18/08/2026
L'ultimo piano di Palazzo De Sanctis chiude il percorso con una domanda che riguarda tutti noi: possiamo parlare di diritti umani senza prenderci cura dell'ambiente? Le opere raccolte in queste sale suggeriscono che la risposta è no.
Con Elena Mazzi scopriamo il legame tra biodiversità, migrazioni e pratiche sostenibili.
Sebastião Salgado ci conduce nella foresta amazzonica, ricordandoci che proteggere la natura significa anche non solo proteggere le comunità che la abitano, ma tutti noi.
La scultura di Petrit Halilaj racconta un rapporto intimo con il mondo animale, mentre JR rende omaggio a chi custodisce il paesaggio agricolo e la cultura contadina.
L'arazzo di Otobong Nkanga cambia lentamente sotto l'azione dell'acqua, rendendo visibile la continua trasformazione della natura e della società.
Il percorso si conclude con l'installazione di Stefano Arienti: alberi tracciati in oro, simbolo della loro preziosità e del valore che troppo spesso dimentichiamo di riconoscere.
Dopo aver attraversato storie di censura, migrazione, discriminazione e libertà, la mostra si chiude ricordandoci che nessun diritto può esistere senza la tutela del mondo che ci ospita.
Genesi. Arte e diritti umani
dal 25.07 al 30.08
dal giovedì alla domenica: 19.00-24.00
Ingresso gratuito
(In foto da sinistra a destra: Sebastião Salgado, “Yanomami shaman converses with the spirits before the ascent to Mount Pico da Neblina. Amazonas state, Brazil”, Elena Mazzi “En Route To The South, Learning To Be Nomadic”, Stefano Arienti “Alberi dorati”, JR “Omelia Contadina, Dario Sforza, Sepoltura, Castel Giorgio, Italie, 2019”, Otobong Nkanga “In a Place Yet Unknown”)