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LA PIZZ'ONTA, LO STREET FOOD D'ABRUZZO 😍La pizzonta abruzzese è tipica della tradizione d'Abruzzo, definita anche pizzet...
26/09/2019

LA PIZZ'ONTA, LO STREET FOOD D'ABRUZZO 😍
La pizzonta abruzzese è tipica della tradizione d'Abruzzo, definita anche pizzetta, pizzondella o pizz’onta. Un cibo molto antico, diffuso tra i contadini abruzzesi che avevano a disposizione pochi e semplici ingredienti. Può essere farcita come più ti piace, ma anche così è buonissimaa! 😉

Street Food per un italiano su due: tradizione locale preferita dal 69%Gli italiani non si fanno scappare l’occasione pe...
25/08/2019

Street Food per un italiano su due: tradizione locale preferita dal 69%

Gli italiani non si fanno scappare l’occasione per acquistare street food: più di uno su due (52%), secondo quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’, consuma cibo da strada e con l’arrivo della bella stagione non mancano occasioni ed eventi per gli appassionati. Un fenomeno storicamente presente in Italia che sta vivendo una nuova stagione di successo anche grazie alle nuove tecnologie, perché concilia la praticità con il costo contenuto. Tra coloro che mangiano cibo di strada ad essere nettamente preferito dal 69% per cento è il cibo della tradizione locale che va dalla piadina agli arrosticini fino agli arancini, mentre il 17% quello internazionale come gli hot dog e solo il 14% i cibi etnici come kebab, falafel.

L’Italia con le sue numerosissime golosità gastronomiche può vantare una tradizione millenaria come dimostrano le diverse specialità locali (arancini siciliani, piadina romagnola, olive ascolane, filetti di baccalà romani, arrosticini abruzzesi, polenta fritta veneta, focacce liguri, porchetta laziale, ecc). Con gli stili di vita salutistici spazio anche all’innovazione nella tradizione con nuove pozioni naturali con la crescente offerta di prodotti salutistici come la frutta presentata in tutte le diverse forme, dai centrifugati ai frullati, dagli smoothies ai pezzettoni.

Una offerta che piace molto anche ai turisti italiani e stranieri alla ricerca delle specialità locali. Non è un caso che più di sei stranieri su dieci fanno shopping di cibo che viene acquistato nel 39% dei casi nei mercati di stradae dagli ambulanti che rappresentano la forma di vendita più genuina per i turisti, secondo le elaborazioni Coldiretti sullo studio “In viaggio attraverso l’Italia” di Confimprese.

Un patrimonio che va adeguatamente tutelato rispettando, soprattutto nei centri storici, l’identità alimentare locale.

CACIO FRITTO: ECCELLENZA D'ABRUZZOIl formaggio fritto abruzzese è un antipasto tipico della regione Abruzzo, è uno dei t...
01/08/2019

CACIO FRITTO: ECCELLENZA D'ABRUZZO
Il formaggio fritto abruzzese è un antipasto tipico della regione Abruzzo, è uno dei tantissimi piatti molto gettonati, sia nelle famiglie, ma, anche nei ristoranti e trattorie. E’ una ricetta molto semplice da realizzare, il segreto, è tutto nella pastella, che donerà al formaggio la giusta croccantezza, facendo restare l’interno molto gustoso e morbido. E’ un piatto da servire ben caldo e vi conquisterà sicuramente. La ricetta originale prevede l’uso del formaggio fresco di pecora, ma, potete usare anche quello di mucca, l’importante è che sia fresco e di ottima qualità.

Che ne direste di un bel salto in Sicilia? Una passeggiata nel cuore di Palermo o un bel tuffo nelle acque limpide di Fa...
19/07/2019

Che ne direste di un bel salto in Sicilia? Una passeggiata nel cuore di Palermo o un bel tuffo nelle acque limpide di Favignana.. Tutto accompagnato dalle 😋😋Gli arancini di riso (o arancine), vanto della cucina siciliana, sono dei piccoli timballi adatti ad essere consumati sia come spuntino che come antipasto, primo piatto o addirittura piatto unico. In Sicilia si trovano ovunque e in ogni momento, sempre caldi e fragranti nelle molte friggitorie: di città in città spesso cambiano forma e dimensioni, assumendo fattezze ovali, a pera o rotonde, a seconda del ripieno. Si possono contare circa 100 varianti: dalla più classica al ragù e al prosciutto, a quelle più originali come al pistacchio e al nero di seppia! Noi oggi vi presentiamo le due classiche intramontabili, al ragù di carne di maiale e piselli e al prosciutto e mozzarella; voi quale preferite?

