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27/08/2026

Fa appello alle giovani e ai giovani "per far sentire la propria voce, anzi le urla" (ANSA)

27/08/2026

✍️ Leggi l’intervista a Fanpage.it della nostra Mariolina Castellone. Ecco il testo integrale👇

La riflessione sui danni provocati dagli eccessi della cultura ‘woke', rilanciata in Italia in questi giorni dal leader del M5s Giuseppe Conte, sulla scia delle prese di posizione negli Stati Uniti da Alexandria Ocasio-Cortez, ha coinvolto tutto il centrosinistra e ha costretto diversi esponenti del campo largo a fare un esame di coscienza. Quello che resta da capire è come si possano concretamente tenere insieme diritti sociali e diritti civili, senza che i primi vengano sacrificati dai secondi. Si tratta di ambiti strettamente interconnessi, visto che quasi sempre a fare le spese della mancanza di diritti civili sono le persone più fragili economicamente e che vivono ai margini.

Conte è stato criticato, perché accusato di voler mettere le due sfere in contrapposizione, al solo fine di ‘scalare' il campo largo, imponendosi come leader. Ma si tratta di un'interpretazione "miope, che sfocia nel ridicolo. Conte ha aperto un dibattito sull’identità del campo progressista e penso che sia giusto discuterne nel merito", ha detto la senatrice del M5s e vicepresidente del Senato Mariolina Castellone, intervistata da Fanpage.it.

❓Perché si sente l’esigenza oggi in Italia di prendere posizione sulla ‘cultura woke'? Il centrosinistra si è unito recentemente su battaglie comuni, con il salario minimo per dirne una. Allora perché Conte sostiene che a sinistra qualcuno si sia concentrato troppo sui diritti civili e troppo poco sulle diseguaglianze?

La riflessione del presidente Conte è stata in parte strumentalizzata, trasformata artatamente in una contrapposizione tra diritti civili e diritti sociali che non esiste e che certamente non appartiene né a lui né al M5s. Non si tratta affatto di mettere in discussione le battaglie per i diritti civili, che consideriamo irrinunciabili. Il punto qui è un altro: una forza progressista ha l’obbligo di tenere insieme l’emancipazione sociale e quella individuale. Se, giustamente, difendi una persona dalla discriminazione non puoi non occuparti di tutto il resto. Ad esempio, se essa ha un lavoro precario, se non può permettersi una casa o rinuncia a curarsi. Le libertà di un individuo vanno difese per intero, non solo in parte. La sinistra deve riprendere a fare questo, bisogna tornare a parlare alla persona nella sua interezza. Salario, salute, casa, ambiente, libertà di amare chi si vuole e diritto di decidere della propria vita sono battaglie che non possono né devono essere messe in conflitto tra loro, come invece fa la destra. È questa, a mio avviso, la cultura progressista che tutti insieme dobbiamo costruire.

❓ Dove ha più sbagliato il centrosinistra in questi anni secondo lei?

Quando ha smesso di rappresentare fino in fondo chi aveva meno voce, chi volutamente era stato lasciato indietro. Emarginato. Per troppi anni una parte del centrosinistra è sembrata vicina più alle élite che alle periferie, i lavoratori poveri, i giovani sfruttati e sottopagati, le famiglie in difficoltà, nelle aree interne e nel Mezzogiorno. Credo che proprio qui stia uno dei valori aggiunti che il M5s ha portato e continua a portare all’area progressista: noi a quei mondi abbiamo sempre parlato e soprattutto abbiamo provato a dare risposte concrete. Il tanto criticato e osteggiato Reddito di cittadinanza ha rappresentato la più grande misura di contrasto alla povertà e di redistribuzione realizzata nella storia dell’Italia repubblicana. Con il decreto Dignità abbiamo combattuto quella precarietà che, purtroppo, anche una certa sinistra ha alimentato: si pensi al pacchetto Treu e al Jobs Act. Durante la pandemia abbiamo difeso e rilanciato la sanità pubblica e abbiamo voluto che nel Pnrr ci fossero investimenti importanti a favore del Mezzogiorno. Lo dico senza remore: il Movimento ha dato un contribuito fondamentale su questi temi. Nella scorsa legislatura eravamo sostanzialmente soli a chiedere il salario minimo, mentre oggi questa è diventata una delle principali battaglie comuni delle opposizioni. La destra ha conquistato consenso offrendo spesso risposte sbagliate a problemi reali, noi dobbiamo fare esattamente il contrario: riconoscere quei problemi e offrire risposte puntuali. Quindi ridurre le diseguaglianze, redistribuire opportunità a chi per troppo tempo non ne ha avute, restituire dignità al lavoro e protezione ai più fragili.

