10/10/2026
Il successo più grande? Chiudere il locale a pista piena.
Ho cominciato a mettere dischi nel 1986 o nel 1987. L’anno preciso non lo ricordo: sono passati parecchi anni, ma certe sensazioni le ricordo benissimo.
La mia passione è diventata un lavoro, anche se caratterialmente non sono mai stato uno a cui piace mettersi in mostra. Salire in consolle, le prime volte, non è stato facile.
Amavo soprattutto l’apertura e la chiusura del locale. Per me erano i momenti più belli, quelli in cui la ricerca musicale faceva davvero la differenza.
Passavo giornate nei negozi di dischi, cercando pezzi e versioni particolari. Costruivo la selezione partendo dagli 80 BPM, salendo piano piano fino a 116, 118, al massimo 120.
E impazzivo quando vedevo la gente cominciare a muovere la testa, poi la gambetta… e infine ritrovarmela in pista.
Persone appena entrate nel locale che, un disco dopo l’altro, si lasciavano coinvolgere. Arrivare a mezzanotte, mezzanotte e mezzo con la pista piena e accompagnarla fino all’una e mezzo, quando subentrava il DJ della parte centrale, per me era già un successo.
Poi c’era la chiusura. Dopo le classiche due ore del DJ centrale, verso le tre o le tre e mezzo, tornavi in consolle per l’ultima ora.
Lì potevi davvero sbizzarrirti. Ti**re fuori quel disco particolare, quella versione cercata per giorni, quel pezzo capace di far dire a qualcuno:
«Cazzo, quanto è bello questo pezzo. Non vado ancora a letto, me lo ascolto fino alla fine.»
E poi mettevi il successivo, e la gente restava.
Ecco, per me il successo più grande di un DJ era questo: mettere l’ultimo disco e avere ancora la pista piena.