24/08/2023
Quello che vedete è la zona di Amatrice, prima e dopo il terremoto che il 24 agosto di 7 anni fa devastò la zona: alle 3:36 una scossa di magnitudo 6.0 venne registrata nel territorio di Accumoli a circa 8 chilometri di profondità. Quei 20 interminabili secondi - per chi li ha vissuti - hanno dato il via ad un incubo per il Centro Italia, l’incubo che l'INGV ha definito come la "sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso" e che comunemente è conosciuta come il terremoto di Amatrice.
Per assistere negli sforzi di risposta al disastro, gli scienziati della NASA hanno ottenuto e utilizzato immagini radar della regione più colpita dal terremoto per discriminare le aree danneggiate da quell'evento.
L’entità dei danni causati dal terremoto e dalle successive scosse di assestamento vengono mostrate sulla base dei cambiamenti della superficie terrestre rilevati dal radar.
Le variazioni di colore dal giallo al rosso indicano cambiamenti della superficie terrestre - in termini di deformazione - sempre più significativi.
Ma cosa accadde quella notte? Quali furono le cause del terremoto?
Da un punto di vista geologico possiamo dire che la pen*sola italiana si trova in corrispondenza del margine convergente tra la placca tettonica africana e quella eurasiatica. Il loro scontro ha dato vita a numerose faglie lungo tutta la pen*sola, in particolar modo al centro-sud. Nonostante il contesto alla macro-scala sia quindi compressivo, è possibile che localmente si attivino delle faglie di tipo estensionale: è proprio quello che è accaduto ad Amatrice quella notte. Questo terremoto ha poi attivato altre faglie minori presenti nell’area, dando vita a nuove scosse nei giorni successivi, specialmente nelle aree di Perugia e Macerata.
Questo evento drammatico non è tuttavia un evento sismico “eccezionale”: la posizione a cavallo di due placche fa sì che la zona sia nota agli esperti per la sua pericolosità sismica.
La prevenzione è un’arma importante per far sì che non si ripeta una nuova "Amatrice". Ed è anche in questo contesto che vanno collocate queste immagini radar. L’intento del progetto ARIA (Advanced Rapid Imaging and Analysis), della NASA è proprio quello di costruire un sistema automatizzato per fornire in modo rapido e affidabile dati GPS e satellitari per supportare il monitoraggio e la risposta ai rischi locali, nazionali e internazionali.