❓In Italia, per esempio, è stato affossato dalla destra il ddl Zan e non esiste ancora una legge nazionale che regoli il suicidio assistito. E siamo ancora indietro sulla violenza di genere, sulle discriminazioni delle persone Lgbtq+ o sui diritti dei migranti. È corretto porre la questione in questi termini, facendo una sorta di gerarchia tra diritti sociali e diritti civili?

Assolutamente no. Non voglio vivere in un Paese in cui una donna sia costretta a scegliere tra la propria autonomia economica e la libertà del proprio corpo, o in cui una persona omosessuale sia protetta dalle discriminazioni ma costretta a lavorare per 6 euro l’ora. I diritti o sono universali oppure diventano privilegi. La nostra vera sfida è ricomporli: avere un salario dignitoso è libertà, potersi curare è libertà, non essere discriminati è libertà, poter costruire una famiglia è libertà, poter scegliere sul proprio fine vita è libertà. Semmai, dobbiamo evitare che alcune battaglie vengano raccontate attraverso un linguaggio così identitario da apparire estranee a una parte della società.

❓Lei pensa che il clima politico negli Stati Uniti sia sovrapponibile a quello italiano? Un altro leader del centrosinistra, Bonelli, ha detto che questo fenomeno, “il wokismo”, non c’entra nulla con il nostro Paese.

Stati Uniti e Italia sono realtà molto diverse tra loro e sarebbe sbagliato importare meccanicamente categorie nate oltreoceano, ma possiamo e dobbiamo interrogarci su un fenomeno che riguarda molte democrazie occidentali: la progressiva distanza tra una parte del mondo progressista e alcuni settori popolari. Se un operaio, una cassiera, un giovane precario o una famiglia che non riesce più a pagare l’affitto pensano che la sinistra non parli più di loro e arrivano a gettarsi fra le braccia della destra allora abbiamo un problema. Le parole possono essere discutibili, la frattura sociale invece è molto concreta. Sta a noi fare di tutto per provare a ricomporla.

❓Aprire un dibattito su questo non rischia di trasformarsi in un autogol? In questo modo non si finisce con l’offrire un ulteriore argomento alla propaganda della destra, sempre pronta ad accusare la sinistra di occuparsi di questioni marginali che interessano solo alle élites?

Sarebbe un autogol se il dibattito diventasse una caricatura: da una parte chi vuole abbandonare i diritti civili, dall’altra chi vorrebbe occuparsi soltanto di quelli. Io non mi riconosco in nessuna delle due posizioni. E non credo, francamente, che i nostri argomenti vadano scelti in base alla propaganda della destra. Al contrario, dobbiamo sottrarle una delle sue armi più efficaci. Meloni e i suoi provano continuamente a trasformare le fragilità sociali in una guerra tra ultimi: italiani contro migranti, lavoratori sottopagati contro cittadini poveri etc. Una cultura realmente progressista deve fare l’esatto contrario: spiegare che il problema non è chi ha meno diritti di te, ma chi concentra su di sé sempre più ricchezza, opportunità e potere. Questa per me è la battaglia decisiva.

❓Alcune malelingue dicono che l’obiettivo principale della lettera di Conte era quello di mettere in difficoltà Schlein. È così?

