La Fucina Steampunk

La Fucina Steampunk Un'officina di idee, ingranaggi e immaginazione. Benvenuti nella fucina!

Raduno all'Arsenale di Venezia 2026Evento fotografico organizzato da David Priest e Janelle Kaye Priest domenica 15 Febb...
22/05/2026

Raduno all'Arsenale di Venezia 2026

Evento fotografico organizzato da David Priest e Janelle Kaye Priest domenica 15 Febbraio a Venezia.

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I RACCONTI DELLA FUCINA Quinta e ultima parte... per ora!“La guerra non è mai finita. L’Associazione voleva controllare ...
22/05/2026

I RACCONTI DELLA FUCINA

Quinta e ultima parte... per ora!

“La guerra non è mai finita. L’Associazione voleva controllare il tempo per se stessa. Noi Dissidenti cercammo di impedirlo. Ogni loro intervento ha generato fratture temporali. Ora il mondo sta collassando.”

Dei bagliori improvvisi dall’esterno illuminarono la stanza.

“Sta cominciando. Speravo d’avere più tempo… Unità 78, presto, metti in moto l’apparecchiatura.”

Squitty corse alla console e infilò la codina in una serratura.

Un battito metallico attraversò l’edificio.

Sotto la città si risvegliò una creatura immensa fatta di ingranaggi e caldaie pulsanti.

Era un gigantesco leone.

Il gruppo guardava all’esterno in preda allo stupore.

“È lui che tiene insieme il tempo,” spiegò Ben. “L’Associazione lo nascose dietro leggende e spettacoli per ufficiali meritevoli. In realtà non potevano mostrarlo.”

La terra tremò.

Le luci si spensero.

“Puoi fermarlo?” domandò Lucy.

“No,” rispose Ben. “Posso solo riattivarlo.”

Fuori, crepe luminose devastavano le strade.

“Il collasso è iniziato. Il Leone può assorbire le fratture temporali e stabilizzare il mondo… ma qualcuno deve restare per azionarlo.”

Lucy impallidì.

Ben le sorrise.

“Ho cercato una soluzione. Non esiste.”

Il Leone ruggì.

Il soffitto crollò.

“Tu devi sopravvivere,” disse Ben. “Costruisci un mondo migliore.”

Lucy scoppiò a piangere.

“Papà, ti prego… ti ho appena ritrovato…”

Non finì la frase.

Chrono trascinò via lei e Tobias mentre i detriti cadevano su Ben.

La luce esplose.

Lucy vide il cielo di Newcomet incrinarsi come vetro.

Vide città nascere e crollare, foreste ricoprire le rovine, uomini costruire torri e bambini giocare tra ferraglia e cenere.

Il passato e il futuro si fusero davanti a lei.

Poi cessò.

Quando riaprì gli occhi era distesa su un prato.

Il cielo era limpido, senza nebbia né fuliggine.

Tobias russava lì accanto, mentre Chrono osservava l’orizzonte.

Davanti a loro sorgeva Newcomet.

Ma non era più la stessa città.

Le ciminiere erano spente.

Gli edifici brillavano sotto il sole e alberi verdi crescevano dove un tempo c’erano solo rottami.

“Ci è riuscito…” sussurrò Lucy.

“Ha chiuso le fratture temporali.”

Di Squitty restava solo una piccola orecchietta metallica nell’erba.

Lucy la raccolse sorridendo tra le lacrime.

Poi, trasportato dal vento, sentì un piccolo squittio.

22/05/2026
Steamlandia - Il Paese del Vapore Primo evento della Fucina di divulgazione, mostra fotografica e arte Steampunk del 04-...
22/05/2026

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Primo evento della Fucina di divulgazione, mostra fotografica e arte Steampunk del 04-05 Gennaio 2026 🎩🎩🎩

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RACCONTI DELLA FUCINA---Parte 4Dentro la sua strana macchina iniziarono a roteare centinaia di lancette e numeri.Questi ...
21/05/2026

RACCONTI DELLA FUCINA

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Parte 4

Dentro la sua strana macchina iniziarono a roteare centinaia di lancette e numeri.

Questi non erano orologi comuni: segnavano secondi, ore, giorni e anni.

Le date sugli orologi iniziarono a girare vorticosamente, fermandosi tutte sulla stessa data: il giorno in cui il padre di Lucy partì per Wattsbury, cinque anni prima.

Lucy soffocò a malapena un grido di stupore. Provava un insieme di sensazioni diverse, ma la curiosità di saperne di più prevaleva sulla paura e sul disprezzo nei confronti dell’Associazione.

Chrono continuò il discorso:

“Dovete sapere che noi Dissidenti ci siamo da sempre opposti alla totale chiusura mentale dell’Associazione. Noi volevamo che il futuro avesse un lascito e che continuasse a inventare e creare meraviglie. L’Associazione ha sempre cercato di nascondere le proprie conoscenze, quasi tenendole segrete ai propri membri.”

