24/05/2012
“Il cd, così realizzato - scrive Aldo Antonio Cobianchi – presenta 6 brani inediti di musica per piano, più un omaggio a Samuel Barber (compositore americano della I metà del’ 900, meno noto al grande pubblico, a cui Carpano ha dedicato parte dei suoi studi), con un’interpretazione di Hesitation Tango. In totale, circa mezz’ora di suggestioni e poesia, in cui il Nostro accompagna, sottolinea, evidenzia, descrizioni, riflessioni, visioni oniriche tradotte in musica. Egli racconta, con le note, momenti di vita, dipinge paesaggi e figure umane, evoca episodi fiabeschi e realtà quotidiane. Così, in Notte all’Orto Botanico, chiudendo gli occhi, si possono ascoltare i fruscii degli alberi annosi e ammirare un giardino all’alba, tra il buio della notte e le prime luci del giorno, presi per mano dal ritmo della musica; quello stesso ritmato, pulsante suono capace di trasformarsi, in Shiny, nel rombo di una motocicletta, l’amata Harley-Davidson, a bordo della quale Carpano ci guida in un viaggio infinito, ricco di luoghi e di incontri, antico topos letterario e filosofico; tema sotteso anche in Navigare, ma, stavolta, un antico, fiabesco galeone, con le sue vele e i suoi marinai, è il mezzo che ci conduce verso terre lontane, inesplorate, verso il nuovo e il diverso; fino a giungere, come in Timanfaya, alle falde di un inquietante vulcano, dove la natura imprevedibile, sconvolgente, spaventosa fa nascere dalla lava inattese oasi di paradiso; oppure, facendoci risvegliare tra le braccia di una realistica o, forse, immaginata Giselle, corteggiata con timidezza, contesa con forza, amata con ardore; regista unico, osservatore attento, deus ex machina l’imponente sequoia di Sotto il Grande Albero, con la sua enorme cupola di fronde accoglienti, che tutto protegge, tutto domina: un totem - vessillo del potere della natura e monito del nostro essere tutti parte di essa - il centro del sabba delle passioni umane, il fulcro sacro dell’universo. L’ “albero della vita” diviene, così, esso stesso elemento di uno straordinario duo sinfonico, in cui il pianoforte perde il suo ruolo di protagonista solitario. Se materialmente questo particolare ensemble abbia la capacità di filtrare delle sensazioni e trasporle in un linguaggio alternativo e concreto lo si coglie - conclude Cobianchi - solo ascoltando e vivendo le composizioni del maestro Carpano, godendo del suo tocco innato, elegante e volitivo, tale da trasformare il giovane pianista - osservandolo esibirsi - in una chimera, in cui parte del suo io e della sua corporalità si fonde nei tasti e nelle corde, come la Dafne di un’alchemica favola in musica”.