Si tratta di una lettura assolutamente miope, che sfocia nel ridicolo. Conte ha aperto un dibattito sull’identità del campo progressista e penso che sia giusto discuterne nel merito. Anche perché il centrosinistra non si rafforza se evita le differenze, ma se riesce a confrontarsi e poi a operare una sintesi. Schlein e Conte hanno storie e culture politiche differenti, è naturale che non dicano sempre le stesse cose. La vera maturità di una coalizione si misura proprio nella capacità di trasformare queste differenze in una proposta comune, non nel far finta che non esistano.

❓Per ba***re Giorgia Meloni ci vuole prima di tutto un programma. Su cosa bisogna puntare quindi?

Su poche grandi priorità, che siano però riconoscibili da tutti i cittadini. Io partirei da una gigantesca questione di giustizia sociale: lavoro dignitoso e salario minimo, sanità pubblica, casa, scuola e università accessibili, sostegno alle famiglie e ai giovani, politica industriale e transizione ecologica, contrasto alle diseguaglianze territoriali. E poi diritti e libertà. Tutti. Ma aggiungo un tema che considero fondamentale: bisogna restituire alle persone la sensazione che la politica possa cambiare concretamente le loro vite. Non basta essere contro Giorgia Meloni: dobbiamo riuscire a far comprendere agli italiani quale Paese vogliamo costruire nei prossimi dieci anni e perché la loro vita sarebbe migliore con noi al governo.

❓Lei continua a credere che le primarie siano lo strumento migliore per individuare una leadership?

Sì, soprattutto se vogliamo costruire una coalizione larga e non fare semplicemente una sommatoria dei partiti. Le primarie permettono di coinvolgere direttamente cittadini ed elettori nella scelta non soltanto di una leadership, ma anche di un progetto politico. Oggi più che mai abbiamo un enorme bisogno di partecipazione. Naturalmente, devono arrivare alla fine di un percorso: prima vengono la condivisione dei punti programmatici, le priorità e la visione del Paese. Poi, se ci sono più candidature e quindi sensibilità differenti, trovo molto più democratico chiedere agli elettori di scegliere che affidare tutto a un accordo tra gruppi dirigenti. Una coalizione che ambisce a governare il Paese deve fidarsi dei propri elettori.

❓Restano però alcune questioni irrisolte, soprattutto in politica estera. Conte, per esempio, sostiene che la linea di politica estera della coalizione di centrosinistra debba essere decisa dagli elettori con le primarie. Ma la segretaria del Pd non è d’accordo. Come se ne esce?

Come ho detto poc’anzi: confrontandosi prima di tutto sui principi e valori fondamentali. Ad esempio, non possiamo arrivare davanti agli elettori con una posizione ambigua sulle grandi questioni internazionali. Pace, politica europea, spese militari, ruolo dell’Italia nei conflitti sono scelte che incidono profondamente anche sul nostro modello di società. Bisogna quindi provare a costruire una posizione comune. Se però su alcune scelte strategiche rimanessero differenze vere, non troverei scandaloso farle emergere apertamente consentendo agli elettori di scegliere quale indirizzo debba prevalere. Sarebbe molto peggio, a mio avviso, giungere a un compromesso ambiguo tra pochi dirigenti e scoprire le divisioni il giorno dopo le elezioni.

26/08/2026

📰 Ecco la mia intervista pubblicata oggi su Fanpage.it
Buona lettura 👇

❓ 𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘀𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹’𝗲𝘀𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝗶𝗻 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 ‘𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮 𝘄𝗼𝗸𝗲’? 𝗜𝗹 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗶𝘁𝗼 𝗿𝗲𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘀𝘂 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶, 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝘀𝗮𝗹𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗺𝗶𝗻𝗶𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗶𝗿𝗻𝗲 𝘂𝗻𝗮. 𝗔𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗲 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗶 𝘀𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼 𝘀𝘂𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗰𝗶𝘃𝗶𝗹𝗶 𝗲 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼 𝗽𝗼𝗰𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗲𝗴𝘂𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝘇𝗲?

