Opes Piemonte - Comitato Provinciale Cuneo

Opes Piemonte -  Comitato Provinciale Cuneo Noi di OPES crediamo nello sport come mezzo per la trasmissione di valori.

ORGANIZZAZIONE PER L’EDUCAZIONE ALLO SPORT
E’ un Ente che promuove ed organizza, senza scopo di lucro, in collaborazione con le Associazioni Sportive Affiliate, numerose iniziative atletiche e ricreative, a carattere locale, provinciale e nazionale. Chi Siamo
ORGANIZZAZIONE PER L’EDUCAZIONE ALLO SPORT
E’ un Ente che promuove ed organizza, senza scopo di lucro, in collaborazione con le Associazioni

Sportive Affiliate, numerose iniziative atletiche e ricreative, a carattere locale, provinciale e nazionale. Per noi lo sport è una palestra di vita che insegna a socializzare e crescere, insegna ad impegnarsi e confrontarsi con i propri limiti nella convinzione che l’importante non è tanto partecipare, quanto dare sempre il massimo di se stessi. Non sempre un ottimo atleta è un grande uomo, ma un buon uomo è sempre un ottimo atleta. OPES crede nello sport come forma di divertimento, di ricreazione e di aggregazione di persone senza vincoli e differenze politiche, sociali o di razza. L’OPES propone lo sport come risposta al disagio dei giovani che troppo spesso, non trovando modelli giusti o punti di riferimento per crescere in una società sempre più frenetica, si trovano catapultati su strade senza sbocchi. L’ente infatti non si prefigge solo come scopo quello di aiutare le fasce più giovani degli sportivi, ma anche quello di combattere droga e doping. OPES persegue l’ obbiettivo istituzionale di aumentare la quantità e di migliorare la qualità dei servizi sportivi promozionali e agonistici per tutte le componenti sociali. L’OPES si prefigge di promuovere l’attività sportiva amatoriale in molteplici discipline sportive sensibilizzando con appositi programmi e tecnici già i ragazzi delle scuole primarie fino ad arrivare alla categoria over 35. L’OPES opera anche nel campo della formazione, con l’obiettivo di creare, anche in collaborazione con le Federazioni professioniste del settore Sportivo, e ove possibile con contributi da parte delle istituzioni locali e nazionali, corsi di formazione per arbitri, atleti e dirigenti far crescere e migliorare le attività di ogni associazione a noi affiliata. OPES si interessa di molteplici discipline sportive: ciclismo, calcio, rugby, basket, atletica, volley, danza sportiva, arti marziali, nuoto… coinvolgendo un elevato numero di atleti sia a livello agonistico assoluto che al livello promozionale. Le iniziative e gli eventi sportivi organizzati da OPES costituiscono importanti ed elevati momenti di aggregazione sociale e di sviluppo dei rapporti comunitari, garantendo interessanti spazi di visibilità per coloro che a diverso titolo vi partecipano (squadre, atleti, dirigenti, aziende sponsor, enti pubblici e privati). Organigramma Regionale

• riferimento regionale
WALTER PALMERO [email protected]
• riferimenti provinciali
Biella D’AGOSTINO LUCIANO [email protected]
Asti PERUCCHETTI NICCOLÒ [email protected]
Torino D’ACUNTO ANGELO [email protected]
Novara LENTINI BARBARA [email protected]
Alessandria D’ETTORRE CORRADO [email protected]
Cuneo VERRUA GIACOMO [email protected]
Vercelli ALESSIO MARCO [email protected]
Verbano Chiuso Ossola ad interim PALMERO WALTER [email protected]


• Coordinamento Provinciale Opes Torino
Segreteria
e-mail: [email protected]
sito internet
www.opespiemonte.it

20/08/2026

Da venerdì 28 a domenica 30 agosto Mondovicino ospita tre Esposizioni Internazionali: 180 razze, allevatori da tutta Europa e prestigiosi titoli in palio

19/08/2026

Ho letto con interesse l’articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera dedicato agli straordinari risultati dell’Italia agli Europei di atletica di Birmingham e di nuoto di Parigi.

Cazzullo sottolinea un punto che condivido: forse l’Italia “ufficiale” non si è ancora resa pienamente conto della portata di questi risultati, mentre gli italiani sì.

Perché quello che è accaduto in questi giorni va ben oltre il numero delle medaglie.

Nell’atletica abbiamo confermato il primato europeo conquistato due anni fa a Roma, superando a Birmingham anche la Gran Bretagna padrona di casa. Nel nuoto continuiamo a raccogliere risultati straordinari con campioni affermati e una nuova generazione che sta emergendo con forza.

Non sono successi casuali. Sono il risultato di un movimento.

Dietro i campioni ci sono società sportive, allenatori, tecnici, famiglie, federazioni. Ci sono programmazione, competenza, sacrificio e soprattutto anni di lavoro quotidiano.

