, capace di saper riconoscere il bene già presente nella vita, e di vivere tutto ----- anche la fatica è il dolore ---- dentro un orizzonte di Speranza.

Non a caso, nel canto conclusivo del Divina Commedia - il ###III° - Dante affida a San Bernardo di Chiaravalle un Inno alla Vergine perché Maria è, per Dante, la creatura umana che più perfettamente ha accolto e contemplato Dio.
La visione finale della Verità divina, infatti, può essere raggiunta solo attraverso colei che ha unito in sé umiltà, amore e piena adesione alla Luce di Dio. Maria diventa così il tramite tra l’umano e l’Eterno, la figura in cui il cuore illuminato dalla grazia vede più chiaramente il Mistero.

E' Questo è uno dei brani più celebri della poesia italiana, in cui Dante Alighieri affida a San Bernardo di Chiaravalle la preghiera finale alla Vergine prima della visione di Dio.

"Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ’ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.»
Kat

26/05/2026

Messaggio del 25 Maggio 2026
alla veggente Marija:
"Cari figli, questo tempo sia per voi tempo di preghiera e di digiuno.
Figlioli, nell'amore ritornate a Dio che è la vostra pace. Io sono con voi, figlioli, e vi amo con la mia tenerezza materna.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata."
(Con approvazione ecclesiastica)

25/05/2026

- 25 MAGGIO MARIA MADRE DELLA CHIESA E NOSTRA PRIMA MADRE
Il giorno 11 febbraio 2018 su volontà di Papa Francesco la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha iscritto nel Calendario romano generale, al lunedì dopo Pentecoste, la celebrazione di Maria Madre della Chiesa con il grado di memoria.
Papa Paolo VI, rivolgendosi ai padri conciliari del Vaticano II, dichiarò che Maria Santissima è la Madre della Chiesa.
La Vergine Maria è la Madre di tutti gli uomini e specialmente dei membri del Corpo Mistico di Cristo, poiché è la Madre di Gesù per l'Incarnazione. Gesù stesso lo confermò dalla Croce prima di morire, dandoci sua Madre come nostra madre nella persona di San Giovanni dicendo: "Donna, ecco tuo figlio!". E poi: "Ecco tua madre!". La Madonna sottolinea il decreto «accettò il testamento di amore del Figlio suo ed accolse tutti gli uomini, impersonati dal discepolo amato, come figli da rigenerare alla vita divina, divenendo amorosa nutrice della Chiesa che Cristo in croce, emettendo lo Spirito, ha generato. A sua volta, nel discepolo amato, Cristo elesse tutti i discepoli come vicari del suo amore verso la Madre, affidandola loro affinché con affetto filiale la accogliessero».
Dobbiamo avere lo stesso atteggiamento del discepolo amato. Ecco perché la pietà della Chiesa verso la Beata Vergine è un elemento intrinseco del culto cristiano. Adempiendo così la profezia della Vergine, che ha detto: "Tutte le generazioni mi chiameranno beata".

Perché Maria è la madre della Chiesa?
Maria è la Madre della Chiesa perché, essendo la Madre di Cristo, è anche la madre dei fedeli e dei pastori della Chiesa, che formano con Cristo un unico Corpo Mistico.

Perché chiamiamo Maria Mediatrice e Cooperatrice della Redenzione?
Chiamiamo Maria Mediatrice e Cooperatrice della Redenzione perché, con la sua materna ca**tà e la sua collaborazione nel Sacrificio di Cristo, ha partecipato alla nostra riconciliazione, che si applica ai fratelli di suo Figlio che sono ancora pellegrini con la sua costante e amorevole intercessione.

Quale culto rende la Chiesa alla Beata Vergine?
La Chiesa rende alla Vergine un culto singolare, iniziato all'inizio della Chiesa e durerà per sempre, secondo le parole profetiche di Maria: "Tutte le generazioni mi chiameranno benedetta". L'amore che i fedeli pagano a Maria come Madre, cercando di amarla come il Signore che Gesù ama, è ciò che noi conosciamo come Pietà filiale.

