
20/08/2025
LA “ROCCIA DEL PICCHIONE” A SPERLONGA - STORIE E CURIOSITA’
Ieri sono riuscito a convincere un mio caro amico, il fotografo/pittore Giuseppe Corsetti, ad accompagnarmi in una delle mie “spedizioni” mirate a raccogliere delle testimonianze fotografiche dei siti di maggior interesse storico, archeologico e paesaggistico del nostro territorio. L’obiettivo di questa nuova “missione” era riuscire a fotografare i resti dell’insediamento medievale situati sulla sommità di uno spuntone roccioso davanti al quale la gente passa ogni giorno per andare al mare senza mai chiedersi quale possa essere la sua storia.
La “Roccia del Picchione” (questo è il suo vero nome), domina dall’alto l’intera cala di Sperlonga. Isolato dai monti retrostanti, il picco roccioso ha una forma quasi cilindrica e si alza sulla scarpata del pedemonte di circa 60 metri, toccando con la sommità i 100 metri di quota (foto in alto a sinistra). Pochi sanno che sulla sua sommità questa roccia conserva i resti di un insediamento arroccato medievale – che ha protratto la sua esistenza fino all’inizio dell’Ottocento – nonché avanzi di muro in opera incerta, che ne testimoniano anche l’occupazione antica. Alla base del lato a monte, nascosta agli occhi di chi transita sulla strada sottostante, si apre una caverna larga 3-4 metri e profonda altrettanto (foto in alto a destra). Poco più avanti dell’ingresso della grotta è presente una cisterna scavata nella roccia – larga circa 2.5 metri, lunga circa 4,5 metri e profonda 2 metri – nata per la raccolta delle acque piovane, oggi a cielo aperto e parzialmente seminterrata (foto in basso a sinistra).
Circa 5 metri a destra dell’ingresso della grotta parte una rampa di scale intagliate nella roccia – realizzata proprio per raggiungere il pianoro sulla cima – larga circa 1 metro, che sale a spirale sfruttando la conformazione naturale del “Picchione”. I gradini e i parapetti sopravvissuti di questa antica scala mostrano restauri e rimaneggiamenti moderni. L’accesso alla scalinata, tuttavia, si trova a circa 2,5 metri dal piano pavimentale e questo fa supporre che originariamente vi fosse una rampa mobile in legno il cui scopo era impedire agli invasori, una volta rimossa, di raggiungere l’insediamento soprastante.
La sommità del picco roccioso è caratterizzata da una parte pianeggiante in cui sono presenti due ambienti: il primo è rettangolare e oblungo al quale si affianca a sud il secondo, più grande, ma sempre rettangolare e col lato maggiore disposto in maniera ortogonale al primo. Al centro dell’insediamento si apre una piazzetta, che è incassata e protetta da settentrione da rupi più elevate, che nascondono perfettamente le costruzioni sulla cima. I muri in opera incerta si notano sulla facciata della prima costruzione e sul bordo orientale del piccolo pianoro; nell’edificio che affaccia sul lato in cui si trova la grotta si nota distintamente una porta, ben visibile nella foto in basso a destra. Gli archeologi che nei primi anni del 2000 visitarono il sito riconobbero nella roccia del Picchione una posizione ad uso di “specula”, parola latina che si traduce in italiano principalmente come “osservatorio” o “vedetta” (Quilici, Quilici-Gigli, Atta 19, 2009).
Gli edifici situati sulla cima – probabilmente altomedievali – testimoniano invece una fase in cui ci si arroccava in maniera così ardua per il timore delle incursioni dei popoli che si davano alla pirateria, come i saraceni (IX-X secolo), e potrebbero essere stati utilizzati anche nel Rinascimento per lo stesso scopo, viste le ancor più terribili incursioni ottomane che si verificarono a Sperlonga e a Fondi nel XVI secolo. Non sarebbe quindi un’ipotesi peregrina quella che tende a definire questa “antiqua specula” una delle prime “torri di avvistamento” del litorale pontino. Altre foto del sito, sempre realizzate da Giuseppe Corsetti, sono nei commenti.
M.R.