Come osserva Cazzullo, atletica e nuoto sono discipline nelle quali contano in modo particolare preparazione, costanza, spirito agonistico e forza mentale. Ed è significativo che proprio qui l’Italia sia diventata una delle grandi potenze europee.

Ma c’è un altro aspetto dell’articolo che trovo particolarmente importante.

Guardiamo i volti e ascoltiamo le storie delle nostre atlete e dei nostri atleti: raccontano l’Italia di oggi molto meglio di tante discussioni sull’“italianità”.

Nadia Battocletti, Larissa Iapichino, Fausto Desalu, Dariya Derkach, Andy Diaz, Sara Curtis e tanti altri hanno storie familiari, origini e percorsi differenti. Tutti insieme rappresentano il nostro Paese e dimostrano quanto l’incontro tra culture e percorsi diversi possa essere una straordinaria ricchezza.

E poi c’è la forza delle donne, protagoniste nell’atletica e nel nuoto come nella ginnastica, nella scherma e in tante altre discipline.

Questi successi ci consegnano quindi anche una lezione che va oltre lo sport.

Il talento è fondamentale, ma da solo non basta. Servono lavoro, serietà, costanza, organizzazione, investimenti sui giovani e capacità di costruire comunità.

E serve un Paese capace di riconoscersi per quello che è diventato: aperto, plurale, fatto di storie e radici diverse che possono ritrovarsi sotto la stessa bandiera.

Questa Italia esiste.
E in questi giorni, a Birmingham e a Parigi, è salita sul gradino più alto del podio

18/08/2026
17/08/2026
17/08/2026
Caro Presidente Gravina, anche se in questo periodo sarete tutti in ferie, ci tenevo a presentarle alcuni dei dilettanti...
17/08/2026

Caro Presidente Gravina, anche se in questo periodo sarete tutti in ferie, ci tenevo a presentarle alcuni dei dilettanti che hanno partecipato agli ultimi Europei di Atletica e Nuoto. Giusto per ricordarle che, mentre il nostro calcio milionario annaspa, questi "dilettanti" a Birmingham si sono presi il primo posto nel medagliere e a Parigi hanno conquistato il maggior numero di podi in assoluto. Ecco la mia squadra Italiana di precari dello sport, che le consiglierei per le qualificazioni dei prossimi mondiali:

- Gianmarco Tamberi, nato a Civitanova Marche, 1giugno 1992, altista

- Nadia Battocletti, nata a Cles, 12 aprile 2000, mezzofondista

- Sara Curtis, nata a Savigliano, 19 agosto 2006, nuotatrice

- Anita Gastaldi, nata a Bra, 27 maggio 2003, nuotatrice

- Larissa Iapichino, nata a Borgo San Lorenzo FI, 18 luglio 2002, lunghista

- Simona Quadarella, nata a Roma, 18 dicembre 1998, nuotatrice

- Andy Díaz Hernández, nato a L’Avana, 25 dicembre 1995, triplista

- Nicolò Martinenghi, nato a Varese, 1agosto 1999, nuotatore

- Leonardo Fabbri, nato a Bagno a Ripoli, 15 aprile 1997, pesista

- Chiara Pellacani, nata a Roma, 12 settembre 2002, tuffatrice

- Paola Padovan, nata a Feltre, 4 dicembre 1995, giavellottista

Atleti che si allenano per anni per arrivare ad una gara che dura pochi secondi o pochi minuti. E che ricevono una frazione dell’attenzione che viene riservata ad una partita di calcio, ad una polemica arbitrale, ad una scelta di mercato. E allora diciamolo: il calcio italiano dovrebbe imparare qualcosa da questi giovani atleti e dalle loro rispettive discipline. Meno alibi. Meno polemiche. Più programmazione, più settore giovanile, più lavoro, ma soprattutto più cultura sportiva. Perché quando atletica e nuoto vincono, vince L’Italia. E forse, considerate le storie personali di questi ragazzi, dovremmo smettere di considerare gli altri sport come una parentesi estiva da raccontare in alternativa al calcio, soltanto quando arriva una medaglia. Per gran parte dei media, del pubblico e purtroppo anche degli Enti di Promozione sportiva, esistono solo il calcio e pochi altri sport.

E potrei andare avanti a lungo, caro Presidente Gravina.

Ma scommetto che i miei amici qui nei commenti le daranno altri suggerimenti. E allora magari per il prossimo Mondiale le prestiamo anche la staffetta 4x400 d'oro: almeno loro in porta ci arrivano.

Mi permetta ancora un pensiero, Presidente.