“Il Quel Fuoco Sacro che ricrea il mondo...”«Ed Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti ...
24/05/2026

“Il Quel Fuoco Sacro che ricrea il mondo...”
«Ed Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo.».” La Pentecoste È una nuova creazione. Come all’inizio della Genesi il soffio di Dio aleggiava sulle acque primordiali del caos, così ora lo Spirito discende sopra un’umanità frammentata per ricrearla dall’interno. Il fuoco e il vento diventano allora immagini di qualcosa che supera ogni definizione. Lo Spirito Santo non entra nella storia come una teoria religiosa, ma come una forza viva che sconvolge, purifica, apre, incendia. Non consola soltanto l’uomo: lo trasforma.
L’uomo contemporaneo vive una dispersione interiore profonda. Mai come oggi esistono parole, connessioni, informazioni.

Eppure raramente l’uomo si sente veramente compreso. Le lingue si moltiplicano, ma i cuori restano spesso separati. La Pentecoste appare allora come l’anti-Babele: non l’eliminazione delle differenze, ma la possibilità di una comunione che attraversa le differenze senza distruggerle. San Bernardo avrebbe detto che lo Spirito Santo è il respiro dell’amore divino dentro l’anima. Invisibile, ma reale. Silenzioso, ma capace di cambiare tutta l’esistenza.

Per Sergej Bulgakov la Pentecoste è il momento in cui la creazione comincia misteriosamente a trasfigurarsi. Lo Spirito non salva soltanto l’interiorità dell’uomo: vuole ricondurre il cosmo intero alla comunione divina. Joseph Ratzinger vedeva invece nella Pentecoste il contrario di ogni uniformità ideologica. Dio non annulla i volti, le culture, le storie: le illumina dall’interno.
Ed è forse qui il punto più sconvolgente: lo Spirito Santo non elimina la fragilità umana. La incendia di Dio.

1. “Venne all’improvviso dal cielo un fragore”

Il vento che rompe le chiusure (Atti 2,1-11). Gli Atti degli Apostoli raccontano la Pentecoste con immagini quasi violente: vento impetuoso, fragore, lingue di fuoco. Nulla è statico. Nulla è immobile. Lo Spirito Santo entra nella storia come un’irruzione. I discepoli sono riuniti nello stesso luogo. Ma la loro unità è ancora fragile. Non basta essere insieme per essere veramente in comunione. Dentro ciascuno resta la paura, il dubbio, il ricordo della croce. Ed è qui che il vento irrompe.

Nella Scrittura il vento è sempre simbolo del soffio divino. Invisibile e incontrollabile. Non può essere trattenuto né posseduto. Lo Spirito Santo sfugge a ogni tentativo umano di controllo.

Arriva dove vuole, rompe gli equilibri, attraversa le sicurezze. L’uomo moderno desidera dominare tutto: il tempo, il corpo, le emozioni, perfino il sacro. Ma lo Spirito resta libero. Non può essere ridotto a tecnica spirituale, emozione religiosa o sistema morale.

Meister Eckhart intuiva che Dio entra nell’anima spesso come una distruzione benefica. Prima di riempire, svuota. Prima di illuminare, rompe le false immagini che l’uomo ha costruito di sé stesso e persino di Dio. Le lingue di fuoco si posano sui discepoli senza consumarli. Qui il simbolo diventa straordinario. Il fuoco umano distrugge. Il fuoco divino illumina. Non annienta l’uomo, ma lo rende trasparente. E subito accade il miracolo delle lingue.

Ognuno comprende nella propria lingua. Non è soltanto un prodigio esteriore. È una rivelazione sul modo in cui Dio salva il mondo. A Babele l’umanità voleva costruire unità senza amore e precipitò nella confusione. A Pentecoste Dio crea comunione senza cancellare la differenza. Joseph Ratzinger osservava che la Chiesa nasce universale proprio qui. Non come uniformità, ma come armonia vivente. Lo Spirito non cancella i volti. Li rende capaci di incontro. San Bernardo direbbe che l’amore autentico non distrugge ciò che siamo. Trasfigura ciò che siamo.

