23/01/2019
- "Alle scuole elementari dell’istituto salesiano don Bosco, quando avevo 7-8 anni, le suore decisero di chiamare un professore esterno per le ore di educazione fisica. Scelsero Biagio Di Gioia, che oltre ad essere prof, giocava a basket nell’A.S. Ruvo. Mi innamorai subito di questo gioco. Mi ricordo che a fine lezione tornavo a casa a piedi. Dalla palestra a casa mia c’era più o meno 1 km di strada, per tutto il tragitto correvo simulando il gesto del tiro”.
- “Un mio amico chiese a Reggio Emilia di farmi fare un provino per le giovanili. Avevo 18 anni. La Reggiana in foresteria prendeva solo lunghi, i piccoli erano tutti del posto, ce n’erano da buttare. Il livello fisico e tecnico dei miei pari ruolo era notevole, ancora oggi non mi spiego come sia stato possibile che mi abbiano tenuto. Quando firmai, pensai subito: finalmente non mi devo piu’ svegliare all’alba per andare a lavorare nei campi".
- "Max Menetti mi doveva ve**re a prendere alla stazione il giorno che arrivai in treno da Barletta a Reggio, aveva fatto tardi il sabato notte e rimase a letto. Mi fece stare 3 ore da solo in stazione".
- "Feci il pendolare Firenze-Reggio tutti i giorni per fare il servizio militare: qualche volta facevo il turno della mattina, mangiavo, prendevo il treno, cambiavo a Bologna, arrivavo, mi allenavo e ripartivo indietro per la caserma. Qualche volta facevo il turno di notte e al rientro a Firenze invece di dormire, mi toccava lavorare."
“Con la Fortitudo ho esordito il 7 Febbraio del ‘99, proprio nel derby in casa Virtus. Immaginate la tensione che avevo addosso. E’ andata benissimo, abbiamo vinto, ho giocato sicuramente meglio in difesa che in attacco, ma ero lì soprattutto per quello. Era impensabile rubare il posto a Myers, Karnisovas, Mulaomerovic, Jaric. Potevo stare in campo solo se difendevo".
- "La prima chiamata in Nazionale fu da parte di Messina il 30 Dicembre del ‘96 per un’amichevole contro la North Carolina di Vince Carter, perché Myers era infortunato. Ero cagato nelle mutande… normale amministrazione. La seconda chiamata è arrivata grazie a Tanjevic nel ‘98 per la preparazione ai mondiali di Atene. Lui amava i play alti e siccome al grande Dado Lombardi venne la brillante idea di farmi giocare in quel ruolo, mi ha voluto mettere alla prova. La lotta per un posto da playmaker era meno agguerrita rispetto al ruolo di guardia e ala piccola. Che massacro la preparazione con Boscia… Niente a che vedere con quelle di oggi. Scuola slava, atletica in pista o sul campo da calcio. A volte ci portava in spazi aperti dove c’era una bella pendenza, a fare scatti di 50 m. Nessuno si tirava indietro. I risultati non si sono fatti attendere. Oro agli europei di Parigi 1999″.
- “Quell’europeo lo ricordo non solo per il grande risultato, ma perché dieci giorni prima dell’inizio è nata la mia prima figlia, Alessia. Non sono riuscito ad andare in Puglia per vederla nascere, il posto nei dodici non era ancora sicuro, la voglia di partecipare agli europei era troppa... Andrea Meneghin, mio compagno di camera, mi ha fatto un fiocco rosa con la Gazzetta dello Sport, e lo abbiamo attaccato alla porta".
- "Non chiedetemi come caspita abbiamo fatto a vincere il bronzo agli europei di Svezia e l’argento olimpico di Atene 2004 perché ancora oggi non me lo so spiegare. L’avevo battezzata la nazionale degli scappati di casa… lo sport è strano”.
“A Barcellona capii subito il mio ruolo e quali erano i miei compiti per guadagnare minuti: fare quello che non volevano fare gli altri… Avete capito di cosa sto parlando? DIFESA!!!! L’allenatore era Dusko Ivanovic, basava tutto su quello, chi non difendeva non giocava. Solo Navarro era esente da questo fondamentale, anche se poi anche lui si è dovuto adeguare. Piansi quando mi diedero la notizia che non avrei più continuato a giocare con la maglia blaugrana. Avevo 36 anni e venivo da un anno fermo per la frattura del quinto metatarso. Purtroppo a quei livelli, per loro, sei come una macchina. Quando non va più la cambiano".
- "L’avventura a Capo d'Orlando non partì alla grande, prima di tutto perché il mio gommone non arrivò da Olbia immediatamente, ma aspettai fino ai primi di ottobre. Imprecazioni a non finire. Quando finalmente arrivò, organizzai un’uscita di pesca. Squadra spettacolare: io, i due fisioterapisti e per ultimo un personaggio orlandino che si spacciava come grande pescatore, soprannominato Pelè. Partiamo, percorriamo 5-6 miglia, fermo un attimo il gommone per mettere gli artificiali in acqua, riaccendo il motore, do gas, ma il gommone non va… non riesco a capire cosa possa essere. Prime imprecazioni… alzo il motore per vedere se l’elica è a posto… ecco, non potevo credere ai miei occhi… avevo perso l’elica, non c’era più, si era staccata. A questo punto tutto il calendario dei santi in aria. Cosi è iniziata la mia avventura orlandina".
- una carriera incredibile lunga 21 stagioni: 4 a Reggio, 6 alla Fortitudo, 6 a Barcellona, 1 a Cantù e Milano e le ultime 3 a Capo D'Orlando
- 2 scudetti a Bologna, 2 a Barcellona dove ha vinto anche l'Eurolega e 2 coppe del Re
- 24 punti in faccia ad Iverson e Duncan
- 31 alla Lituania per regalarci l'argento olimpico
- 1 oro agli Europei nel '99 e 1 bronzo a quelli del 2003
- infiniti "tiri ignoranti" molto prima che Curry imparasse il terzo tempo
Oggi compie 44 anni uno dei più grandi giocatori italiani della storia. Uno che ha vinto praticamente tutto, che ha costruito la sua carriera lavorando come pochi altri in palestra. Un ragazzo di poche parole che ha sempre preferito usare il fiato per dominare sia in attacco che in difesa. Oggi passa le sue giornate in infradito a pescare e a rilassarsi dopo una vita trascorsa a correre.
Buon compleanno, e grazie di tutto, Baso.