29/08/2026
Raccogliere gli oggetti degli altri e osservarli con attenzione. Accorgersi di quella crepa, di quell’angolo troppo smussato di quel lato un po più logoro. Eppure apprezzarne la bellezza intensa, derivata da un utilizzo consueto e convinto e affettuoso.
Di quell’affetto che si dà troppo per scontato, quasi sempre, per un eccesso di sicurezza.
Gli oggetti raccontano la nostra storia, assorbono i nostri sentimenti, portano dentro le nostre gioie e i nostri dolori. E se decidiamo di abbandonarli, se li perdiamo o se siamo costretti a lasciarli, loro persistono e raccontano la nostra storia a chi li raccoglie e se ne prende cura e gli dà un’altra possibilità. Però quella possibilità, quella nuova vita, conterrà sempre le vite precedenti: tutti i sorrisi, le lacrime, gli sguardi, i rimpianti, le delusioni, le gioie e le speranze.
È questo che succede con il signor Pi. “Aveva riposto la scopa e si era diretto nel retrobottega. Si era seduto, con i gomiti appoggiati al tavolo e la testa fra le mani, in attesa del primo cliente, e aveva pensato che stava passando la vita tra oggetti dimenticati, sedie senza più casa, porcellane spaiate, orologi fermi su ore che nessuno ricordava più. Eppure certe persone somigliavano più degli oggetti a questioni lasciate indietro. (…) E perché forse è questo che fanno gli esseri umani, per lenire un certo tipo di dolore: continuano a coltivare una presenza, anche quando il resto del mondo la chiama assenza.”
Il sole nelle pozzanghere - Matteo Bussola
A Storie di Piazza il 10 settembre alle 19,30 presso la Biblioteca comunale don Vincenzo Angelilli
Lucio Romano
Raffaella Rizzi
Antonia Bellafronte
Fratello Sole
La-Librellula
Comune di Gioia del Colle
Ernesto Losavio