E qui emerge una delle grandi tragedie del nostro tempo: l’uomo parla continuamente, ma raramente comunica davvero. Le parole spesso diventano strumenti di dominio, propaganda, aggressione o esposizione di sé. La Pentecoste invece restituisce alla parola la sua origine sacra: creare comunione. Lo Spirito Santo trasforma il linguaggio da strumento di separazione a possibilità di incontro.

2. “Pace a voi”

Il Risorto entra nelle stanze chiuse (Gv 20,19-23).Il Vangelo di Giovanni presenta una Pentecoste completamente diversa da quella degli Atti. Nessun fragore. Nessuna folla. Nessun vento visibile. C’è soltanto una stanza chiusa. Ed è forse proprio questa l’immagine più vera dell’anima umana. I discepoli hanno paura. Le porte sono serrate. Il trauma della croce li ha richiusi dentro sé stessi. La comunità nata attorno a Gesù rischia di trasformarsi in un gruppo paralizzato dalla paura del mondo. Ma il Risorto entra ugualmente.

Questo dettaglio è decisivo. Cristo non aspetta che l’uomo sia pronto. Non aspetta che il cuore sia perfettamente aperto. Entra dentro le chiusure. “Pace a voi.” La prima parola del Risorto non è rimprovero. Non è giudizio. È pace. Ma la pace evangelica non coincide con la tranquillità psicologica. È qualcosa di infinitamente più profondo. È riconciliazione tra l’uomo e Dio. È guarigione della frattura interiore.

Poi Gesù soffia sui discepoli. Questo gesto richiama direttamente la Genesi. Come Dio aveva soffiato il respiro della vita nelle narici di Adamo, così ora Cristo soffia sull’umanità nuova. La Pentecoste diventa allora una seconda creazione. Tommaso d’Aquino vedeva nello Spirito Santo il vincolo eterno d’amore tra il Padre e il Figlio. Ricevere lo Spirito significa entrare dentro questo movimento trinitario.

E tuttavia lo Spirito non viene donato per rinchiudere i discepoli in una spiritualità privata. Viene donato per la missione. “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi.” La Chiesa nasce qui: non come rifugio dal mondo, ma come presenza dentro il mondo. Sergej Bulgakov contemplava la Pentecoste come il principio della trasfigurazione cosmica. Lo Spirito vuole raggiungere ogni dimensione dell’esistenza: il corpo, la storia, la materia, la cultura, il dolore umano. San Bernardo direbbe che l’anima piena di Spirito non può restare ripiegata su sé stessa. Il fuoco tende sempre a diffondersi.

3. Il perdono: Il miracolo più difficile

Il dono finale dello Spirito appare sorprendente: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati.” L’uomo si aspetta miracoli spettacolari. Ma il miracolo più grande della Pentecoste è il perdono. Perdonare significa interrompere il ciclo della violenza interiore. Significa rifiutare che il male abbia l’ultima parola. Eppure il perdono è una delle cose più difficili da vivere. L’uomo ferito spesso preferisce custodire la propria sofferenza piuttosto che lasciarla guarire.

Lo Spirito Santo allora non è soltanto consolazione. È potenza di riconciliazione. Il mondo contemporaneo fatica profondamente a perdonare. Tutto viene esposto, giudicato, fissato nella memoria collettiva. Ma senza perdono non esiste futuro. Esiste soltanto ripetizione del passato. La Pentecoste inaugura invece un’umanità capace di ricominciare. Giovanni Damasceno scriveva che lo Spirito è la bellezza vivente di Dio che ricrea ciò che il peccato aveva deformato. E qui appare il volto più profondo della Chiesa: non comunità di perfetti, ma luogo dove il perdono continua a diventare possibile. San Bernardo direbbe che l’uomo spirituale non è colui che non cade mai, ma colui che lascia allo Spirito la possibilità di rialzarlo continuamente.
La Pentecoste nasce precisamente dentro le tempeste e le fragilità. Gli apostoli non ricevono lo Spirito perché siano uomini perfetti. Lo ricevono perché imparino a non affondare interiormente. Lo Spirito Santo non elimina tutte le tempeste. Trasforma il modo di attraversarle. La luce del quadro è decisiva. In mezzo all’oscurità del cielo e del mare, il volto di Cristo resta misteriosamente luminoso. È una luce che non distrugge la notte, ma la attraversa. Qui Rembrandt tocca qualcosa di profondamente evangelico: Dio non sempre impedisce il caos, ma entra dentro il caos umano.