ARRRRROWSTICINI Parli di   e pensi agli arrosticini. Ti capita sicuramente se hai l’Abruzzo nel sangue ma non puoi farne...
11/07/2019

ARRRRROWSTICINI
Parli di e pensi agli arrosticini. Ti capita sicuramente se hai l’Abruzzo nel sangue ma non puoi farne a meno in ogni caso. Per la tua top ten, se sei un vero eatinerante, devi prenderli in considerazione.

Storia da Cibo di Strada

Piatto regionale, semplice da cucinare, ricco di storia e, naturalmente, strabuono, l’arrosticino è cibo di strada per eccellenza. E ha un vissuto da vero street food.

Nasce tra i pastori abruzzesi, ai piedi del Gran Sasso, in luoghi e tempi in cui si viveva solo di ovini e con la pecora ci facevi tutto (ho detto “tutto”, non “di tutto”). Come tanti altri cibi di strada, nasce come piatto umile, tra gente povera, tra quelli che, per necessità o virtù, si affezionano alle proprie tradizioni ed emigrando le portano con sé. Tanto che ha iniziato a fare il giro del mondo ed è diventato simbolo di una terra e della sua cucina.

Non sappiamo se i primi a portarlo fuori dai confini abruzzesi siano stati chef itineranti su un truck o un’apecar (più probabilmente hanno usato treno e scatola di cartone), ma ciò che è certo è che oggi non c’è Street Food Festival che si rispetti senza il profumo di arrosticini sullo sfondo e che molti di noi, amanti del cibo di strada, l’hanno assaggiato per la prima volta proprio in una piazza o una sagra di paese.

Arrosticino o spiedino? Scopri le differenze

Sì, perché se l’avete preso al supermercato o in un ristorante che di tipico ha solo il bagno in fondo a destra, probabilmente avete mangiato qualcosa di diverso. Gli , quelli veri, quelli prodotti in maniera artigianale, sporcandosi le mani, li riconoscete subito: la carne è magra, ha il sapore e il profumo inconfondibile della carne di pecora ed è tagliata al coltello, intervallata da piccoli pezzetti di grasso (sempre di pecora, naturalmente) che servono ad aiutare la carne magra a resistere alla cottura, restando morbida e succulenta come piace a noi. Gli altri, industriali, sono solo spiedini.

STIAMO ARRIVANDO ☠️⛵️⚓️
10/07/2019

STIAMO ARRIVANDO ☠️⛵️⚓️

LO SI SBANDIERA, SE NE PARLA.Questo forse il grande equivoco riguardo al cibo da strada: poiché nato povero dall’esigenz...
07/07/2019

LO SI SBANDIERA, SE NE PARLA.
Questo forse il grande equivoco riguardo al cibo da strada: poiché nato povero dall’esigenza primaria di nutrire il popolino a poco costo, è sempre stato considerato di poco conto. Invece, specie ai giorni nostri della globalizzazione, è spesso l’ultimo baluardo della tradizione e dell’identità di un territorio. Basti pensare al panino con la milza dei mercati siciliani, o al quello col lampredotto (trippa) che ancora viene venduto negli ultimi chioschi, o lampredottai, di Firenze. La pizza stessa, emblema dell’italica e popolana cucina, assolve le stesse funzioni delle “pie” inglesi e nasce con l’esigenza di sfamare, per strada, i più poveri. Il cibo da strada, in questo caso, identifica e distingue il territorio e la tradizione, mantenendo vivo un’aspetto tra i più importanti della cultura di ogni popolo, quello del costume alimentare.

