17/02/2026
Sa Grazia o Sa 'ratzia.
Protagonista di questo rito è il piatto che viene preparato con cura seguendo alla lettera la tradizione locale: riso o grano, petali, foglie e confetti, a cui oggi si aggiungono foglietti di carta, mandorle, monetine e caramelle. Il rito prevedeva una preghiera di benedizione in sardo che veniva tramandata oralmente, recitata con in mano una manciata di petali in segno di croce per tre volte.
La tradizione vuole che questo piatto venga rotto all'uscita della sposa da casa oppure al termine della cerimonia. Prima della rottura del piatto, i cui frammenti poi dovrebbero rimanere in terra, viene lanciato una parte del suo contenuto sia sulla sposa (prerogativa della madre), su entrambi gli sposi e sugli invitati
In questo modo il gesto benaugurale coinvolge tutti i presenti.
Pare che l'usanza abbia origine dagli antichi greci: gli sposi erano soliti frantumare i piatti sull’uscio di casa per respingere gli spiriti maligni. Il piatto rappresenta il legame con le famiglie e andando in frantumi ha il significato benaugurante per gli sposi di non fare rientro alla casa dei genitori, quindi un matrimonio lungo, duraturo. I chicchi del grano (e riso) rappresentano astrattamente i semi della vita, quindi i figli. Se il piatto non si rompeva al primo colpo veniva interpretato come brutto segno, ma si procedeva sino alla completa rottura in tutti i casi. Scrive Grazia Deledda a fine ‘800: “Durante il ritorno si scatena una pioggia di grano, di fiori e di confetti, con grida di “buona fortuna”. Il grano è augurio di abbondanza.