La barca inclinata sembra quasi spezzarsi. Eppure continua a galleggiare. Da secoli la tradizione cristiana vede in questa barca l’immagine della Chiesa: fragile, ferita, attraversata dalle crisi della storia, eppure mai completamente sommersa. Anche oggi il mondo assomiglia a questo mare agitato. Guerre, solitudini, violenze, paure collettive, smarrimento spirituale. L’uomo contemporaneo vive spesso come un navigatore senza stelle. Eppure la Pentecoste annuncia qualcosa di sconvolgente:

il vento che sembrava minaccia può diventare soffio di vita.

Nel quadro il vento scuote la vela e spinge la barca verso il caos. Negli Atti degli Apostoli il vento dello Spirito scuote invece le chiusure interiori e apre alla comunione. È come se la Pentecoste trasformasse il significato stesso della tempesta. San Bernardo direbbe che Dio non aspetta che il mare si calmi per entrare nella barca. Vi entra nel pieno della notte.

Rembrandt dipinge una fede ancora ferita, ancora incompleta, ancora attraversata dalla paura. E forse proprio qui il quadro diventa profondamente spirituale. La fede vera non nasce dall’assenza delle onde. Nasce dalla scoperta che Cristo resta presente e il miracolo più grande dello Spirito Santo: non impedire al mare di agitarsi, ma impedire al cuore di disperare.

La Pentecoste è il contrario della chiusura.
Lo Spirito Santo entra nelle stanze serrate dell’uomo, rompe la paura, incendia la parola, ricrea la comunione. Il mondo contemporaneo conosce infinite forme di connessione, ma continua a soffrire una profonda incapacità di comunione. La Pentecoste ricorda che l’unità vera non nasce dal controllo né dall’uniformità, ma dalla ca**tà. Cristo continua ancora oggi a soffiare il suo Spirito sopra il mondo.

E ogni volta che un uomo torna a perdonare, ad ascoltare, ad amare, il miracolo della Pentecoste ricomincia silenziosamente nella storia. San Bernardo avrebbe detto: L’anima toccata dallo Spirito non smette di essere fragile.Ma la sua fragilità comincia finalmente a bruciare di Dio.

La Pentecoste È una Fiamma che continua a discendere sulle notti dell’uomo.
Eremo Bernard De Clairvaux Mauro Ianniruberto Daniele Chierico Maurizio Schifano Madonna di Piedigrotta Annamaria Villa Grottammare_ Adorazione Eucaristica Perpetua

Nella Solennità di Pentecoste, che si celebra questa domenica, noi cattolici abbiamo la possibilità di ottenere un’indulgenza plenaria, sia per noi stessi che per un’anima del Purgatorio.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che il Purgatorio è una “purificazione finale” che devono attraversare per arrivare in cielo tutti coloro “che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio”, ma sono “imperfettamente purificati, sebbene siano sicuri della loro salvezza eterna”.

L’Enciclopedia Cattolica spiega che “per indulgenza plenaria si intende la remissione di tutta la pena temporale meritata per il peccato, in modo tale che non è necessaria nessun’altra espiazione nel Purgatorio”.

Le anime del Purgatorio aspettano di godere della presenza di Dio in Cielo. Per poterle aiutare in questo processo di purificazione, un cattolico può seguire i seguenti passi:

1️⃣ Avere la ferma intenzione di non peccare più, nemmeno venialmente.

2️⃣ Confessare sacramentalmente tutti i peccati.

3️⃣ Ricevere l’Eucaristia.

4️⃣ Pregare secondo le intenzioni del Papa.

5️⃣ Recitare o cantare l’inno Veni Creator Spiritus durante la Solennità di Pentecoste.

Indirizzo

Milan

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Insegnanti e Tutors dei processi di Apprendimento pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi