31/05/2026
Sono 6 anni che urlo nel silenzio generale chiedendo una sola cosa: VERITÀ E GIUSTIZIA per mio figlio Gioele di quattro anni e per mia moglie Viviana
In cambio ho ricevuto porte chiuse, indifferenza e una solitudine che nessun padre dovrebbe mai conoscere. Mi avete lasciato solo a comba***re una battaglia che avrebbe dovuto essere dello Stato, della giustizia e di tutte le istituzioni che hanno il dovere di tutelare i cittadini.
RITENGO CHE LO STATO ABBIA FALLITO FIN DAL PRIMO GIORNO NELLE RICERCHE. Nei momenti più drammatici della mia vita mi sono sentito privato della possibilità di cercare personalmente mia moglie e mio figlio. Mentre loro erano dispersi, io non ho avuto la possibilità di partecipare come avrei voluto alle ricerche della mia famiglia.
Il giorno in cui è accaduta questa tragedia, e per i quindici giorni successivi, sono stato costantemente in caserma a rispondere alle domande degli investigatori e a essere interrogato. Mentre vivevo l’angoscia di non sapere dove fossero mia moglie e mio figlio, il mio tempo trascorreva tra verbali, interrogatori e attese. È una ferita che porto ancora dentro e che non dimenticherò mai.
Mi vergogno per chi ha voltato lo sguardo dall’altra parte. Mi vergogno per chi ha preferito archiviare dubbi e domande invece di cercare fino in fondo la verità. Mi vergogno per un sistema che parla di giustizia ma che, davanti alla morte di un bambino di quattro anni e di una donna di soli 43 anni, non è stato capace di dare risposte chiare e definitive.
Ai media che hanno acceso i riflettori quando faceva comodo e poi sono spariti, dico che dietro questa storia non ci sono titoli e audience, ma una famiglia distrutta dal dolore.
A chi rappresenta lo Stato dico una cosa semplice: UN PAESE CHE NON RIESCE A DARE VERITÀ A UN PADRE CHE HA PERSO SUO FIGLIO E SUA MOGLIE HA FALLITO NEL SUO COMPITO PIÙ IMPORTANTE.
Mentre io continuo a vivere con domande che non hanno mai trovato una risposta definitiva, chiunque sia responsabile di questa tragedia non ha mai pagato per ciò che è accaduto. A me, invece, è stato inflitto UN ERGASTOLO CHE DURA OGNI GIORNO DELLA MIA VITA: quello del dolore, dell’assenza e della ricerca incessante della verità.
HO PERSO MIO FIGLIO GIOELE, DI SOLI QUATTRO ANNI, E MIA MOGLIE VIVIANA, DI SOLI 43 ANNI.
Da quel giorno non esiste più pace, non esiste più serenità.
Non chiedo compassione. Non chiedo favori.
CHIEDO CIÒ CHE DOVREBBE ESSERE UN DIRITTO DI OGNI CITTADINO: LA VERITÀ.
E continuerò a pretenderla fino all’ultimo giorno della mia vita, perché Gioele aveva solo quattro anni e Viviana solo 43.
NON MERITANO IL SILENZIO. NON MERITANO L’OBLIO. NON MERITANO CHE TUTTO QUESTO VENGA DIMENTICATO.
La vergogna non è di chi continua a lottare.
LA VERGOGNA È DI CHI AVREBBE DOVUTO CERCARE LA VERITÀ FINO IN FONDO E NON L’HA FATTO.