27/07/2026
Roberto Bassi la Libertà di Arrampicare...
il 27 luglio 1961 nasce a Milano Roberto Bassi in un contesto metropolitano e caotico a cui non sentirà mai di appartenere.
I genitori, fin dai primi anni di vita, durante l’estate decidono di mandarlo dalla nonna a Castello di Fiemme dove passerà le giornate nei campi e nei boschi ai piedi delle Dolomiti.
Quando la famiglia si trasferisce a Trento, è tempo per Roberto di cominciare le scuole. Qui, verso i 15 anni, conosce per la prima volta il mondo dell’alpinismo e dell’arrampicata.
Trento, maggio 1978: al Film Festival viene proiettato “El Capitan” di Fred Padula, vincitore del premio “Genziana d’oro”. Un film importante, se non decisivo, soprattutto per i giovani arrampicatori: per la prima volta una
piccola città come Trento si proiettava virtualmente sulle immense pareti
americane, le big walls. Ma ciò che divise di più il pubblico - tra stupore e scetticismo - era il nuovo approccio della scuola californiana: l’arrampicata libera.
Sull’onda dell’entusiasmo e della voglia di conoscere questo mondo lontano, sia geograficamente che culturalmente parlando, partono i primi alpinisti trentini: Giovanni Groaz e Palma Baldo.
Pochi mesi dopo, nel luglio 1979, Roberto compie diciotto anni sul volo che
lo sta portando in America, nella Yosemite Valley, assieme ai suoi compagni
e forti alpinisti: Marco Furlani (il suo istruttore alla Scuola Graffer), Elio Piffer e Luigi Giacomelli.
È un viaggio all’insegna delle “prime volte”: la prima volta in aereo, sorvolando l’oceano; il primo grande impatto con la metropoli di
San Francisco che; vista attraverso gli occhi di quattro ragazzi nati e cresciuti nella piccola provincia di Trento; deve essere sembrata senza confini; i grattacieli imponenti tanto quanto le grandiose pareti della Valley.
È un viaggio significativo anche per la storia dell’alpinismo trentino: è la prima spedizione trentina dopo la tragedia al Nevado Caraz, dove, nel 1971, persero la vita Bepi Loss e
Carlo Marchiodi.
La loro motivazione però è più forte di qualsiasi scetticismo e aspettativa, e così i quattro giovanissimi, tutti sotto i trent’anni, e la loro spedizione “Amici di Trento” tornano a casa con diverse importanti ripetizioni e prime salite italiane: Via Salaté al Lost Harrow (prima ripetizione italiana); Diretta Chiuinard al Sentinel Rock (prima ripetizione italiana); Via dell’Incontro Felice al Tuollow Middle; la Regular Nord West all’Half Dome; i pilastri Nord ed Est del Middle Cathedral Rock, di cui il pilastro nord salito solo da Roberto Bassi e Luigi Giacomelli.
Durante gli anni ’80 inizia ad aprire e chiodare alcune tra le vie più famose della zona, come “Zanzara e Labbradoro” aperta con l’amico Manolo.
Ma vediamo il suo percorso alpinistico:
finito il corso Graffer, con l’uscita in Paganella, Roberto non si ferma più: stagione dopo stagione, anno dopo anno, arricchisce la sua esperienza alpinistica ripetendo più vie possibili. A soli diciassette anni è già nel pieno della sua attività alpinistica. La sua bravura, ma
soprattutto la sua determinazione e curiosità lo spingono fin da subito a scalare vie impegnative, alla ricerca del proprio limite, per spostarlo sempre un poco più in là. In Dolomiti, oltre alle grandi classiche, nei primissimi anni Ottanta compie alcune prime libere come la Concordia (400 m, VI+ A0) alla Cima Ambiez e la Buhl (350 m, VI A2) alla Roda di Vael assieme a Marco Furlani.
Neanche diciottenne ripete vie importanti, che tutt’ora mettono alla prova molti forti alpinisti: con gli amici Riccardo Mazzalai e Mauro Degasperi in una sola mattinata ripetono la Via delle Guide al Crozzon di Brenta (915 m, V/V+). Ancora in Brenta, sul Campanile Basso, con Degasperi scalano la Rovereto (500 m, VII A2).
Spostandosi in Civetta, sempre con l’amico Mauro ripete la Carlesso (750 m, VI+ A2) alla Torre Trieste. Roberto con disinvoltura riesce a superare il tiro chiave in libera, una placca a gocce con protezioni quasi inesistenti.
