20/05/2026
I RACCONTI DELLA FUCINA
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Parte 3
Lucy procedeva sul suo motorino a vapore, con il topino che spuntava dal taschino del suo giubbotto.
Li tallonava da vicino Tobias, su uno strano mezzo di locomozione a tre ruote, costruito in modo da potersi facilmente muovere sull'imprevedibile terreno del luogo, alimentato da una caldaia che occupava tutta la parte posteriore del mezzo.
A un certo punto il topolino si addormentò tranquillo nel suo taschino e, poco dopo, le deflagrazioni cessarono.
Lucy fece un cenno a Tobias.
La loro avanzata proseguiva ed erano ormai in prossimità delle rovine.
Erano passati molti anni dall'ultima volta che Tobias si era recato alle rovine di Burzul.
Era stato lì parecchi anni prima proprio con il padre di Lucy, durante una delle scorribande che i due amici erano soliti fare insieme.
Salivano a bordo dei loro mezzi impossibili, tutti creati nel laboratorio di Tobias, e li andavano a provare nei dintorni di Newcomet.
Non si allontanavano molto, ma amavano ritagliarsi quello spazio tutto loro, anche per rivangare i bei vecchi tempi di quando erano due ragazzi scapestrati.
Le rovine erano un dedalo di cavalcavia e strade moderne che portavano verso il centro del vecchio agglomerato urbano, la parte antica, quella che conservava i più grandi tesori e celava i più immensi segreti.
Lucy, Tobias e Squitty, come avevano nel frattempo deciso di chiamare il piccolo amico meccanico, arrivarono nel bel mezzo di una piazza dove, da un’apertura in un edificio crollato, si vedeva arrivare una luce pulsante.
Fu lì che Tobias ricordò che, anche in passato, lui e il padre di Lucy avevano rinvenuto antichi artefatti risalenti a prima della guerra che, erano convinti, potessero in qualche modo rendere possibili i tanto desiderati viaggi nel tempo, ma che non erano mai riusciti a far funzionare.
Proprio per questo, dopo aver condiviso queste memorie con Lucy, decise di entrare per cercare di capire cosa realmente desse origine a quella luce che pulsava, ma non in maniera casuale: di nuovo codice Morse, ma questa volta più lento, più comprensibile.
Verosimilmente, quelle deflagrazioni avevano avuto il “compito” di riportare alla luce ciò che adesso era davanti agli occhi del vecchio saggio e della ragazzina: un artefatto pieno di ingranaggi, tubi di rame, manometri, orologi che segnavano date e ore diverse e il tutto… perfettamente funzionante.
Improvvisamente Squitty aprì gli occhi e si avvicinò alla strana macchina: sembrava cercasse qualcosa.
Lucy e Tobias lo seguirono, facendo il giro intorno e cercando di non inciampare nel groviglio di cavi che da lì si dipanavano.
Squitty si fermò davanti a quella che sembrava una portina.
C'era qualcosa che stonava.
Il macchinario appariva piuttosto vecchio e malandato: presentava numerose ammaccature e macchie di ruggine.
Eppure la serratura, lucida e scintillante, sembrava nuova e, all'apparenza, ben oliata.
Il topino si arrampicò fino alla toppa e vi infilò la sua codina, riparata recentemente, facendo scattare l'ingranaggio e aprendo la portina.
Nel frattempo Tobias era riuscito a decifrare il messaggio inviato con il vecchio codice Morse.
Diceva:
“Aiuto! Vi prego, fatemi uscire.”
“Quindi all'interno di quella strana macchina c'è qualcuno”, pensò Lucy mentre la porta si apriva lentamente.
Ne uscì un giovane di circa vent'anni, vestito in maniera piuttosto elegante e antiquata.
Indossava una pastranella di pelle nera sopra una giacca e un gilet ricamati.
Dalla cintola dei pantaloni, anch'essi di pelle nera, pendevano numerose catenelle che terminavano con attrezzi di vario genere.
Il tutto era completato da un cilindro nero e un orologio da taschino dal quale usciva un filo di vapore.
Il giovane si raddrizzò, scuotendosi di dosso una polvere sottile che brillava come ottone tritato.
I suoi occhi, color verde di Scheele, fissarono Lucy.
Estrasse l’orologio dal taschino: il vapore che ne fuoriusciva non era grigio come quello che avvolgeva Newcomet, ma bianco neve.
“Grazie per avermi liberato con milleottocentotrentasette secondi di ritardo,” mormorò con voce stizzita, mentre provava a far scricchiolare le ossa della propria schiena.
Poi, notando Squitty, un sorriso gli illuminò il volto.
“Vedo che la mia unità di ricognizione ha trovato degli ottimi riparatori. Vi ringrazio, viaggiatori del futuro.”
Tobias fece un balzo in avanti.
“Futuro? Chiunque lei sia, noi viviamo tra le macerie di quello che è stato distrutto da gentiluomini dell'Associazione come lei!”
Sputò a terra in segno di disprezzo.
Il giovane negò scuotendo la testa.
“Io ero, anzi, sono un dissidente. Il nostro fine è conservare il futuro. Mi chiamo Chrono Maets. Quel BOOM che avete sentito era il suono della compressione temporale. Questa macchina può viaggiare nel tempo ed evitare il collasso.”