"La riflessione del presidente Conte è stata in parte strumentalizzata, trasformata artatamente in una contrapposizione tra diritti civili e diritti sociali che non esiste e che certamente non appartiene né a lui né al M5s. Non si tratta affatto di mettere in discussione le battaglie per i diritti civili, che consideriamo irrinunciabili. Il punto qui è un altro: una forza progressista ha l’obbligo di tenere insieme l’emancipazione sociale e quella individuale. Se, giustamente, difendi una persona dalla discriminazione non puoi non occuparti di tutto il resto. Ad esempio, se essa ha un lavoro precario, se non può permettersi una casa o rinuncia a curarsi. Le libertà di un individuo vanno difese per intero, non solo in parte. La sinistra deve riprendere a fare questo, bisogna tornare a parlare alla persona nella sua interezza. Salario, salute, casa, ambiente, libertà di amare chi si vuole e diritto di decidere della propria vita sono battaglie che non possono né devono essere messe in conflitto tra loro, come invece fa la destra. È questa, a mio avviso, la cultura progressista che tutti insieme dobbiamo costruire".

👥 𝗗𝗼𝘃𝗲 𝗵𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘀𝗯𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗲𝗶?

"Quando ha smesso di rappresentare fino in fondo chi aveva meno voce, chi volutamente era stato lasciato indietro. Emarginato. Per troppi anni una parte del centrosinistra è sembrata vicina più alle élite che alle periferie, i lavoratori poveri, i giovani sfruttati e sottopagati, le famiglie in difficoltà, nelle aree interne e nel Mezzogiorno. Credo che proprio qui stia uno dei valori aggiunti che il M5s ha portato e continua a portare all’area progressista: noi a quei mondi abbiamo sempre parlato e soprattutto abbiamo provato a dare risposte concrete. Il tanto criticato e osteggiato Reddito di cittadinanza ha rappresentato la più grande misura di contrasto alla povertà e di redistribuzione realizzata nella storia dell’Italia repubblicana. Con il decreto Dignità abbiamo combattuto quella precarietà che, purtroppo, anche una certa sinistra ha alimentato: si pensi al pacchetto Treu e al Jobs Act. Durante la pandemia abbiamo difeso e rilanciato la sanità pubblica e abbiamo voluto che nel Pnrr ci fossero investimenti importanti a favore del Mezzogiorno. Lo dico senza remore: il Movimento ha dato un contribuito fondamentale su questi temi. Nella scorsa legislatura eravamo sostanzialmente soli a chiedere il salario minimo, mentre oggi questa è diventata una delle principali battaglie comuni delle opposizioni. La destra ha conquistato consenso offrendo spesso risposte sbagliate a problemi reali, noi dobbiamo fare esattamente il contrario: riconoscere quei problemi e offrire risposte puntuali. Quindi ridurre le diseguaglianze, redistribuire opportunità a chi per troppo tempo non ne ha avute, restituire dignità al lavoro e protezione ai più fragili".

🏳️‍🌈 𝗜𝗻 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮, 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝘀𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼, 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗳𝗳𝗼𝘀𝘀𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗶𝗹 𝗱𝗱𝗹 𝗭𝗮𝗻 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗶 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗶𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗮𝘀𝘀𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝗼. 𝗘 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲, 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗟𝗴𝗯𝘁𝗾+ 𝗼 𝘀𝘂𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗺𝗶𝗴𝗿𝗮𝗻𝘁𝗶. 𝗘̀ 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗼𝗿𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗶, 𝗳𝗮𝗰𝗲𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗼𝗿𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗴𝗲𝗿𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶 𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗰𝗶𝘃𝗶𝗹𝗶?