Negli ultimi 10 anni, la progressiva finanziarizzazione dello sport ha contribuito a modificare dinamiche che, fino a poco tempo fa, sembravano intoccabili. Uno dei principali cambiamenti che si è verificato in questo decennio riguarda l’addio definitivo alle grandi famiglie imprenditoriali, legate a una visione dello sport certamente più romantica ma, al tempo stesso, meno inclini a proiettare il business verso una nuova era sportiva ed economica.
In questo senso, l’uscita di scena delle figure tradizionali ha innescato un profondo cambiamento anche nelle logiche di investimento che caratterizzano le società sportive. Il capitale, infatti, è sempre più il mezzo utilizzato per spazzare via i vecchi modelli di business e per crearne e accrescerne di nuovi, con l’intenzione di introdurre pratiche manageriali sempre più strutturate e in linea con gli obiettivi aziendali.
È quello che, in sostanza, fanno gli attuali protagonisti dello sport globale: fondi d’investimento, private equity, grandi gruppi finanziari. La trasformazione del sistema d’impresa in ambito sportivo parte dunque da un presupposto chiaro: i fondi non comprano una squadra per allenarla meglio, per svilupparne il settore giovanile, ma per renderla un’azienda che vale di più. In questa prospettiva, per i nuovi investitori, le organizzazioni sportive rappresentano asset strategici in grado di fungere da moltiplicatore del valore e, in moltissimi casi, per diversificare il rischio del portafoglio investimenti.
Perché si investe tanto nel calcio?
Ed è proprio la gestione della volatilità l’ambito più controverso ma anche quello più interessante delle nuove proprietà a carattere finanziario. Infatti, mettendo da parte per il momento il peso del successo sportivo, le organizzazioni professionistiche non sono diventate improvvisamente di interesse per la finanza perché eliminano il rischio, quanto perché ne introducono uno finanziariamente più gestibile.
Per un investitore istituzionale, la vera opportunità non è acquistare una squadra che sa di poter vincere ogni anno, bensì entrare in un settore con dinamiche economiche peculiari: asset scarsi difficilmente replicabili (i club), diritti TV in crescita, esposizione del brand a livello internazionale, sviluppo e valorizzazione del patrimonio immobiliare.
Si investe, dunque, non necessariamente per ottenere vittorie nell’immediato, benché la conquista di un trofeo sia un potente acceleratore della crescita dell’immagine di un brand. In realtà, lo scopo primario delle nuove proprietà è quello di aumentare il valore societario, anno dopo anno, per monetizzare da una futura rivendita. Ciò significa che valore sportivo e valore d’impresa viaggiano su due binari paralleli ma differenti. La sfida pertanto è una: costruire bilanci sostenibili anche in assenza di vittorie. Anche in assenza di vivaio, di settore giovanile. Ed a perdere, in primis, sono le periferie delle città, tutti quei luoghi dove il pallone era centro di aggregazione, era un modo per togliere i ragazzi dalle strade. Giacomo Verrua

17/08/2026
Qualcuno, li ha definiti sport minori??? Tanto poco blasonati, quanto vincenti!
17/08/2026

Qualcuno, li ha definiti sport minori??? Tanto poco blasonati, quanto vincenti!

CHE BELLO SVEGLIARSI E SAPERE DI ESSERE I MIGLIORI DI TUTTI 🇮🇹🥇🥈🥉

22 Medaglie totali di cui 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi, grazie atleti azzurri, ci avete fatto sognare! ✨

L'italia è prima nel medagliere degli Europei di Birmingham 2026 👏

17/08/2026
17/08/2026

LA FAVOLA DI MOMO SOUDASSI 🌟🇮🇹

Fino a pochissimi anni fa, il nome di Mohamed “Momo” Soudassi non compariva nei radar dell’atletica internazionale.
Nato a Khouribga a novembre 2006 (non ha nemmeno 20 anni) cresciuto ad Avola fin da quando aveva un anno, Momo ha iniziato a fare atletica seriamente soltanto nel 2022.
Sì, avete letto bene: solo quattro anni fa.

I problemi fisici e le sfide non sono mancati, ma il talento puro e il sacrificio non si possono fermare.
Nel luglio di quest’anno è letteralmente esploso ai Campionati Italiani Under 23 di Molfetta, correndo i 400 metri in un fantascientifico 45”10, diventando il quinto italiano di sempre della specialità e strappando il pass per gli Europei.

Ma il vero capolavoro è andato in scena a Birmingham.
Inserito nella terza frazione della mitica staffetta 4x400 azzurra, insieme a Scotti, Sito e Benati, Momo ha corso una frazione mostruosa in 44.8, propiziando la fuga decisiva verso una medaglia d’oro storica!

L’Italia non ha solo vinto l’Oro Europeo: ha frantumato il record italiano (che resisteva da Tokyo 2021) e ha abbattuto il record dei campionati europei che durava da ben 36 anni, chiudendo in uno spaziale 2:58.10 nella batteria!
Una scalata impetuosa nel giro di pochissime settimane!
Una storia che dimostra che non importa quando inizi, ma dove decidi di arrivare con il lavoro duro!

Indirizzo

Bra
12042

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