25/11/2025
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Da un testo di Oriana Fallaci
Essere donna è un’infinita fatica, ma anche un privilegio.
Fatica, perché ti viene chiesto tutto, da sempre. Di essere forte ma non troppo, sensibile ma non fragile, intelligente ma non intimidatoria, indipendente ma non al punto da spaventare. Ti insegnano a camminare in equilibrio su una corda tesa: se cadi di qua sei “debole”, se cadi di là sei “aggressiva”. E tu, nel mezzo, a tenere insieme pezzi che agli altri sembrano ovvi, naturali, dovuti.
Essere donna è fatica nel corpo. Il corpo che tutti giudicano, toccano, commentano, pretendono di spiegare e di governare. Troppo magra, troppo grassa, troppo scoperta, troppo coperta. Madre o non madre, desiderabile o invisibile, giovane da esibire o vecchia da nascondere. Ogni scelta che riguarda il tuo corpo diventa affare pubblico, terreno di discussione, bersaglio di sentenze non richieste.
È fatica nelle relazioni. Perché ti hanno cresciuta dicendoti che devi capire tutti, perdonare tutti, aggiustare tutto. Che se una relazione va a rotoli è colpa tua, non hai amato abbastanza, non hai avuto abbastanza pazienza, abbastanza dolcezza, abbastanza silenzio. Sei quella che “tiene insieme” la famiglia, il lavoro, la casa, gli umori degli altri. E se crolli, il problema diventi tu, non il peso che ti hanno messo addosso.
È fatica nel lavoro. Devi dimostrare il doppio per avere la metà. Se hai successo, è perché “ti sei saputa muovere”; se non ce la fai, confermi il sospetto che “in fondo le donne non reggono”. Se alzi la voce sei isterica, se non la alzi sei insignificante. E nel frattempo devi far finta che vada tutto bene, che non ti tocchi, che non ti ferisca. Per non essere accusata anche di vittimismo.
Eppure, in questa fatica c’è un privilegio che molti non sopportano nemmeno di sentir nominare. Il privilegio di conoscere il dolore e trasformarlo. Di portare dentro una memoria antica di tutto quello che le donne prima di te hanno sopportato, perso, conquistato..