"Assolutamente no. Non voglio vivere in un Paese in cui una donna sia costretta a scegliere tra la propria autonomia economica e la libertà del proprio corpo, o in cui una persona omosessuale sia protetta dalle discriminazioni ma costretta a lavorare per 6 euro l’ora. I diritti o sono universali oppure diventano privilegi. La nostra vera sfida è ricomporli: avere un salario dignitoso è libertà, potersi curare è libertà, non essere discriminati è libertà, poter costruire una famiglia è libertà, poter scegliere sul proprio fine vita è libertà. Semmai, dobbiamo evitare che alcune battaglie vengano raccontate attraverso un linguaggio così identitario da apparire estranee a una parte della società".

🇺🇸 𝗟𝗲𝗶 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗹𝗶𝗺𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗻𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗨𝗻𝗶𝘁𝗶 𝘀𝗶𝗮 𝘀𝗼𝘃𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼? 𝗨𝗻 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗲𝗮𝗱𝗲𝗿 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮, 𝗕𝗼𝗻𝗲𝗹𝗹𝗶, 𝗵𝗮 𝗱𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗳𝗲𝗻𝗼𝗺𝗲𝗻𝗼, “𝗶𝗹 𝘄𝗼𝗸𝗶𝘀𝗺𝗼”, 𝗻𝗼𝗻 𝗰’𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗲?

"Stati Uniti e Italia sono realtà molto diverse tra loro e sarebbe sbagliato importare meccanicamente categorie nate oltreoceano, ma possiamo e dobbiamo interrogarci su un fenomeno che riguarda molte democrazie occidentali: la progressiva distanza tra una parte del mondo progressista e alcuni settori popolari. Se un operaio, una cassiera, un giovane precario o una famiglia che non riesce più a pagare l’affitto pensano che la sinistra non parli più di loro e arrivano a gettarsi fra le braccia della destra allora abbiamo un problema. Le parole possono essere discutibili, la frattura sociale invece è molto concreta. Sta a noi fare di tutto per provare a ricomporla".

🔥 𝗔𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗱𝗶𝗯𝗮𝘁𝘁𝗶𝘁𝗼 𝘀𝘂 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗴𝗼𝗹? 𝗜𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹’𝗼𝗳𝗳𝗿𝗶𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝘂𝗹𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗿𝗴𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗮𝗴𝗮𝗻𝗱𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮, 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗻𝘁𝗮 𝗮𝗱 𝗮𝗰𝗰𝘂𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗺𝗮𝗿𝗴𝗶𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 é𝗹𝗶𝘁𝗲𝘀?

"Sarebbe un autogol se il dibattito diventasse una caricatura: da una parte chi vuole abbandonare i diritti civili, dall’altra chi vorrebbe occuparsi soltanto di quelli. Io non mi riconosco in nessuna delle due posizioni. E non credo, francamente, che i nostri argomenti vadano scelti in base alla propaganda della destra. Al contrario, dobbiamo sottrarle una delle sue armi più efficaci. Meloni e i suoi provano continuamente a trasformare le fragilità sociali in una guerra tra ultimi: italiani contro migranti, lavoratori sottopagati contro cittadini poveri etc. Una cultura realmente progressista deve fare l’esatto contrario: spiegare che il problema non è chi ha meno diritti di te, ma chi concentra su di sé sempre più ricchezza, opportunità e potere. Questa per me è la battaglia decisiva".

🎯 𝗔𝗹𝗰𝘂𝗻𝗲 𝗺𝗮𝗹𝗶𝗻𝗴𝘂𝗲 𝗱𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗼𝗯𝗶𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗲𝗿𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮̀ 𝗦𝗰𝗵𝗹𝗲𝗶𝗻. È 𝗰𝗼𝘀𝗶̀?

"Si tratta di una lettura assolutamente miope, che sfocia nel ridicolo. Conte ha aperto un dibattito sull’identità del campo progressista e penso che sia giusto discuterne nel merito. Anche perché il centrosinistra non si rafforza se evita le differenze, ma se riesce a confrontarsi e poi a operare una sintesi. Schlein e Conte hanno storie e culture politiche differenti, è naturale che non dicano sempre le stesse cose. La vera maturità di una coalizione si misura proprio nella capacità di trasformare queste differenze in una proposta comune, non nel far finta che non esistano".