E continuò, giocherellando con i baffi ben curati e arricciati:

“Vi ringrazio di cuore per avermi liberato. Ora ho la prova che questa macchina funziona, anche se…” aggiunse guardando Squitty e socchiudendo gli occhi, “sull’unità di ricognizione c’è ancora da lavorare!”

Squitty emise un piccolo suono metallico e mosse rapidamente le orecchie appena messe a nuovo.

Era chiaro fosse uno sdegnato suono di protesta: in fin dei conti aveva eseguito esattamente ciò per cui era stato programmato!

Lucy controllò di nuovo i numeri e le lancette sugli orologi.

La data non era cambiata.

La sua mente correva veloce quanto il battito del suo cuore. Si chiedeva se suo padre e quel bizzarro giovane potessero avere una sorta di legame.

Eccolo.

Alzando lo sguardo lo vide.

L'orologio di suo padre, rettangolare, con frecce al posto delle lancette.

L'avevano costruito assieme.

Ora non aveva più dubbi: lui conosceva suo padre.

Non voleva aggredirlo, ma una risposta la voleva.

Estrasse dalla borsa il suo falcetto affilato e, avvicinandosi di scatto, lo colse di sorpresa tanto che il monocolo gli cascò.

“Dimmi dov'è mio padre!” gli urlò.

Il giovane bizzarro, sistemandosi il monocolo e arricciandosi il baffo, le disse:

“Sì, lo conosco… e il topino sa dove portarci.”

Squitty, sentendosi chiamato in causa, si agitò e, ruotando sulle sue rotelle arrugginite, prese a girare vorticosamente fino a creare un cerchio perfetto.

Comparve tra la polvere uno strano macchinario fatto di tubi di rame e alambicchi arrugginiti.

Lucy, Tobias, Chrono Maets e il topolino vi salirono.

Un vapore bianco e uno stridio d’ingranaggi invasero la stanza e il cerchio si chiuse su di loro.

Si ritrovarono in un altro malandato edificio, con vecchie locomotive ancora sbuffanti e sferraglianti quando, alzando gli occhi all'unisono, lo videro.

Era lì, sopra di loro, con occhiali neri, grossi spallacci bronzei e borchie luminescenti.

Li aspettava.

Suo padre.

Squitty gli saltò subito sullo spallaccio, infilando la codina in una borchia luminescente.

“Siete arrivati finalmente…” disse guardandoli uno a uno.

“Lucy, sei cresciuta,” continuò sorridendole.

“Tu invece sei invecchiato,” rise bonariamente rivolgendosi a Tobias.

Lucy non riusciva a crederci.

Stava succedendo tutto troppo in fretta.

Poche ore prima si era svegliata in un'assolata Newcomet e adesso… era arrivata chissà come, chissà quando, e davanti a lei c'era suo padre.

“Papà… ma… sei davvero tu?…” disse con le lacrime agli occhi. “Dove sei stato?… Cosa è successo?…”

Chiese muovendo un passo verso di lui.

“Sì, tesoro, sono proprio io e sono molto felice di vederti,” le rispose colmando la distanza tra loro. “Mi sei mancata.”

E l'abbracciò stretta, enfatizzato da un allegro squittio del topolino.

“Coraggio, entriamo. Abbiamo parecchio di cui parlare.”

Disse dopo qualche minuto, sciogliendosi dall'abbraccio della figlia.

Li condusse all'interno di quella che sembrava una sala di controllo, con pannelli pieni di bottoni e leve che azionavano ingranaggi sbuffanti.

“Prima, volete del tè?” disse andando verso un piccolo tavolino con una teiera e delle tazzine sbeccate.

“Ben… spiega…” sussurrò stralunato Tobias, sedendosi su uno sgabello davanti ai pannelli di controllo, frastornato dalle emozioni piovutegli addosso nelle ultime ore.

Benedict, Ben per gli amici, sospirò e cominciò a raccontare.

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21/05/2026

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Primo evento della Fucina di divulgazione, mostra fotografica e arte Steampunk del 04-05 Gennaio 2026 🎩🎩🎩

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20/05/2026

Raduno all'Arsenale di Venezia 2026

Evento fotografico organizzato da e domenica 15 Febbraio a Venezia.

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I RACCONTI DELLA FUCINA---Parte 3Lucy procedeva sul suo motorino a vapore, con il topino che spuntava dal taschino del s...
20/05/2026

I RACCONTI DELLA FUCINA

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Parte 3

Lucy procedeva sul suo motorino a vapore, con il topino che spuntava dal taschino del suo giubbotto.

Li tallonava da vicino Tobias, su uno strano mezzo di locomozione a tre ruote, costruito in modo da potersi facilmente muovere sull'imprevedibile terreno del luogo, alimentato da una caldaia che occupava tutta la parte posteriore del mezzo.

A un certo punto il topolino si addormentò tranquillo nel suo taschino e, poco dopo, le deflagrazioni cessarono.

