19/10/2026
Quando Alberto Moravia pubblicò “Gli indifferenti” nel 1929 aveva ventidue anni.
La critica individuò subito uno dei tratti più interessanti della sua scrittura: una prosa “depurata di ogni belluria”, asciutta, lontana dal compiacimento lirico.
Moravia avrebbe poi riassunto così la sua idea di letteratura: “La narrativa si regge non già sulla scrittura, ma sulla struttura”.
Per lui, dunque, lo stile non deve mettersi in mostra ma sostenere personaggi, situazioni e rapporti, lasciando in primo piano il contenuto del romanzo.
È una lezione ancora utile. Una frase può essere elegante e tuttavia superflua. Una metafora può funzionare da sola ma indebolire il passaggio in cui compare. Un periodo può suonare benissimo ma chiedere al lettore di soffermarsi sulla prosa nel momento in cui dovrebbe concentrarsi sugli avvenimenti.
Moravia ci ricorda che scrivere bene non significa necessariamente scrivere in modo vistoso.
A volte il lavoro più difficile consiste nel togliere tutto ciò che chiede di essere ammirato e lasciare solo ciò che serve.
E voi, quando rileggete, sapete rinunciare a una bella frase se il testo non ne ha bisogno?�(Pensierino del giorno per lettori e scrittori: se vi piace questa rubrica, vi piaceranno anche i libri che pubblichiamo. Venite a trovarci sul nostro sito popedizioni.it)
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