02/06/2026
Life On Mars (1976) – Dexter Wansel (RIP ✝️)
Se Philadelphia negli anni Settanta aveva un lato elegante e terrestre, Dexter Wansel guardava già altrove.
Prima di pubblicare Life On Mars, Wansel era uno degli uomini chiave della macchina perfetta della Philadelphia International Records. Tastierista, arrangiatore, produttore, programmatore di sintetizzatori, lavorava dietro le quinte del suono costruito da Gamble & Huff nei leggendari Sigma Sound Studios. Era uno di quei musicisti che spesso non compaiono sulla copertina ma finiscono per cambiare tutto.
Poi arriva Life On Mars.
E all’improvviso il Philadelphia Soul incontra la fantascienza.
Mentre gran parte della disco dell’epoca guarda alla pista, Wansel guarda al cosmo. ARP 2600, sintetizzatori analogici, archi, jazz-funk e immaginario spaziale si mescolano in un disco che sembra uscito da un futuro parallelo. Non è un caso che molti considerino Wansel uno dei padri nascosti dell’afrofuturismo musicale.
La title track è il cuore dell’album: basso elastico, tastiere stellari, orchestrazioni che sembrano descrivere una città orbitante.
“Theme From The Planets” è ancora più radicale. Quel break iniziale diventerà materiale sacro per generazioni di producer hip hop. Campionato da decine di artisti, è uno dei battiti nascosti della cultura rap.
La cosa più sorprendente è che, sotto tutta questa tecnologia, il disco non perde mai calore umano.
Life On Mars non è jazz-funk.
Non è disco.
Non è soul.
È il momento in cui la musica nera immagina il futuro senza chiedere il permesso a nessuno.
E quasi cinquant’anni dopo continua ancora a sembrare ALTROVE.