06/04/2026
OGGI VI PRESENTO IRINA YALOVENKO
Oggi il Fosar è lieto di presentarvi uno degli espositori che più ha avuto riconoscenza negli ultimi eventi presentati al parco di Villa Varda,
Irina oggi è conosciuta come “cuoca crudista di erbe selvatica”, divulgatrice e appassionata raccoglitrice di erbe spontanee, ma il suo percorso affonda le radici in una storia che parte da lontano, tra Russia e Ucraina, per arrivare fino al Friuli Venezia Giulia, dove oggi vive e lavora.
È nata nel 1979 in un piccolo paese ucraino, in una famiglia composta da un padre ingegnere e una madre insegnante. Figlia unica, ha trascorso un’infanzia semplice ma profondamente segnata dalle estati nel villaggio della nonna materna. Quel paese aveva una storia particolare: i nonni erano discendenti da profughi russi fuggiti ai tempi dell’imperatrice Caterina II di Russia, quando alcune riforme religiose, come l’obbligo di tagliare la barba o modificare il segno della croce, costrinsero molte famiglie ad abbandonare la propria terra. Si rifugiarono in un bosco, dove fondarono un villaggio e impararono a sopravvivere grazie ai doni della natura: funghi, erbe, bacche. In seguito si stabilirono in Ucraina, in un paese rimasto per decenni diviso a metà tra russi e ucraini, con due scuole, due chiese, due cimiteri e due lingue.
Ogni estate Irina trascorreva tre mesi con la nonna. Le giornate iniziavano presto e si andava nei boschi a raccogliere funghi, bacche, ciliegie selvatiche, prugne, mele e pere. A undici anni percorreva da sola sette chilometri per raggiungere un giardino di ciliegie, e altri sette per tornare con due secchi pieni. Il giorno dopo prendeva il treno per il mercato di un paese più grande e vendeva ciò che aveva raccolto, oppure andava il nonno mentre lei tornava nel bosco. Un giorno rientrò con un cesto di funghi non completamente pieno: la nonna lo svuotò sul tavolo e la rimandò indietro, “Si torna solo con il cesto pieno”. Una lezione di disciplina e determinazione che ancora oggi considera fondamentale.
Da adulta, trasferitasi in città, si allontanò dalla natura e arrivò perfino a dire di odiare i funghi. Prima di partire per l’Italia partecipò però a un seminario sulla salute spirituale e fisica che cambiò la sua prospettiva: eliminò la carne, ridusse il sale, iniziò a privilegiare cibi integrali. Senza internet né telefono, acquistava e divorava libri sulla salute, sperimentando dieta vegetariana e vegana, imparando a preparare tofu e pane integrale.
Ha vissuto cinque anni a Napoli, nei paesi vesuviani: mare meraviglioso, ma poco verde nella sua percezione di allora. Continuava però a studiare e a cucinare in modo sano anche per la famiglia presso cui lavorava. Trasferitasi poi in Sacile, ricominciò a notare le erbe spontanee: fragoline selvatiche (scoprendo che alcune erano prive di sapore), menta nei prati, petali di papavero, rose essiccate in mansarda e poi divorate dalle tarme, esperienza che le insegnò a conservarle correttamente in frigorifero o nel miele.
Un ricordo ancora precedente riaffiorò con forza: in Ucraina, nella casa di un’anziana parente rimasta sola e malata, trovò libri sulle erbe e un grande sacco di foglie di noce. Rimase affascinata dall’idea che non solo fiori e piante officinali, ma persino le foglie degli alberi potessero essere utilizzate.
La svolta decisiva arrivò in Slovenia, al Grand Hotel Portorož, dove conobbe un bar crudista. Gli estratti con spirulina e cetriolo, l’energia e la luminosità del gestore la colpirono profondamente. Poco dopo, tormentata da frequenti mal di testa, lesse in un libro che potevano essere legati a un’intossicazione e che un periodo di alimentazione completamente cruda poteva aiutare. Provò per tre giorni mangiando solo frutta e verdura crude, poi per cinque. Il mal di testa scomparve già il primo giorno. Si sentiva leggera, energica, euforica; dimagrì, la pelle migliorò, si svegliava presto piena di vitalità. Continuò, scoprendo noci, semi, olive, dolci crudisti. Nella cucina tradizionale si sentiva limitata dal desiderio di ridurre zucchero e grassi; nel crudismo, invece, seguendo le ricette, otteneva risultati eccellenti e riceveva complimenti.
