17/12/2025
VÀ DOVE TI PORTA FRANCESCO
Da Taviano a T***a, 400 chilometri per un piatto che resta nella memoria.
Il viaggio da Taviano (LE) a T***a (FG) è lungo quasi 400 chilometri e non prevede soste. La ricompensa, però, arriva tutta alla fine, sotto forma di RACCONTO, TERRITORIO e CUCINA.
Siamo nel cuore dei Monti Dauni, più o meno a metà strada tra T***a e Lucera, due perle millenarie di un’area ancora poco frequentata dal grande turismo, ma capace di offrire continue sorprese sul piano storico, artistico ed enogastronomico. Tra queste, MONTARATRO si impone come una delle espressioni più autentiche e convincenti.
Arrivarci non è semplice. La strada non aiuta e l’impatto iniziale non promette molto. All’interno l’edificio si articola in più sale, dedicate al servizio alla carta, alle piccole cerimonie e agli eventi.
Varcata la soglia, lo scenario cambia completamente. L’ambiente è caldo e accogliente; la sala affacciata sulla cucina, in particolare, colpisce per l’atmosfera familiare e per le pareti animate da quadri e stampe dai colori vivaci. A fare la differenza è l’ospitalità di Maria Pia e Luigi, coppia nella vita e nel lavoro. Lei, laureata in Scienze Gastronomiche, governa la sala con competenza e misura; lui, dopo alcune esperienze formative anche in cucine stellate, ha costruito una cucina personale e solida, frutto di studio, pratica e profondo legame con il territorio. In circa vent’anni hanno trasformato la pizzeria di famiglia in una delle realtà gastronomiche più interessanti dell’area.
La cucina di Luigi segue una linea chiara: essenzialità, rispetto della materia prima e rifiuto di ogni inutile virtuosismo tecnico. Niente ingredienti esotici, niente artifici: qui il concetto di chilometro zero è applicato con rigore quasi identitario. Il risultato è una cucina capace di emozionare attraverso la semplicità.
Emblematica la polpetta di pane, piatto povero per definizione, presente in molte tradizioni domestiche, che qui raggiunge una sorprendente profondità di gusto. Seguono il ca****fo su purè di fave, i troccoli con ragù bianco di coniglio e funghi cardoncelli (localmente “cardarelli”), arricchiti, quando è stagione, da una grattugiata di tartufo bianco del vicino Molise.
Dolci, crostate, pani e focacce sono tutti rigorosamente fatti in casa; questi ultimi meritano particolare attenzione per non rischiare di compromettere l’equilibrio del pasto. Anche la carta dei vini segue una linea di coerenza territoriale: il Nero di T***a domina la selezione, proposto non solo in versione rossa, ma anche vinificato in bianco e come spumante, accompagnando agevolmente l’intero percorso gastronomico.
Si esce da Montaratro appagati, con la sensazione — sempre più rara — di aver mangiato molto bene senza eccessi di prezzo. Un motivo in più per mettersi in viaggio e scoprire un angolo di Puglia autentica, generosa e sorprendente.
Francesco Zompì