In tempi più recenti, si sono visti spuntare nei pressi di stadi e palazzetti, fiere e mercati, numerosi automezzi attrezzati per la vendita di bibite e panini, classici quelli con la salamella o con la porchetta, versione italica degli statunitensi hot-dog e hamburger, a loro volta discendenti della tradizione di poveri immigranti provenienti dalle città di Amburgo e Francoforte. La corrente odierna dello street food sta prendendo una piega decisamente diversa, puntando all’aspetto culturale di tradizione, a volte da riscoprire, e scommettendo sulla qualità di una proposta sempre più raffinata. Il trend della riscossa arriva paradossalmente proprio dalla terra che ha inventato il junk-food, cioè gli Stati Uniti, dove i food truck più in voga sono oggetto di ogni attenzione da parte di gourmet sempre più esigenti e media specializzati
Il manifesto dell’odierno Street Food potrebbe essere “IL CIBO DI STRADA è IL VERO TESTIMONE DELL'IDENTITA' DI UN POPOLO”. Sicuramente ne misura il grado di cultura alimentare e la sua tradizione, ma anche la capacità di reinventarsi continuamente nella giungla quotidiana di un tessuto urbano in costante evoluzione, pur mantenendo salde le proprie radici nella storia di un territorio. In poche parole il cibo da strada si è liberato dai pregiudizi per rivendicare il proprio posto alla luce del sole come espressione di civiltà gastronomica.

LO STREET FOOD, O CIBO DA STRADA, ESISTE PRATICAMENTE DA QUANDO L’UOMO CREA I PRIMI INSEDIAMENTI URBANI.Le tracce più an...
07/07/2019

LO STREET FOOD, O CIBO DA STRADA, ESISTE PRATICAMENTE DA QUANDO L’UOMO CREA I PRIMI INSEDIAMENTI URBANI.
Le tracce più antiche di cibo preparato e cucinato per strada risalgono agli albori della nostra civiltà, circa diecimila anni fa. I greci già descrivevano l’usanza egizia, tradizione del porto di Alessandria poi adottata in tutta la Grecia, di friggere il pesce e di venderlo per strada. Dalla Grecia il costume è passato al mondo romano, arricchendosi e trasformandosi in innumerevoli varianti. Si possono ancora osservare, negli scavi di Ercolano e di Pompei, i resti ben conservati di tipici “thermopolia”, gli antenati del moderno “baracchino”. Erano una sorta di cucinotto che si affacciava direttamente sulla strada, adibito alla vendita di cibi cotti di ogni sorta, principalmente minestre di farro, fave o cicerchie. All’epoca le classi urbane meno abbienti vivevano in abitazioni, condomìni a tutti gli effetti, per la maggior parte sprovviste di cucina. Il popolino si nutriva dunque per strada, rifornendosi dal più vicino thermopolium che proponeva vivande corroboranti alla portata di tutte le tasche.Il cibo da strada accompagna così l’evoluzione della nostra civiltà nel corso dei secoli, con discrezione, senza lasciare grandi tracce visto il suo stretto rapporto con la plebe. Eppure nel medioevo sono legioni, nelle grandi città, i banchi, banchetti e carretti che vendono a poco prezzo cibo cotto e cucinato per le vie anguste dei bassifondi. Come spesso accade però, è proprio nella povertà che l’ingegno umano da il meglio di sé e produce le immortali basi di una intera cultura gastronomica. A questo modo nascono a Parigi i “pâtés”, o meglio “pâstés”, gli involucri di pasta contenenti varie farciture, in genere carni stufate o verdure, venduti per pochi soldi a garzoni e facchini che possono così nutrirsi mentre lavorano, senza alcun bisogno di posate. Daranno origine alla parola “pasticcere” e diventeranno, nel Rinascimento e nel secolo dei lumi, i trionfi delle tavole regali di tutta Europa sotto forma di timballi, torte salate e sfoglie di ogni genere ripiene di tartufi, piccioni e foie-gras. Lo stesso, umile principio della “pie” della bassa cultura anglo-sassone: quell’involucro crostoso di farina, strutto e acqua contenente interiora stufate, consumato dai minatori e dagli operai inglesi ai tempi della rivoluzione industriale. La crosta si buttava via, poichè impregnata di carbone o del grasso dei macchinari dopo che la si era tenuta in mano. Sempre britannica una autentica istituzione quale il “Fish and chips”, venduto per strada e avvolto nel giornale, retaggio dei profughi ebrei sefarditi in fuga dalle persecuzioni tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Seicento. Quella loro usanza del pesce fritto “da asporto” è proprio la stessa di quella degli egizi di Alessandria, estesa a tutto il Nord Africa e alla Spagna moresca di El Andalus.

04/07/2019

Stiamo lavorando per voi.. A breve novità!! ⚡🔥⚫ STAY TUNED ⚫

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