Lucy fece un cenno a Tobias.

La loro avanzata proseguiva ed erano ormai in prossimità delle rovine.

Erano passati molti anni dall'ultima volta che Tobias si era recato alle rovine di Burzul.

Era stato lì parecchi anni prima proprio con il padre di Lucy, durante una delle scorribande che i due amici erano soliti fare insieme.

Salivano a bordo dei loro mezzi impossibili, tutti creati nel laboratorio di Tobias, e li andavano a provare nei dintorni di Newcomet.

Non si allontanavano molto, ma amavano ritagliarsi quello spazio tutto loro, anche per rivangare i bei vecchi tempi di quando erano due ragazzi scapestrati.

Le rovine erano un dedalo di cavalcavia e strade moderne che portavano verso il centro del vecchio agglomerato urbano, la parte antica, quella che conservava i più grandi tesori e celava i più immensi segreti.

Lucy, Tobias e Squitty, come avevano nel frattempo deciso di chiamare il piccolo amico meccanico, arrivarono nel bel mezzo di una piazza dove, da un’apertura in un edificio crollato, si vedeva arrivare una luce pulsante.

Fu lì che Tobias ricordò che, anche in passato, lui e il padre di Lucy avevano rinvenuto antichi artefatti risalenti a prima della guerra che, erano convinti, potessero in qualche modo rendere possibili i tanto desiderati viaggi nel tempo, ma che non erano mai riusciti a far funzionare.

Proprio per questo, dopo aver condiviso queste memorie con Lucy, decise di entrare per cercare di capire cosa realmente desse origine a quella luce che pulsava, ma non in maniera casuale: di nuovo codice Morse, ma questa volta più lento, più comprensibile.

Verosimilmente, quelle deflagrazioni avevano avuto il “compito” di riportare alla luce ciò che adesso era davanti agli occhi del vecchio saggio e della ragazzina: un artefatto pieno di ingranaggi, tubi di rame, manometri, orologi che segnavano date e ore diverse e il tutto… perfettamente funzionante.

Improvvisamente Squitty aprì gli occhi e si avvicinò alla strana macchina: sembrava cercasse qualcosa.

Lucy e Tobias lo seguirono, facendo il giro intorno e cercando di non inciampare nel groviglio di cavi che da lì si dipanavano.

Squitty si fermò davanti a quella che sembrava una portina.

C'era qualcosa che stonava.

Il macchinario appariva piuttosto vecchio e malandato: presentava numerose ammaccature e macchie di ruggine.

Eppure la serratura, lucida e scintillante, sembrava nuova e, all'apparenza, ben oliata.

Il topino si arrampicò fino alla toppa e vi infilò la sua codina, riparata recentemente, facendo scattare l'ingranaggio e aprendo la portina.

Nel frattempo Tobias era riuscito a decifrare il messaggio inviato con il vecchio codice Morse.

Diceva:

“Aiuto! Vi prego, fatemi uscire.”

“Quindi all'interno di quella strana macchina c'è qualcuno”, pensò Lucy mentre la porta si apriva lentamente.

Ne uscì un giovane di circa vent'anni, vestito in maniera piuttosto elegante e antiquata.

Indossava una pastranella di pelle nera sopra una giacca e un gilet ricamati.

Dalla cintola dei pantaloni, anch'essi di pelle nera, pendevano numerose catenelle che terminavano con attrezzi di vario genere.

Il tutto era completato da un cilindro nero e un orologio da taschino dal quale usciva un filo di vapore.

Il giovane si raddrizzò, scuotendosi di dosso una polvere sottile che brillava come ottone tritato.

I suoi occhi, color verde di Scheele, fissarono Lucy.

Estrasse l’orologio dal taschino: il vapore che ne fuoriusciva non era grigio come quello che avvolgeva Newcomet, ma bianco neve.

“Grazie per avermi liberato con milleottocentotrentasette secondi di ritardo,” mormorò con voce stizzita, mentre provava a far scricchiolare le ossa della propria schiena.

Poi, notando Squitty, un sorriso gli illuminò il volto.

“Vedo che la mia unità di ricognizione ha trovato degli ottimi riparatori. Vi ringrazio, viaggiatori del futuro.”

Tobias fece un balzo in avanti.

“Futuro? Chiunque lei sia, noi viviamo tra le macerie di quello che è stato distrutto da gentiluomini dell'Associazione come lei!”

Sputò a terra in segno di disprezzo.

Il giovane negò scuotendo la testa.

“Io ero, anzi, sono un dissidente. Il nostro fine è conservare il futuro. Mi chiamo Chrono Maets. Quel BOOM che avete sentito era il suono della compressione temporale. Questa macchina può viaggiare nel tempo ed evitare il collasso.”

20/05/2026

Collezione di Presepe di Corte della Reggia di Caserta

Reggia di Caserta
La magnificenza di Luigi Vanvitelli e la grandezza dei Borbone

Ph: Davide Tieri
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