Le gravidanze hanno interrotto più volte il suo percorso crudista a causa delle nausee, e in seguito la gestione dei figli piccoli e i gusti diversi in famiglia l’hanno costretta ad adattarsi. Ma nel 2014, incoraggiata da un’amica, organizzò una cena per un gruppo di russi e ucraini tra Pordenone e Conegliano: fu un successo. Da lì iniziarono cene, pranzi e masterclass.
Durante il periodo del Covid, trasferitasi a Polcenigo, tornò con forza alla natura. Usciva alle cinque del mattino in bicicletta, esplorando strade secondarie, case abbandonate, campi ricchi di ortica, piantaggine, gelsi, fiori d’arancio, tiglio. Arrivò fino a Villa Varda, Parco San Floriano, Caneva, Bibione. Conobbe online la forager (raccoglitrice) Cecilia Tanghetti di Capra e Cavoli e, grazie all’amica Claudia Dolif, la incontrò di persona avviando una collaborazione: Cecilia raccontava le erbe, Irina insegnava a cucinarle in chiave sana e crudista. A Polcenigo organizzò una passeggiata per raccogliere aglio orsino: parteciparono oltre cinquanta persone. Tornati nel suo giardino, prepararono pesto e altre pietanze, mangiando insieme all’aperto.
Ha collaborato con una scuola di danza, preparando rinfreschi per gruppi di 20-30 persone, accogliendo suggerimenti e migliorando costantemente. Ha frequentato ad Ancona il corso annuale di fitoalimurgia di Elena Deckert, ampliando la conoscenza di fiori, germogli, bacche, semi e radici, e ha concluso anche una scuola online russa su erbe, tisane, cosmesi e cucina naturale.
Ha iniziato a studiare con una pasticcera russa vegana e crudista, personalizzando le ricette con petali, radici e piante spontanee. Ha collaborato con scuole parentali, con l’Hotel Due Fiumi, organizzando incontri per adulti e laboratori per bambini che creano animaletti e piatti creativi con cibo sano e spesso crudo. Collabora ogni anno con l’associazione russa Gioventù Il Movimento durante una settimana di campeggio. È stata alla Festa di San Giovanni a Barcis, invitata dall’esperta di erbe Erika Basso di Giais, preparando acque e rinfreschi alle erbe.
Oggi collabora con due yurte, a Bagnarola e Pordenone, e con l’ecovillaggio Gaia Terra. Organizza ogni anno un Capodanno a casa sua con piatti a base di erbe selvatiche, un Ferragosto lungo il fiume a Polcenigo con oltre quaranta partecipanti e una passeggiata a Bibione a fine settembre per raccogliere bacche e cucinare davanti al mare. È stata invitata da Annalisa Tavazzani, che nel suo giardino con 250 specie officinali ospita corsi e incontri, dove Irina ha tenuto lezioni su cucina crudista, essiccazione e menù natalizi selvatici. Ringrazia Gabriella di Villa Varda per l’invito a organizzare un masterclass nel parco, l’assessore Maurizio per l’apprezzamento, Flora e Pasquale per aver creduto in lei e nel suo progetto.
Oggi Irina sente di avere una missione: riportare le persone alle origini, ricordare che sotto i nostri piedi esiste un supermercato, una farmacia e un’erboristeria gratuita. Le erbe spontanee resistono al sole, al freddo e ai parassiti; quando le mangiamo, dice, assorbiamo la loro forza. Il suo obiettivo è rendere il cibo sano anche buono, senza farina bianca, zucchero, uova o b***o, ma ricco di gusto, fiori e profumi. E invita chi legge a trovare la propria strada, ad ascoltare il cuore e a lasciarsi guidare dall’energia del sole e della terra, proprio come fanno le piante selvatiche.
A presto con altre fantastiche storie dei nostri espositori e artisti.
Galizzi Flora.