Nonostante ciò, il “forte idillio” con l’alpinismo dura pochi anni e va lentamente spegnendosi attorno ai primi anni Ottanta, in seguito a un brutto incidente all’uscita della Via dell’Ideale in Marmolada. Quell’episodio, che poteva rivelarsi fatale sia per lui che per il suo compagno e amico, lo porta a mettere in discussione il suo interesse per l’arrampicata in montagna.
Attorno al 1980, sull’onda del cambiamento generale, la voglia di sperimentare lo spinge a spostare l’attenzione su quelle pareti basse, senza cima, ritenute fino a quel momento impossibili. Per Roberto l’alpinismo va ormai perdendo quel ruolo significativo che aveva avuto fino ad allora per cedere definitivamente il posto al nuovo mondo delle falesie.
Roberto fu lo scopritore - meglio sarebbe dire uno dei primissimi esploratori - delle immense possibilità della galassia di roccia di Arco ma anche, e soprattutto, uno dei principali interpreti di un nuovo modo di intendere la scalata.
In quegli anni infatti, Bassi, allora giovanissimo, con Heinz Mariacher, Maurizio "Manolo" Zanolla, Luisa Iovane, Bruno Pederiva faceva parte di quel gruppo (visionario e controcorrente) che fu uno dei motori dell'evoluzione dell'arrampicata in falesia e in parete, e che insieme a pochi altri rivoluzionò tutti i concetti, i pre-concetti e le credenze fino ad allora imperanti tra gli arrampicatori.
La loro base era la Valle di Arco, il loro obiettivo un sogno che li assorbiva totalmente. Tanto da divenire uno stile di vita: Roberto si dedicò con una passione smisurata a quest'avventura, le rocce di Arco divennero la sua casa, le linee sulla roccia la sua espressione.
Ma la voglia di arrampicare di Roberto dopo il viaggio in California non smetterà mai
di conoscere nuovi luoghi dove sperimentare
diversi tipi di roccia e di scalata.
Tra i tanti posti che raggiunge con il suo furgone rosso, occupano un posto d’onore le Gole del Verdon, in Provenza. Il fiume Verdon corre in mezzo a queste impressionanti pareti, testimoni della nascita del free-climbing francese negli anni Settanta, che hanno reso l’arrampicata famosa in tutto il mondo.
Durante i primi anni Ottanta Roberto torna più volte a scalare sulla roccia francese, accompagnato da diversi amici come Manolo, Heinz Mariacher, i fratelli Leonardo e Diego Di Marino, Luisa Iovine, Mauro Degasperi, Ennio
Dalmut e Lucio Tonina.
Roberto non programmava, quando aveva voglia partiva con chi tra gli amici era disponibile all’ultimo minuto.
Con il suo Ducato rosso sfreccia da una parte all’altra d’Europa, dalla Spagna alle torri di arenaria della Repubblica Ceca, a Montecarlo e altre storiche falesie francesi, come Buoux e Calanques.
Anche in Italia è un continuo viaggio in lungo e in largo: tra i suoi posti preferiti, specialmente in inverno,ci sono Finale Ligure e Sperlonga.
In Valle dell’Orco, nel luglio 1982, Roberto e
Manolo sono i primi a scalare in libera, con
la corda dall’alto, le lunghezze più difficili delle vie simbolo del “Nuovo Mattino”: Itaca nel Sole (200 m, VI A2, i tiri nella parte superiore in libera sono 8a e 8b) e “Il lungo cammino dei Comanches” (200 m, V A2, in libera fino al 7c+).
Mete importanti sono anche la Val di
Mello e la Valle dell’Orco, altri due luoghi
fondamentali nella storia dell’arrampicata
libera italiana.
Il 27 settembre 1994, a soli 33 anni, Roberto Bassi perde la vita in un terribile incidente stradale nei pressi di Aldeno, rimanendo alla storia come uno degli arrampicatori più forti.
✍🏽Tratto da Biblioteca della Montagna-SAT
Società Alpinisti Tridentini.
☘️Il nostro è un piccolissimo omaggio a un grandissimo, ci vorrebbero libri per descrivere Roberto Bassi.
🎥Per approfondire un bellissimo docufilm "Zanzara e Labbradoro: storie, mani e silenzi di Roberto Bassi"Aurora Vision, 2014,
di Lia Beltrami e Marianna Beltrami.