23/02/2026
Stasera a Friccicore è successo qualcosa.
Anzi, sta succedendo ancora.
Il ritorno di Nanni Mascena è stato un rientro in scena come quelli che non chiedono permesso:
microfono in mano, sorriso laterale, e una sola parola che rimbalza da un tavolo all’altro, da una risata all’altra:
“Cugi.”
Siamo diventati tutti cugi.
Cugi di sangue no, ma di sventura, di vino versato male, di confessioni improvvise, di sedie spostate all’ultimo minuto.
Cugi di quella complicità che nasce quando qualcuno dice una cosa che non avresti mai avuto il coraggio di dire tu.
E poi — come se non bastasse —
straordinaria Monir Ghassem.
Relazioni matte, sentimenti fuori asse, e quei suoi meravigliosi quesiti del “cioè” che aprono voragini:
“Cioè ma quindi…?”
E lì capisci che stai ridendo, ma anche un po’ tremando.
Friccicore è questo:
una stanza piena di sconosciuti che per una sera diventano cugi,
mentre qualcuno sul palco smonta le nostre certezze con leggerezza chirurgica.
E noi, seduti lì, pensiamo:
forse è vero —
siamo tutti cugi.