🏛️ 𝗣𝗲𝗿 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗴𝗶𝗮 𝗠𝗲𝗹𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗶 𝘃𝘂𝗼𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮. 𝗦𝘂 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗮 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶?

"Su poche grandi priorità, che siano però riconoscibili da tutti i cittadini. Io partirei da una gigantesca questione di giustizia sociale: lavoro dignitoso e salario minimo, sanità pubblica, casa, scuola e università accessibili, sostegno alle famiglie e ai giovani, politica industriale e transizione ecologica, contrasto alle diseguaglianze territoriali. E poi diritti e libertà. Tutti. Ma aggiungo un tema che considero fondamentale: bisogna restituire alle persone la sensazione che la politica possa cambiare concretamente le loro vite. Non basta essere contro Giorgia Meloni: dobbiamo riuscire a far comprendere agli italiani quale Paese vogliamo costruire nei prossimi dieci anni e perché la loro vita sarebbe migliore con noi al governo".

🗳️ 𝗟𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮 𝗮 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮𝗿𝗶𝗲 𝘀𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗲𝗮𝗱𝗲𝗿𝘀𝗵𝗶𝗽?

"Sì, soprattutto se vogliamo costruire una coalizione larga e non fare semplicemente una sommatoria dei partiti. Le primarie permettono di coinvolgere direttamente cittadini ed elettori nella scelta non soltanto di una leadership, ma anche di un progetto politico. Oggi più che mai abbiamo un enorme bisogno di partecipazione. Naturalmente, devono arrivare alla fine di un percorso: prima vengono la condivisione dei punti programmatici, le priorità e la visione del Paese. Poi, se ci sono più candidature e quindi sensibilità differenti, trovo molto più democratico chiedere agli elettori di scegliere che affidare tutto a un accordo tra gruppi dirigenti. Una coalizione che ambisce a governare il Paese deve fidarsi dei propri elettori".

🌍 𝗥𝗲𝘀𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗼̀ 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗶𝗿𝗿𝗶𝘀𝗼𝗹𝘁𝗲, 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘁𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗲𝘀𝘁𝗲𝗿𝗮. 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗲, 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝘀𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼, 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗶𝗻𝗲𝗮 𝗱𝗶 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗲𝘀𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗮𝗹𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗯𝗯𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗮 𝗱𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮𝗿𝗶𝗲. 𝗠𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗴𝗿𝗲𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗱 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗱’𝗮𝗰𝗰𝗼𝗿𝗱𝗼. 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗲 𝗻𝗲 𝗲𝘀𝗰𝗲?

"Come ho detto poc’anzi: confrontandosi prima di tutto sui principi e valori fondamentali. Ad esempio, non possiamo arrivare davanti agli elettori con una posizione ambigua sulle grandi questioni internazionali. Pace, politica europea, spese militari, ruolo dell’Italia nei conflitti sono scelte che incidono profondamente anche sul nostro modello di società. Bisogna quindi provare a costruire una posizione comune. Se però su alcune scelte strategiche rimanessero differenze vere, non troverei scandaloso farle emergere apertamente consentendo agli elettori di scegliere quale indirizzo debba prevalere. Sarebbe molto peggio, a mio avviso, giungere a un compromesso ambiguo tra pochi dirigenti e scoprire le divisioni il giorno dopo le elezioni".

18/08/2026
30/07/2026

📺 Questa sera, alle 20:30, saró ospite della trasmissione IN ONDA su LA7
La7 In Onda La7

29/07/2026
Hai il passo di chi guidasenza alzare la voce,la fermezza di chi conoscela strada e il suo peso.Parli con mente lucidae ...
26/07/2026

Hai il passo di chi guida
senza alzare la voce,
la fermezza di chi conosce
la strada e il suo peso.

Parli con mente lucida
e cuore che non tradisce,
e in ogni gesto si vede
la donna che sei:
bella, sì,
ma soprattutto capace.

La tua presenza illumina
senza mai accecare,
e chi ti osserva capisce
che la vera eleganza
è competenza che sorride.
Buona domenica

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