31/08/2026
Quando decidi di lavorare con i bambini, forse non te ne rendi conto davvero nel momento in cui lo scegli.
Perché non è un gioco.
È responsabilità. È sapere che non puoi mai abbassare completamente la guardia, perché con la fragilità di un bambino piccolo il pericolo può essere sempre dietro l’angolo.
Eppure è il lavoro che ho scelto tantissimi anni fa. Ed è ancora oggi la mia più grande fonte di ispirazione.
Poi, con il tempo, scopri che non hai a che fare soltanto con bambini. Hai a che fare con sfumature, racconti, famiglie, storie. A volte con la diffidenza, altre con l’indifferenza. Qualcuno ti vede semplicemente come un servizio.
Ma tante altre volte diventi quasi uno zio, un fratello maggiore. E allora si raccontano.
E tu, senza quasi accorgertene, diventi custode di tante piccole storie. Alcune bellissime. Altre molto tristi.
Cominci a unire i pezzi di un puzzle. Un gesto, una frase, un comportamento, un racconto. E inizi a guardare quel bambino con occhi diversi. Perché forse dietro a tante cose che non comprendiamo subito c’è una storia che non conosciamo.
Oggi ho pianto. E non vi dirò perché.
Ma forse anche questo fa parte di ciò che ho scelto.
È grandioso. È difficile. È responsabilità.
Non è un gioco.
Ma è la cosa più bella che ho.