04/05/2026
Non parto mai dai fiori.
Non parto dai colori.
Parto da una domanda: “Che esperienza voglio far vivere?”
Per il mio party la risposta era chiara: eleganza, luce, scintillìo, leggerezza, ma con carattere.
E da lì è nato tutto.
Un tableau che non fosse solo assegnazione tavoli, ma parte dell’esperienza. Un gin che non fosse solo un drink, ma un filo conduttore.
All’arrivo, gli ospiti venivano accompagnati in una piccola degustazione guidata: non un semplice welcome drink, ma un momento pensato per farli entrare subito nell’atmosfera della serata.
Un olive bar costruito con lo stesso criterio: essenziale, coerente, mai improvvisato.
Il menù, con dettagli argento e piume leggere, non era solo da leggere… ma da toccare, da percepire.
Le cortesie per gli ospiti, scelte una ad una, come ricordo concreto di un’esperienza condivisa.
Dettagli piccoli, sì… ma mai casuali. Tutto doveva avere un filo conduttore.
E poi la luce. Le mirror ball non sono un elemento decorativo: sono ritmo, atmosfera, movimento. Cambiano completamente la percezione di uno spazio.
Questo è anche il mio lavoro: non riempire un luogo, ma costruire un’idea che si sente.
Se guardi queste immagini e ti soffermi più di qualche secondo, allora sì… è esattamente quello che volevo ottenere.