28/09/2026
Mi metto a n**o. Non solo in questa foto, ma in tutte quelle parti di me che negli anni sono state guardate, commentate e giudicate. Alcune volte con leggerezza, altre con cattiveria, altre ancora senza che nessuno si chiedesse cosa ci fosse davvero dietro. Questo post parte da qui: da tutto quello che mi è stato appiccicato addosso prima ancora di conoscermi davvero.
Per un periodo della mia vita ho avuto una relazione sessuale con un uomo. Ero confuso, stavo cercando di capire me stesso e quello che provavo. Ma invece di lasciarmi il tempo di farlo, qualcuno ha preferito definirmi, incasellarmi, giudicarmi. Come se ogni esperienza dovesse per forza avere un’etichetta. Come se capire chi siamo fosse una cosa semplice, immediata e uguale per tutti. Io invece credo che a volte ci voglia tempo. E che quel tempo vada rispettato.
Non ho mai finito le superiori. E questa cosa, per molti, è stata sufficiente per decidere chi fossi. Ignorante. Incostante. Uno che non sarebbe arrivato da nessuna parte. Ma la vita mi ha insegnato che non tutti i percorsi passano dalla stessa porta. Io ho imparato lavorando, sbagliando, osservando, facendo esperienza. Non ho seguito la strada classica, ma questo non significa che non abbia camminato.
Mi hanno detto che non so tenere un coltello in mano. Che taglio male. Che uno chef dovrebbe fare diversamente. E magari il mio modo non sarà quello da manuale. Ma sono 14 anni che lavoro nella ristorazione, e in questi anni ho costruito esperienza, manualità, metodo e un percorso vero. A volte basta vedere un gesto di pochi secondi per sentirsi autorizzati a giudicare tutto il resto. Io preferisco guardare dove una persona è arrivata o dove vuole arrivare.
Mi hanno chiamato arrogante tante volte. Perché sono diretto. Perché so cosa voglio. Perché quando credo in qualcosa lo dico senza troppi giri di parole. Forse a volte posso risultare duro, e questo lo riconosco. Ma ho imparato anche che la determinazione, quando non è accompagnata dal bisogno di piacere a tutti, può sembrare arroganza. Io continuo a preferire la chiarezza alle mezze parole.
Mi hanno giudicato anche per come mi vesto. Troppo streetwear, troppo colorato, troppo lontano