14/07/2025
Alcuni scatti dell’inaugurazione della mostra “Dagli Appennini alle Langhe” di Tommaso Cascella, curata dal Fondaco presso Palazzo Salmatoris di Cherasco.
La mostra è molto ricca, con grandi tele dai colori vividi e plastici, segni a tratti incisivi che evocano simboli arcaici e primordiali, la bellezza del disegno in simbiosi con sculture che sembrano vere e proprie architetture.
È un autentico mondo poetico (famosi e bellissimi i titoli delle sue opere), che si sviluppa su campiture melodiche e cromatiche: rossi, azzurri, ocra, arancio, grigi — quasi un alfabeto alchemico, carico di significati universali.
Insomma, Tommaso Cascella è un pittore, uno scultore, un ceramista, un editore, un amante delle arti, un grande professionista e ricercatore.
Scrive nel testo introduttivo Airona Altman:
“Tommaso Cascella è nato a Roma, città di rovine splendenti e di stratificazioni infinite, dove la storia si fa eco e il tempo inciampa nella luce. Roma, con le sue pietre millenarie e la sua iconografia sacra e profana, è la prima tela invisibile del suo immaginario.
Ma è a Bomarzo, in una campagna che parla ancora in sussurri di mostri e giardini esoterici, che la sua pittura trova il tempo lento della maturazione. Lì, tra boschi intrisi di mito e silenzi medievali, Tommaso ascolta le voci delle cose. Il suo studio è un’antica fucina dell’immaginazione, dove l’occhio si affina e il gesto si accorda al ritmo delle stagioni”